(AGENPARL) - Roma, 3 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Tue 03 March 2026 **Nono rapporto povertà, le azioni della Regione per ridurre le
disuguaglianze economiche**
Quasi il 5% dei toscani sotto la soglia di povertà assoluta. Giani e
Monni: “Consolidare i servizi territoriali e orientare le politiche
pubbliche verso una riduzione concreta del divario economico, sociale e
sanitario”
/Scritto da Massimo Orlandi, martedì 3 marzo 2026 alle 18:09/
Quasi il 5% delle famiglie toscane (esattamente il 4,9%) vive sotto la
soglia di povertà assoluta. E’ quanto emerge dal nono rapporto su
“Povertà e inclusione sociale in Toscana”. Il rapporto sottolinea
soprattutto la condizione di estrema difficoltà in cui si trovano le
famiglie con minorenni (dal 4,9 si passa al 6,6) e quelle single.
Questi e altri dati sono stati presentati e discussi oggi nel corso del
tradizionale incontro di presentazione del rapporto organizzato a palazzo
Strozzi Sacrati cui hanno partecipato il presidente della Regione Eugenio
Giani e l’assessora alla sanità e alle politiche sociali Monia Monni.
Il rapporto è costruito su dati del 2024, ma presenta anche un’indagine
Irpet realizzata a maggio 2025, nella quale si registrano timidi segnali di
miglioramento: la quota di famiglie che si autodefinisce “povera” o
“molto povera” scende al 9,7% (era 11,4% nel 2024 e 15,5% nel 2023)
mentre quella che dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà o grande
difficoltà scende dal 56,3 al 48,5%.
“Il rapporto giunto alla sua nona edizione – ha detto il presidente Giani
– è uno strumento particolarmente efficace per trarne delle indicazioni di
intervento e sono orgoglioso che sotto il coordinamento della Regione tutta
una serie di istituzioni e associazioni ne aiutino la stesura
perfezionandolo. La fascia di povertà, seppur con dati migliori rispetto
alla media nazionale è presente e consistente, anche se si avverte qualche
timido segnale positivo rispetto alla percezione della condizione delle
famiglie sui dati registrati nel 2025. Ma si tratta pur sempre di una
famiglia su dieci che si autodefinisce ‘povere’ e questo rende necessario
creare misure specifiche, Come Regione Toscana ci stiamo impegnando
essenzialmente su tre direttrici di intervento: servizi, casa e lavoro”.
Il presidente ricorda come, attraverso l’utilizzo dei fondi europei, siano
state attivate misure importanti come “Nidi gratis” e “Libri
Gratis”. Sempre dai fondi europei sono stati ricavati 58 milioni di euro
per intervenire nei prossimi due anni su case e alloggi per le fasce in
difficoltà.
E poi ci sono le politiche attive del lavoro, a partire dal reddito di
reinserimento. “In Toscana – ha concluso Giani – vogliamo porci come
riferimento per un nuovo modello di welfare che ci permetta di abbattere in
maniera strutturale i fattori che causano l’aumento della povertà”.
“Questo rapporto – ha sottolineato l’assessora Monni – parla delle
bollette sul tavolo, dei conti fatti la sera, delle lavoratrici e dei
lavoratori che si alzano presto e restano esposti, delle madri che tengono
insieme casa, figli e un equilibrio fragile”.
“Nel 2024 – ha spiegato – l’incidenza della povertà assoluta in Toscana
è al 4,9%, mentre la media nazionale al 6,3%. Il sistema regionale regge
meglio del quadro italiano: servizi pubblici diffusi, integrazione tra
sociale e sanitario, presenza dei Comuni e delle Società della Salute,
collaborazione strutturata con il terzo settore. Ma nel 2008 la povertà
assoluta era al 2,4%: vuol dire che in sedici anni è più che
raddoppiata”.
“Cresce la povertà lavorativa – ha proseguito Monni -: persone che
un’occupazione ce l’hanno ma con redditi bassi, discontinui, instabili. Il
legame tra occupazione e stabilità economica si è progressivamente
indebolito. quasi il 20% delle famiglie toscane non riesce a sostenere una
spesa imprevista di duemila euro, circa una su sei fatica già davanti a
800 euro. Il margine di sicurezza economica si è assottigliato”.
La povertà attraversa l’intera regione, ma assume caratteristiche diverse
a seconda dei contesti. “Per questo – si è soffermata ancora Monni – le
politiche devono essere regionali nell’impianto e territoriali
nell’attuazione”. “E’ preoccupante – ha aggiunto – che le famiglie più
in difficoltà siano quelle con minorenni: quando la fragilità economica
riguarda un bambino, incide sulle opportunità educative, sulla qualità
dell’abitare, sull’accesso alle attività formative e sportive, sulla
possibilità di sviluppare pienamente le proprie capacità”.
“Intervenire presto – ha quindi concludo – è una scelta politica
strategica: investire nella prevenzione, nel sostegno alla genitorialità,
nell’educativa domiciliare, nell’integrazione tra servizi sociali, scuola e
sanità significa incidere sulle disuguaglianze future e rafforzare
l’uguaglianza delle opportunità. La povertà ha molte dimensioni e livelli
e per affrontarne la complessità è necessario promuovere l’integrazione
tra politiche sociali, lavoro e salute: rafforzare il lavoro, sostenere i
redditi nelle transizioni, integrare sociale, lavoro e salute in una
strategia unitaria, concentrare risorse dove la vulnerabilità è più
intensa, intervenire ancora più presto quando la fragilità riguarda i
bambini”.
E’ questo il compito che l’assessora si assume: guidare questa integrazione
in modo coerente, consolidare i servizi territoriali, orientare le
politiche pubbliche verso una riduzione concreta delle disuguaglianze
economiche e di salute. In altre parole: programmazione, integrazione e
alleanza. “L’alleanza spiega – tra enti strutture, territori,
professionisti, terzo settore è quella che permette di dare concretezza
alle scelte. È la rete che ci ha consentito di reggere ed è quella che
rafforzeremo per provare a non lasciare nessuno indietro”.
Il rapporto
Il rapporto è frutto di un lavoro collettivo del gruppo “Povertà ed
inclusione sociale” dell’Osservatorio Sociale Regionale della Regione
Toscana, in collaborazione con ANCI Toscana, IRPET, Centro regionale di
documentazione infanzia e adolescenza, Caritas Toscana e Università di
Siena.
I dati del 2024
Secondo i dati presentati oggi, nel 2024 la percentuale di persone in
condizione di povertà assoluta, calcolata sulla base dei redditi, è del
4,9: è un dato in aumento rispetto al 2023 (3,5%) ma abbondantemente
inferiore rispetto alla media nazionale (6,2).
Sempre in merito alla povertà assoluta, si riscontra come in Toscana nel
2024 questa abbia un’incidenza più alta tra le famiglie con minorenni
(6,6%) rispetto a quanto riscontrabile nel totale delle famiglie (4,9%).
I numeri dei centri di ascolto Caritas
Nel 2024 i Centri di Ascolto Caritas attivi sul territorio toscano hanno
incontrato complessivamente 29.297 persone in situazione di fragilità,
registrando un incremento del 3,9% rispetto all’anno precedente. Le donne
rappresentano la maggioranza delle persone incontrate dai Centri di Ascolto
Caritas. La distribuzione per età mostra una forte concentrazione nelle
fasce centrali del ciclo di vita: nel 2024 il 59,5% delle persone seguite
ha un’età compresa tra i 25 e i 54 anni, confermando che i bisogni
intercettati riguardano frequentemente l’intero nucleo familiare piuttosto
che il singolo individuo. È inoltre in aumento la quota di persone con 65
anni o più, che raggiunge il 16% del totale, riflettendo l’invecchiamento
della popolazione toscana e la crescente vulnerabilità di una parte degli
anziani. Gli stranieri costituiscono il 60,8% degli utenti seguiti nel
2024, pur registrando un calo rispetto agli anni precedenti.
L’indagine Irpet 2025
L’indagine, realizzata a maggio 2025, registra timidi segnali di
miglioramento rispetto ai dati complessivi del 2024: la quota di famiglie
che si definisce “povera” o “molto povera” scende al 9,7% (era
11,4% nel 2024 e 15,5% nel 2023) mentre quella che dichiara di arrivare a
fine mese con difficoltà o grande difficoltà scende dal 56,3 al 48,5%. A
fronte di questo quadro, però quasi un quinto delle famiglie non sarebbe
in grado di far fronte a una spesa imprevista di 2.000 euro e circa una su
sei non riuscirebbe a sostenere nemmeno un esborso di 800 euro.
Povertà lavorativa
Il 7,8% degli occupati vivono in famiglie a basso reddito; segno che la
presenza di un lavoro non è sufficiente a evitare di avere importanti
problemi economici. E questa percentuale sale per i monogenitori con almeno
un figlio (dal 7,8 si passa al 12,7%) e i single (11,8%). Si tratta di
nuclei in cui l’assenza di un secondo reddito potenziale rende più
difficile compensare livelli salariali modesti e più frequente la
collocazione al di sotto della soglia di povertà, soprattutto in presenza
di carichi familiari.
L’incidenza del lavoro povero risulta fortemente differenziata per settore
di attività economica. Nel 2024 i livelli più elevati si osservano in
pesca e agricoltura (55,8%), nelle attività di servizi pubblici, sociali e
personali (53,6%) e nella ristorazione e turismo (50,6%),
Dal reddito di cittadinanza all’assegno di inclusione
Il passaggio dal Reddito di cittadinanza (Rdc) all’Assegno di inclusione
(Adi) e al Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) ha comportato una
forte contrazione della platea di beneficiari di una qualche forma di
contrasto alla povertà. Nel 2024, in Toscana, 37.916 persone (19.467
nuclei) risultano beneficiarie di almeno una mensilità di Adi e 3.169 del
Sfl, per un totale complessivo di 41.085 persone, a fronte delle 73.134 che
beneficiavano di Rdc nel 2023. A questo ridimensionamento dei beneficiari
si accompagna, tuttavia, un aumento dell’importo medio riconosciuto, pari a
568 euro mensili per l’Adi contro i 478 euro del RdC nel 2023.
Le risorse pubbliche messe a disposizione delle famiglie in condizione di
povertà risultano diminuite: nel 2024 la spesa complessiva era pari in
Toscana a 113,2 milioni di euro, contro i 171,9 milioni del 2023 del RdC.
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