(AGENPARL) - Roma, 3 Marzo 2026 - Lettera al Direttore
Preg.mo Direttore,
ho letto con grande interesse – e sincero apprezzamento – il Suo editoriale del 28 febbraio su “L’Italia: il Paese della lentocrazia”. Ho condiviso molte delle Sue riflessioni e, trovandomi in questi giorni a Dubai, dove mio figlio vive e lavora dal 2018, sento il desiderio di aggiungere qualche considerazione personale maturata osservando da vicino una realtà così diversa dalla nostra.
Ricordo il mio primo viaggio qui, nel Natale del 2018. Volevo verificare con i miei occhi la sistemazione che mio figlio aveva scelto per sé e per la sua famiglia. Aveva preso in affitto una villetta a DAMAC Hills, una piccola comunità residenziale allora ancora in piena costruzione. Attorno c’erano soprattutto dune di sabbia, cantieri aperti, aria talvolta irrespirabile per il vento del deserto. Sembrava un progetto ambizioso, forse persino azzardato.
Oggi, a distanza di soli otto anni, quella che era una distesa di sabbia a circa 30 chilometri dal centro di Dubai e dal Burj Khalifa è diventata una grande e curata comunità urbana: giardini, palme, piscine, palestre, aree ricreative, campi da tennis e padel, complessi residenziali, centri commerciali. La trasformazione è stata impressionante per rapidità ed efficienza. Qui le gru dominano l’orizzonte – si dice che oltre il 23% delle gru da costruzione del mondo sia concentrato negli Emirati – e i progetti vengono realizzati in tempi che, a noi italiani, appaiono quasi miracolosi.
Ma ciò che colpisce non è soltanto la velocità di esecuzione. È soprattutto il senso di sicurezza diffuso. Dubai è considerata una delle città più sicure al mondo. I tassi di criminalità sono estremamente bassi, la stabilità politica è duratura, la presenza delle forze dell’ordine è costante e visibile. Le regole sono chiare, conosciute e rispettate. Le violazioni vengono sanzionate con fermezza, talvolta con l’espulsione per chi non si attiene alle normative vigenti.
Le telecamere sono ovunque, il monitoraggio è continuo. Le villette a schiera hanno ampie vetrate senza sbarre; le porte non sono blindate; biciclette e monopattini restano incustoditi nei cortili; le auto talvolta vengono lasciate aperte. E, soprattutto, donne e uomini possono uscire a qualsiasi ora senza il timore di aggressioni o violenze. È una quotidianità che per noi, abituati a ben altre cautele, suscita stupore.
Mi domando allora: perché questo “Bengodi” sembra possibile solo qui? È solo una questione culturale? È il frutto di un sistema normativo più rigoroso, di una giustizia più rapida, di una volontà politica più determinata nel garantire ordine e sicurezza?
Forse in Italia abbiamo coltivato un eccesso di tolleranza, o un certo buonismo che, pur animato dalle migliori intenzioni, non sempre ha prodotto risultati positivi. Le nostre città, che amo profondamente, soffrono oggi di problemi evidenti: furti, scippi, rapine, violenze che minano la serenità dei cittadini. E non è retorica dirlo.
Amo l’Italia per il suo clima, per i paesaggi, per il mare, per le montagne, per il patrimonio artistico e umano che il mondo ci invidia. Non desidero trasferirmi altrove. Non voglio sentirmi rispondere: “Se ti piace Dubai, vai a vivere lì”. Io desidero poter vivere nella mia città, nel mio Paese, in sicurezza. È una richiesta eccessiva?
Norme certe e rispettate. Stabilità politica. Presenza efficace delle forze dell’ordine. Una giustizia efficiente, non paralizzata da lentezze o da interpretazioni ideologiche. Reati perseguiti con coerenza, pene certe, espulsioni tempestive per chi, ospite nel nostro Paese, non rispetta le leggi. Sono obiettivi irraggiungibili? Io credo di no. Sono traguardi che qualunque governo, di qualsiasi colore, potrebbe perseguire se animato da autentico amore per la nazione.
Non si tratta di imitare modelli lontani o di rinnegare la nostra identità democratica. Si tratta di recuperare senso dello Stato, rispetto delle regole e certezza delle conseguenze. È questo che fa la differenza tra una società che arretra e una che avanza.
Il Suo editoriale ha acceso una riflessione necessaria. Io aggiungo soltanto un auspicio: che l’Italia ritrovi la volontà di cambiare passo, di superare non solo la lentocrazia amministrativa, ma anche l’incertezza nell’applicazione delle regole. Perché il nostro Paese merita efficienza e sicurezza almeno quanto bellezza e cultura.
Auguri, Italia.
