(AGENPARL) - Roma, 3 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Tue 03 March 2026 **Contrasto delle liste di attesa, dalla Regione 32 milioni di euro nel
2026**
**Maggiore attività interna, risorse straordinarie per acquistare
prestazioni nel privato e verifica sull’appropriatezza delle prescrizioni
/Scritto da Walter Fortini, martedì 3 marzo 2026 alle 15:40/
Potenziare l’attività all’interno dei presidi sanitari, risorse
straordinarie per svolgere prestazioni nel privato (laddove necessario) e
quesiti diagnostici standardizzati con suggerimento di indicazioni cliniche
e classe di priorità per l’accesso a visite e diagnostica.
Per contrastare e provare a ridurre il fenomeno delle liste di attesa in
sanità la Regione Toscana conferma la ricetta già messa in campo negli
ultimi tre anni, affinando gli strumenti: da un lato una verifica
sull’appropriatezza delle prescrizioni, a fronte di un aumento della
domanda, tra il 2019 e il 2024, che è stato del 43 per cento tra visite e
prestazioni ambulatoriali, e dall’altro risorse per ampliare ulteriormente
l’attività aggiuntiva di medici e tecnici oltre il normale orario di
lavoro, a cui si aggiunge – laddove necessario – un incremento della spesa
per le prestazioni svolte in strutture private convenzionate.
Trentadue milioni di euro saranno complessivamente destinati a questi due
obiettivi nel 2026: 20 milioni per l’attività interna (due in più
rispetto allo scorso anno) e 12 milioni di maggiori risorse per il privato
accreditato, dove le aziende sanitarie toscane avranno dunque per
quest’anno un tetto economico complessivo di 329 milioni di euro. I dodici
milioni aggiuntivi sono tutti riservati a prestazioni destinate a residenti
in Toscana.
Una quota dei 32 milioni stanziati con il piano liste di attesa 2026, pari
a quattro milioni, è vincolata all’esito dei monitoraggi dei tempi di
attesa e potranno accedervi le aziende che faranno registrare miglioramenti
significativi sulle prestazioni più critiche, come ad esempio dermatologia
ed oculistica.
“Si tratta di un investimento forte – commentano il presidente della
Toscana Eugenio Giani e l’assessora al diritto alla salute e alle politiche
sociali Monia Monni -: un investimento che sta totalmente sulle spalle
della Regione perché, al di là delle chiacchiere, il governo non ha messo
un euro in più sul contenimento delle liste di attesa”.
“In Toscana la sanità è al primo posto dell’agenda politica – ribadisce
Giani – e nel garantire l’alta qualità delle cure e dell’assistenza del
nostro servizio sanitario pubblico e provare addiritura a migliorare
l’offerta non giochiamo solo in difesa ma all’attacco”.
“Con queste misure, che quest’anno vengono ulteriormente potenziate –
spiega l’assessora -, l’anno scorso abbiamo recuperato quasi 16 mila
interventi chirurgici e oltre 356 mila prestazioni ambulatoriali.
Quest’anno confidiamo ulteriormente di migliorare, con un intervento che
mira a provare a contenere il fenomeno delle prescrizioni inappropriate: un
fenomeno evidente nei numeri e che vogliamo contrastare lavorando assieme
alla comunità scientifica”.
Interventi chirurgici
Riguardo la chirurgia alle aziende sanitarie toscane la Regione chiede un
incremento del numero di interventi ortopedici a maggiore complessità. La
cura da cavallo contro le fughe in regioni limitrofe ha già dato buoni
frutti, ma ci sono ulteriori margini di miglioramento. Chiede anche
rispetto dei tempi di attesa: almeno per il 90 per cento del totale delle
prestazioni per tutti gli interventi chirurgici di classe A e B, ovvero
quelli che prevedono un ricovero entro trenta giorni, non urgenti ma con
rischio di rapido aggravamento, e quelli raccomandati entro sessanta, senza
rischio immediato ma con grave dolore o disfunzioni. I numeri del 2025
raccontano che gli ambiti dove le statistiche di rispetto dei tempi sono
più basse riguardono gli interventi per tumore alla prostata (65,8%) e
protesi d’anca (72,9%). Il resto vola oltre l’80 e 90 per cento.
Basterebbero 252 interventi in più, nei tempi massimi di attesa, per
centrare l’obiettivo.
Appropriatezza
C’è poi il problema dell’appropriatezza delle prescrizioni. Le richieste
di visite ed esami sono esplose dal 2019. L’offerta è cresciuta, ma la
domanda ancora di più in molti casi. Nel 2025 le visite specialistiche
prescritte sono state il 41 per cento in più rispetto a cinque anni prima,
in epoca pre Covid, e le prestazioni di diagnostica strumentale sono
cresciute nello stesso lasso di tempo del 49,8 per cento. Prescrizioni non
sempre appropriate e basate su evidenze: dall’analisi degli uffici
dell’assessorato alla sanità emerge un disallineamento tra il pensiero
clinico degli specialisti e di medici di medicina generale o altri
specialisti che prescrivono, oltre alla diffusione di pratiche di medicina
difensiva. Sotto la lente anche la criticità di visite ripetute.
Nonostante la forte richiesta e i grandi numeri, le statistiche raccontano
che nel 2025 il 79,8 per cento delle prime visite specialistiche e il 91,3
per cento delle prestazioni diagnostiche è stata offerta nei tempi
massimi. Ma qualcosa va fatto. “Perchè alle tante richieste che
crescono, in modo a volte inappropriato – spiega l’assessora Monni – ci
sono richieste che vanno trattate immediatamente, che parlano di un un
bisogno vero che rischia altrimenti di essere affogato in bisogni di altro
tipo”.
Per aiutare i prescrittori, per rendere anche più omogenei i criteri e
provare a contenere, senza negare l’assistenza a nessuno, l’incremento di
richiesta di visite ed esami, la Regione ha messo a punto un sistema basato
su quesiti diagnostici standardizzati. La sperimentazione condotta su
risonanze magnetiche e Tac ha dato infatti buoni frutti e permesso una
riduzione dell’11 per cento delle prescrizioni inappropriate. Si attendono
risultati analoghi per le visite specialistiche.
Quesiti, criteri e classi di priorità sono stati definiti da gruppi di
lavoro multispecialistici istituiti a maggio dell’anno scorso, il 2025. Le
discipline coinvolte sono state dermatologia, ortopedia, cardiologia,
neurologia e gastroenterologia. Altre si potranno aggiungere in futuro.
Sono stati coinvolti anche i medici di medicina generale e la Fondazione
Monastero e l’azienda ospedaliero universitaria Meyer, per la parte
cardiologica e pediatrica. Il tutto è confluito in software che propone al
medico le indicazioni cliniche appropriate e la relativa classe di
priorità. Si lavora anche alla predisposizione di percorsi di presa in
carico più diretti.
Numeri e indicazioni, sfoglia le slides sul piano di contenimento delle
liste di attesa
(formato .pdf)