(AGENPARL) - Roma, 27 Febbraio 2026(AGENPARL) – Fri 27 February 2026 *IA: triplicate le imprese che la adottano *
*ma sono ancora solo il 18%*
*Cresce l’uso nella Cybersecurity ma l’intelligenza artificiale può
“bucare” le protezioni*
Roma, 27 febbraio 2026 – In 4 anni, il numero delle piccole e medie imprese
che hanno investito nell’Intelligenza artificiale è triplicato, passando
dal 6 al 18%. Parallelamente, anche la diffusione, già ampia, degli
strumenti di Cybersecurity è cresciuta di 6 punti percentuali, interessando
oggi il 41% delle Pmi a fronte del 35% del 2021.
A mostrarlo sono i dati dei Punti impresa digitale delle Camere di
commercio, elaborati da *Unioncamere* sulla base degli assesment digitali
delle imprese.
L’accelerazione netta sul fronte della IA si registra soprattutto a partire
dal 2023, che segna un vero punto di svolta. Tuttavia l’utilizzo di questa
tecnologia deve ancora entrare nei processi e nelle funzioni aziendali:
molte imprese infatti non hanno ancora gli strumenti per interpretare le
potenzialità di questa tecnologia e incorporarla nei propri modelli di
business.
Servizi di informazione e comunicazione sono i settori che stanno dotandosi
maggiormente di strumenti IA, con quote superiori al 40% delle imprese. A
seguire, le Attività professionali, scientifiche e tecniche (30%), e le
Attività artistiche, sportive e di intrattenimento (24%).
Questa tecnologia, però, può consentire di effettuare un vero e proprio
balzo in avanti anche rispetto agli attacchi degli hacker. Sebbene le
imprese stiano investendo sempre di più nella cybersicurezza, ritenendo che
firewall, antivirus e sistemi di protezione perimetrale siano sufficienti,
il rischio di attacco cresce. I dati evidenziano un chiaro spostamento
nella tipologia di attacco. Gli attacchi ransomware diminuiscono
progressivamente, così come quelli più marcatamente tecnici, mentre cresce
in modo significativo il phishing, che nel 2025 rappresenta la principale
causa di incidenti cyber (raggiungendo il 47% degli attacchi subiti). Non
si tratta di un aumento della capacità distruttiva degli attaccanti, ma di
una loro maggiore efficacia nello sfruttare comportamenti, abitudini e
disattenzioni delle persone.
Il dato sulla cybersecurity, letto insieme alla crescita del phishing,
suggerisce quindi una criticità di fondo: la sicurezza viene ancora
concepita come una questione tecnica, non come un processo che coinvolge
persone, comportamenti e competenze. Le imprese rafforzano le difese, ma
continuano a sottovalutare il fattore umano, che resta il principale punto
di ingresso per gli attacchi.
In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale agisce da abilitatore. Gli
strumenti di IA permettono ai cyber criminali di costruire email sempre più
credibili, ben scritte, contestualizzate e difficili da distinguere dalle
comunicazioni legittime. Il risultato è un attacco meno rumoroso, meno
visibile e molto più efficace, che aggira le difese tecnologiche colpendo
direttamente il lavoratore.
Ciò dimostra che la sicurezza informatica non è più solo una questione di
infrastrutture, ma di consapevolezza e competenze. Il lavoratore diventa
l’anello decisivo della catena di sicurezza, ma spesso non dispone degli
strumenti culturali e operativi per riconoscere una minaccia che appare
sempre più “normale”.
Ed è qui che l’Intelligenza Artificiale può cambiare ruolo. La stessa
tecnologia utilizzata dagli attaccanti può diventare un supporto per i
dipendenti, offrendo un aiuto concreto nella valutazione delle email
sospette. Sistemi basati su IA possono fornire un parere immediato sulla
credibilità di un messaggio, segnalare incongruenze, individuare pattern
tipici del phishing e persino suggerire se un testo presenti
caratteristiche riconducibili a una generazione automatica.
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