(AGENPARL) - Roma, 25 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Wed 25 February 2026 [cid:image006.jpg@01DCA59D.D4150C70]
Comunicato stampa di Fondazione ISMU ETS
PRESENTAZIONE 31° RAPPORTO ISMU SULLE MIGRAZIONI
25 febbraio 2025, ore 9.30-13.00
Auditorium Fondazione Culturale San Fedele, via Hoepli 3/b, Milano
L’evento è trasmesso anche in diretta streaming sul canale YouTube
e sul sito di Fondazione ISMU ETS
Milano, 25 febbraio 2026. Fondazione ISMU ETS stima che, al 1° gennaio 2025, in Italia siano presenti 5 milioni e 898mila stranieri, con un incremento di 143mila unità rispetto all’anno precedente[1]. Crescono i residenti, che raggiungono quota 5 milioni e 371mila, mentre restano sostanzialmente stabili i soggiornanti regolari non iscritti in anagrafe (188mila) e le persone in condizione di irregolarità: ISMU stima che siano 339mila.
Per quanto riguarda gli ingressi in Italia, nel 2025 gli arrivi via mare risultano stabili (66mila, -0,5% rispetto al 2024), ma nel Mediterraneo centrale si sono verificate tragedie per almeno 1.342 morti e dispersi. In calo gli arrivi via terra: nel 2024 erano stati circa 7.300 arrivi alla frontiera italo-slovena, mentre nei primi otto mesi del 2025 si sono attestati intorno a 3.900.
Per quanto riguarda la scuola, Fondazione ISMU ETS stima che siano circa 930mila gli alunni con cittadinanza non italiana (CNI) iscritti dalle scuole dell’infanzia a quelle secondarie di secondo grado, con un’incidenza dell’11,6% sul totale della popolazione scolastica.
Sul fronte del lavoro, in un contesto di progressivo invecchiamento demografico, l’immigrazione continua a rappresentare un fattore cruciale per la tenuta del mercato del lavoro. Nel 2024 le forze di lavoro straniere sono cresciute di oltre il 4%, arrivando a rappresentare circa l’11% del totale, mentre oltre 133mila dei nuovi occupati erano cittadini stranieri.
Sono questi alcuni dei principali dati e riflessioni che emergono dal 31° Rapporto sulle Migrazioni di Fondazione ISMU ETS, che viene presentato oggi 25 febbraio 2026, dalle 9.30 alle 13.00, a Milano presso l’Auditorium Fondazione Culturale San Fedele, in via Hoepli 3/b. L’evento è trasmesso anche in diretta streaming sul canale YouTube e sul sito di Fondazione ISMU ETS.
L’evento. Dopo i saluti istituzionali di Flavio Emanuele Bottaro sj, Presidente Fondazione Culturale San Fedele, Claudia Sorlini, Vice-Presidente Fondazione Cariplo, e Gian Carlo Blangiardo, Presidente Fondazione ISMU ETS, il Segretario Generale di Fondazione ISMU ETS, Nicola Pasini, apre i lavori ed entra nel vivo della presentazione con un intervento intitolato Mobilità nel nuovo (dis)ordine globale: dilemmi etici. A seguire, Livia Elisa Ortensi, membro del Comitato Scientifico di Fondazione ISMU ETS, illustra gli aspetti statistici del fenomeno migratorio contenuti nel 31° Rapporto sulle migrazioni.
Segue il confronto Diritti e migrazione: tra confini e libertà, con il giornalista del Corriere della Sera, Goffredo Buccini, che dialoga con gli esperti sui seguenti temi: Sicurezza ed esternalizzazione dei confini con Ennio Codini (Settore Legislazione Fondazione ISMU ETS); Euroscetticismo e strumentalizzazione politica del fenomeno migratorio con Luciano Fasano (membro del Comitato Scientifico di Fondazione ISMU ETS e Professore Associato di Scienza politica Università degli Studi di Milano); La solidarietà come pratica democratica di fronte alla criminalizzazione con Guia Gilardoni (Coordinatrice progettazione internazionale Fondazione ISMU ETS); Mobilità umana: libertà di partire, libertà di restare con Marta Lovison (Project Manager Fondazione ISMU ETS) e Nuove generazioni e aspirazioni possibili con Mariagrazia Santagati (responsabile scientifico del Settore Educazione di Fondazione ISMU).
Chiude i lavori After the cut. La città che si trasforma e lo sguardo dei suoi abitanti, un momento di riflessione che intreccia immagini e musica: il film Still Here di Suranga D. Katugampala e le musiche di Roberto Dellera accompagnano lo sguardo sulla città che cambia, raccontata attraverso le voci e le esperienze di chi la abita.
Nel pomeriggio, dalle 14.15 alle 17.30, si terranno quattro workshop dedicati agli addetti ai lavori (a numero chiuso): WS1 – Già e non ancora: le nuove generazioni; WS2 – La multiculturalità in corsia: gestire e valorizzare la presenza di infermiere/i con background migratorio; WS3 – Rifugiate, migranti e non solo: sfide e opportunità nell’accesso al lavoro per le donne con background migratorio; WS4 – Costruire connessioni: diaspore, istituzioni e società civile in dialogo.
I PRINCIPALI DATI STATISTICI DEL 31° RAPPORTO SULLE MIGRAZIONI
Verso i 6 milioni di stranieri. Fondazione ISMU ETS stima che, sulla base dei dati Istat, al 1° gennaio 2025 in Italia siano presenti complessivamente 5 milioni e 898mila cittadini stranieri, con un incremento di 143mila unità rispetto all’anno precedente. Tra i presenti, i residenti sono 5 milioni e 371mila, pari al 9,1% della popolazione residente complessiva, i soggiornanti regolari non iscritti (o non ancora iscritti) in anagrafe sono 188mila, mentre le persone in condizione di irregolarità sono stimate in 339mila unità. L’aumento delle presenze è attribuibile alla crescita della popolazione residente (+117mila), mentre le altre componenti risultano sostanzialmente stabili.
Provenienze. Per quanto riguarda le provenienze, al 1° gennaio 2025 i romeni rappresentano la comunità più numerosa con 1 milione e 53mila residenti (19,6% del totale), seguiti da albanesi e marocchini (entrambi al 7,7%). Nel loro insieme, queste tre comunità rappresentano il 35% dei residenti stranieri e si configurano come collettività storicamente consolidate e stabilmente radicate. Seguono i cittadini cinesi (5,8%) e ucraini (5,3%), mentre altre cinque cittadinanze – Bangladesh, India, Egitto, Pakistan e Filippine – presentano singolarmente quote pari o superiori al 3% e contribuiscono al totale per un altro 16,5%. Nel complesso, dieci cittadinanze concentrano quasi due terzi degli stranieri residenti in Italia.
Acquisizioni di cittadinanza. I processi di stabilizzazione si riflettono nella crescita delle acquisizioni di cittadinanza italiana, che nel decennio 2015-2024 superano 1 milione e 600mila unità[2] e, a partire dal 2022, sono tornate stabilmente oltre la soglia delle 200mila l’anno, dopo un periodo (2017-2021) caratterizzato da livelli inferiori per effetto di fattori socio-politici ed economici, della pandemia da Covid-19 e di cambiamenti intervenuti nelle modalità di acquisizione (es. quella per matrimonio). Particolarmente rilevante è il contributo dei minori e dei giovani sotto i 20 anni, che nel decennio totalizzano oltre 620mila acquisizioni, segnalando il peso crescente delle seconde generazioni, immigrate o nate in Italia, che accedono alla cittadinanza per trasmissione dai genitori (art. 14, L. 91/1992) o per “elezione” al compimento della maggiore età (art. 4).
Quanto alla distribuzione delle acquisizioni per Paese d’origine, nel periodo 2015-2024 le collettività albanese e marocchina si confermano le principali protagoniste del passaggio alla cittadinanza italiana, con rispettivamente circa 299mila e 243mila acquisizioni complessive. Segue la comunità romena, con oltre 118mila nuovi cittadini italiani nel decennio. Un secondo gruppo presenta volumi più contenuti ma comunque significativi: i brasiliani (circa 85mila acquisizioni), gli indiani (circa 75mila) e i bangladesi (circa 54mila), seguiti da moldavi (circa 49mila), argentini (oltre 43mila, concentrati soprattutto nel triennio più recente), egiziani (circa 33mila) e pakistani (circa 32mila). Nel complesso, la graduatoria delle acquisizioni conferma il peso delle collettività storicamente radicate (balcaniche e nordafricane) accanto all’emergere di nuove componenti, in particolare provenienti dall’America Latina e dall’Asia meridionale.
Come si diventa cittadini italiani. Passando ai canali di acquisizione della cittadinanza, nel periodo 2015-2024 la residenza si conferma stabilmente il principale titolo di acquisizione, mentre la trasmissione dai genitori ai minori rappresenta la seconda modalità più rilevante. Le acquisizioni per matrimonio mostrano un andamento complessivamente stabile nel tempo, mentre l’elezione di cittadinanza, tipicamente associata ai giovani nati o cresciuti in Italia, registra valori più contenuti ma in aumento soprattutto nel 2022-2024. Infine, lo ius sanguinis, pur restando quantitativamente meno rilevante, mostra una forte crescita dal 2022, affermandosi come terza modalità di acquisizione.
Ingressi via mare. Dopo il picco registrato nel 2023 (circa 158mila arrivi via mare) e la forte inversione di tendenza nel 2024 (66mila arrivi, -57,9% rispetto all’anno precedente), nel 2025 gli arrivi via mare sono rimasti stabili: (66mila arrivi, -0,5% rispetto al 2024).
La contrazione degli sbarchi osservata nell’ultimo biennio è strettamente connessa all’intensificazione delle attività di intercettazione in mare, che tra il 1° gennaio 2023 e il 31 luglio 2025 hanno riguardato complessivamente circa 236mila persone. Il 78% delle intercettazioni è avvenuto al largo delle coste tunisine. Di conseguenza, nel biennio 2024-2025 la Libia è tornata a essere il principale Paese di partenza: l’88% degli arrivi via mare nei primi otto mesi del 2025 è partito da qui.
I mutati equilibri relativamente al paese di partenza hanno effetti diretti sulla composizione dei flussi in arrivo: nei primi dieci mesi del 2025 dalla Libia sono partiti prevalentemente cittadini di Bangladesh (35,0%), Eritrea (15,4%) ed Egitto (14,7%), mentre dalla Tunisia sono partiti guineiani (28,9%) e ivoriani (9,3%) oltre agli stessi tunisini che rappresentano il gruppo più numeroso (32,1%). In crescita la quota di arrivi dal Sudan, in relazione al protrarsi e all’intensificarsi del conflitto nel Paese.
Quanto al genere, gli uomini rappresentano la quasi totalità degli arrivi tra i bangladesi e i pakistani. Particolarmente rilevante è la presenza di minori stranieri non accompagnati, che costituiscono circa un terzo degli arrivi da Egitto, Eritrea ed Etiopia e raggiungono il 40% tra i somali; complessivamente, circa la metà dei minori non accompagnati proviene dall’Egitto o dalla Guinea.
La presenza femminile, pur rimanendo minoritaria, è più elevata tra gli arrivi dalla Guinea (22,6%) e dalla Siria (17,5%); per quest’ultima cittadinanza si osserva anche una quota significativa di minori accompagnati (14,5%), indicativa di flussi a carattere familiare.
Una rotta pericolosa. La rotta del Mediterraneo centrale continua a essere caratterizzata da un’elevata pericolosità. Se il 2023 è stato un anno particolarmente tragico (almeno 2.526 morti), nel 2024 la mortalità in mare è stata più elevata in rapporto al numero di arrivi (1.810 morti e dispersi, 27 decessi ogni 100) e il dato del 2025 si mantiene su livelli inferiori al 2024 (almeno 1.342 morti e dispersi).
Arrivi via terra. Per quanto riguarda gli ingressi via terra, i dati disponibili indicano nel 2023 oltre 12mila arrivi alla frontiera italo-slovena (dati Unhcr). Nel 2024 il numero scende a circa 7.300, mentre nei primi otto mesi del 2025 si attestano intorno a 3.900. Le principali cittadinanze coinvolte lungo questa rotta risultano Bangladesh, Afghanistan, Marocco, Pakistan e Turchia.
Richieste d’asilo. L’andamento delle richieste d’asilo riflette la dinamica degli ingressi. Nel 2024 sono state presentate circa 151mila domande (di cui l’80,5% da parte di uomini), mentre nel 2025 se ne contano 126.630, in calo del 16,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al 31 dicembre 2025 risultavano oltre 234mila pratiche pendenti, alla stessa data del 2024 erano circa 207mila.
Le principali cittadinanze tra i richiedenti asilo sono Bangladesh, Pakistan, Marocco, Egitto e Perù tra gli uomini, mentre tra le donne prevalgono le provenienze latinoamericane, in particolare Perù, Colombia e Venezuela. Gli esiti mostrano una crescita dei dinieghi – esito che ha riguardato il 70,2% delle domande nei primi 9 mesi del 2025 a fronte del 64,1 del 2024 e del 52% del 2023 -, soprattutto per cittadinanze come Bangladesh, Egitto e Tunisia, con tassi di rigetto superiori all’80%.
Religioni. Fondazione ISMU ETS evidenzia come, al 1° luglio 2025, sia in atto una progressiva trasformazione della composizione religiosa della popolazione straniera residente in Italia. I cristiani rimangono il gruppo più numeroso nel loro complesso, ma la loro incidenza continua a ridursi, scendendo al 52,0% del totale (nel 2024 erano il 53,0%), per effetto della contrazione relativa di cattolici (dal 17,0% al 16,6%), ortodossi (dal 29,1% al 28,6%) ed evangelici (dal 2,8% al 2,6%). Fanno eccezione i copti, in lieve aumento (1,7%).
Cresce l’incidenza dei musulmani, che raggiungono il 31,0% degli stranieri residenti, mentre restano sostanzialmente stabili le altre appartenenze: buddisti (3,3%), induisti (2,1%), sikh (1,7%) e fedeli di altre religioni (0,4%). Atei o agnostici scendono lievemente al 9,4%.
Tra i musulmani, i marocchini restano la maggioranza (416mila, +0,5% rispetto all’anno precedente), seguiti dai cittadini del Bangladesh (176mila), del Pakistan (165mila) e dell’Albania (158mila).
Tra i cristiani ortodossi, i romeni rappresentano da soli il 55,5% del totale (874mila), seguiti da ucraini (259mila) e moldovi (88mila). Infine, tra i cattolici al primo posto si collocano i filippini (circa 140mila), seguiti da peruviani (90mila) e albanesi (89mila).
Gli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico italiano
Fondazione ISMU ETS stima che siano circa 930mila gli alunni con cittadinanza non italiana (CNI) iscritti dalle scuole dell’infanzia a quelle secondarie di secondo grado. L’incidenza percentuale sul totale della popolazione scolastica ha raggiunto l’11,6%, passando in vent’anni dal 3,5% a quasi 12 studenti non italiani ogni 100. Il 51,7% del totale è rappresentato da maschi, il restante 48,3% da femmine.
Lombardia ed Emilia-Romagna le regioni con più studenti stranieri. Com’è noto, la maggioranza degli alunni con CNI è concentrata nelle regioni settentrionali che, complessivamente, accolgono oltre il 60% del totale (Nord Ovest 38,3%, Nord Est 25,7%), seguite dal Centro (22,1%) e dal Mezzogiorno. La Lombardia si conferma – come sempre – la prima regione per numerosità assoluta (circa 236 mila alunni, pari al 26% del totale nazionale), seguita da Emilia-Romagna (112.839 presenze), Veneto (94.669), Lazio (80.051) e Piemonte (78.256). A livello provinciale e metropolitano, Milano mantiene il primato per numero di studenti con CNI (79.039), seguita da Roma (63.782), Torino (39.465) e Brescia (32.747). Negli ultimi quattro anni scolastici, gli incrementi più rilevanti si registrano proprio in Lombardia (+15mila studenti stranieri) ed Emilia-Romagna (+8mila) e, tra le città, a Roma (+4.300).
Se poi si considerano i minori stranieri non accompagnati (MSNA), Milano rimane la prima città per presenze (oltre mille), ma anche in Sicilia e in particolare a Catania (745) i numeri sono molto elevati, seguite da Roma (685).
Provenienze. Gli studenti con CNI provengono da quasi 200 Paesi. Circa il 43% ha origini europee (con la prevalenza di Romania, Albania, Ucraina, Moldova), il 32% è di origine africana (Marocco, Egitto, Tunisia, Nigeria, Senegal), circa il 20% di provenienza asiatica (Cina, India, Filippine, Pakistan, Bangladesh) e l’8,5% di origine latino-americana (Perù, Ecuador).
Disuguaglianze educative e dispersione. Gli indicatori relativi alle difficoltà educative confermano una persistente disparità a sfavore degli studenti con background migratorio. Negli ultimi dieci anni, il tasso di abbandono precoce degli studi tra gli ELET, ovvero i giovani tra i 18 e i 24 anni che si sono fermati alla licenza media, mostra un progressivo allineamento dell’Italia alla media europea (8,5% nel 2024 contro l’8,1% dell’UE-27).
Nel contesto nazionale, i giovani stranieri presentano livelli di istruzione inferiori rispetto ai coetanei italiani. Nel 2024 il rischio di dispersione scolastica implicita – definita come il mancato raggiungimento dei livelli minimi di competenza al termine del primo ciclo di istruzione – risulta più elevato tra i maschi (13,8%, +3 punti percentuali rispetto alle femmine) e soprattutto tra gli studenti immigrati di prima generazione (22,5%), rispetto sia agli italiani (11,6%) sia agli stranieri di seconda generazione (10,4%). Il background socio-economico familiare incide in modo significativo: tra gli studenti provenienti da contesti svantaggiati il rischio di dispersione implicita è più che doppio rispetto ai coetanei in condizioni più favorevoli.
Aumentano gli studenti di origine immigrata nei licei. Quanto alle scelte scolastiche, si osserva un parziale avvicinamento tra studenti con CNI e studenti italiani: gli alunni stranieri rimangono una componente stabile degli istituti tecnici, diminuiscono nei professionali e aumentano nei licei, soprattutto tra i nati in Italia. Tuttavia, permane un marcato “divario liceale”: tra gli italiani i liceali rappresentano il 53,7%, oltre 20 punti percentuali in più rispetto agli studenti con CNI.
Le aspirazioni formative confermano il divario. Nella scuola secondaria di primo grado, la quota di studenti che intende iscriversi a un liceo supera il 50%, ma scende al 38,3% tra gli stranieri, che mostrano maggiore propensione verso istituti tecnici o professionali. Analoghi divari caratterizzano le aspirazioni universitarie: nella scuola secondaria di secondo grado il 56,6% degli studenti dichiara l’intenzione di proseguire gli studi all’università, quota che scende al 44,5% tra gli stranieri, rispetto al 57,8% degli italiani.
Il Rapporto INVALSI. Persistono le disuguaglianze negli esiti scolastici a svantaggio degli alunni con CNI. Il Rapporto INVALSI 2025 evidenzia un indebolimento complessivo degli apprendimenti in Italiano e Matematica nel periodo 2018–2025. In terza media gli studenti di prima generazione registrano in Italiano punteggi inferiori di 22,6 punti rispetto ai coetanei italiani (pari a circa due anni di scolarità) e di 13,2 punti in Matematica; tra le seconde generazioni i divari si riducono a 13,3 e 7,7 punti. Analoghe tendenze si osservano nelle prove di II secondaria di secondo grado, con scarti rispettivamente di -19,2 e -8,5 punti per la prima generazione e di -9 e -6,4 punti per la seconda.
Al termine del secondo ciclo di istruzione, lo svantaggio degli studenti con background migratorio persiste nelle competenze di Italiano, mentre in Matematica risulta fortemente attenuato, con livelli ormai simili tra prime e seconde generazioni. Nelle prove di Inglese (Listening), invece, gli studenti nati all’estero conseguono risultati superiori anche alle seconde generazioni, indicando un possibile effetto positivo del background migratorio sulle competenze linguistiche.
IL LAVORO
Nel contesto di un progressivo invecchiamento demografico, l’immigrazione rappresenta un fattore cruciale per la tenuta del mercato del lavoro e per l’equilibrio economico e sociale. In Italia, tra il 2011 e il 2022 l’indice di maturità degli occupati – il rapporto tra addetti con almeno 55 anni e quelli con meno di 35 – è quasi raddoppiato, passando da circa un lavoratore senior ogni due giovani a un rapporto quasi paritario; l’età media degli occupati supera i 44 anni (Fonte: Confesercenti). A ciò si aggiunge il saldo negativo della mobilità internazionale degli italiani negli ultimi due decenni, pari a oltre 820mila unità, concentrato soprattutto nelle fasce d’età attiva 18-39 anni (-579mila) e 40-64 anni (-148mila).
Il contributo demografico alle forze lavoro. L’attuale composizione per età dell’immigrazione in Italia produce un “dividendo demografico” positivo, sebbene destinato a esaurirsi in assenza di forti flussi dall’estero: il 77,5% degli stranieri residenti rientra nella fascia 15-64 anni, contro il 61,9% degli italiani, ed è concentrato nelle età centrali del ciclo di vita (24-57 anni). In un sistema chiamato ad affrontare rilevanti processi di ricambio generazionale, gli immigrati apportano quindi il vantaggio di un’età media più giovane, con effetti sia sul futuro sia sul presente, attraverso il ringiovanimento delle forze lavoro. Il 53,8% dei lavoratori dipendenti extra-UE ha meno di 40 anni, contro il 43,5% del totale; tra gli artigiani non comunitari, il 26,7% ha meno di 40 anni e solo il 19,6% più di 55, a fronte di un dato nazionale pari al 43,4%. I commercianti non comunitari risultano sovrarappresentati tra i 25-39enni e nettamente meno presenti oltre i 60 anni (10,8% contro il 25,6%).
Nel 2024, secondo elaborazioni ISMU su dati Eurostat, la popolazione straniera in età 15-64 anni sfiora i 4 milioni di unità (10,6% del totale). Tra il 2023 e il 2024 le forze di lavoro complessive sono cresciute di circa l’1%, ma quelle straniere sono aumentate di oltre il 4%, arrivando a rappresentare l’11% del totale. Nello stesso periodo gli occupati sono aumentati di oltre 315mila unità (+1,4%), raggiungendo il massimo storico; oltre 133mila erano stranieri (+5,7%). I disoccupati sono diminuiti di quasi 7 punti percentuali, ma l’incidenza di quelli stranieri sul totale è cresciuta dal 15,5% al 16,9%, rafforzando una condizione di svantaggio che emerge anche dal confronto tra i tassi di disoccupazione.
Settori di impiego. La presenza degli stranieri è particolarmente elevata nei servizi personali e collettivi (circa tre occupati su dieci) e in agricoltura (circa due su dieci), con valori rilevanti anche nel turismo e nelle costruzioni. Nonostante la vivacità del lavoro autonomo e imprenditoriale, nel 2024 circa l’86% degli occupati stranieri (oltre 2,1 milioni) è lavoratore dipendente, mentre il restante 14% opera come autonomo.
Divari di genere. Sul piano delle performance occupazionali, i tassi di attività degli stranieri restano più elevati di quelli degli italiani, ma in calo e fortemente differenziati per genere e cittadinanza. Le donne extra-UE presentano i livelli più bassi di partecipazione e occupazione, configurando una forma di svantaggio intersezionale particolarmente accentuata nel Mezzogiorno; al contempo, modelli di genere prevalenti in alcune comunità immigrate contribuiscono a normalizzare l’inattività femminile anche tra le coorti più giovani. Le differenze tra donne UE ed extra-UE tendono invece ad annullarsi nei tassi di disoccupazione; nonostante il miglioramento rispetto al 2023, il divario con le donne italiane resta elevato.
Permane la “segregazione professionale”. Una criticità strutturale è la segregazione professionale: l’80% degli occupati nati all’estero è concentrato nel segmento secondario del mercato del lavoro (dati OIL 2025). Il 26% è impiegato in occupazioni elementari, contro il 7,6% dei nati in Italia; tra gli impiegati, le incidenze sono del 13,7% e del 4,7%. Nei profili manageriali e professionali ad alta qualificazione, la quota scende al 7,5% per i nati all’estero, contro il 21,5% degli italiani.
Nel 2024, le nuove attivazioni che hanno interessato lavoratori stranieri si concentrano soprattutto in agricoltura (44,1%), costruzioni (35,8%), industria (24,8%), commercio e riparazioni (15,4%) e servizi (15,0%), con una netta prevalenza di occupazioni a bassa qualificazione. I 30.748 tirocini extracurriculari attivati mostrano solo segnali marginali di cambiamento, con una differenziazione tra cittadini UE, più presenti anche in profili qualificati, ed extra-UE, concentrati nelle professioni meno qualificate.
“Selezione negativa” e bassi salari. Questo modello di inserimento limita l’attrattività del Paese per immigrati più istruiti e favorisce una “selezione negativa” dei flussi. La concentrazione nei settori a bassa produttività si riflette in forti penalizzazioni salariali: nel 2024 la retribuzione media annua dei lavoratori non comunitari è inferiore del 30,4% a quella complessiva (17.015 euro contro 24.449), con divari più ampi nei contratti a tempo indeterminato e solo parzialmente ridotti in quelli a termine (dati Inps). Anche quando le retribuzioni risultano leggermente superiori alla media, come nel lavoro domestico e agricolo, i livelli restano molto bassi. In termini di salari orari mediani, il divario raggiunge il 26,3% ed è più marcato per le donne.
Ne deriva un’elevata incidenza della povertà assoluta tra le famiglie straniere: nel 2024 riguarda il 35,2% dei nuclei di soli stranieri, contro il 6,2% di quelli di soli italiani; il 17,9% delle famiglie straniere sperimenta insicurezza alimentare e il 40,5% dei nuclei con minori è in povertà assoluta. Gli stranieri risultano penalizzati anche nella mobilità economica: tra il 2011 e il 2022 solo il 25% ha migliorato la propria condizione reddituale, contro il 41% dei naturalizzati e il 51% degli italiani.
Nel complesso, emerge il rischio di una condizione di svantaggio strutturale destinata a consolidarsi e a trasmettersi alle nuove generazioni. Tuttavia, tra gli immigrati che acquisiscono la cittadinanza italiana aumenta significativamente la probabilità di migliorare nel tempo i livelli di reddito, a conferma del ruolo degli interventi di integrazione come investimento economico e sociale.
Guardando al futuro. Gli scenari demografici e occupazionali confermano la necessità di ridurre il disallineamento tra normativa e prassi che continua a caratterizzare la gestione degli ingressi, nonostante le rilevanti innovazioni introdotte nel recente passato. Peraltro, la maggior parte del saldo migratorio positivo deriva da ingressi di migranti “non economici” – ricongiungimenti familiari e richieste di protezione – più esposti al rischio di restare ai margini del mercato del lavoro, prefigurando una grande sfida per le politiche di integrazione
In termini complessivi, l lavoro è, al contempo, il luogo della costruzione di una gerarchia etnicizzata delle opportunità e il principale spazio di integrazione e convivenza interetnica.
Molti CCNL prevedono misure a sostegno dell’integrazione (permessi, formazione linguistica, percorsi dedicati, osservatori…), ma persistono molte criticità sul fronte della gestione delle risorse umane immigrate. Nonostante una crescente diffusione di pratiche DEI (Diversity, Equity & Inclusion), nelle catene di subfornitura e appalto si annidano rischi di sfruttamento e insicurezza; e nonostante alcuni progetti innovativi, ancora insufficiente è il livello di corresponsabilizzazione delle imprese nella costruzione di percorsi di reclutamento all’estero e inclusione socio-lavorativa.
LA SALUTE
Le evidenze sulla salute della popolazione con background migratorio in Italia mettono in luce criticità strutturali nell’accesso ai servizi sanitari, aggravate dall’aumento delle disuguaglianze, dall’indebolimento del Servizio Sanitario Nazionale, da difficoltà logistiche, difficoltà legate alla comprensione del funzionamento delle strutture sanitarie e l’utilizzo dei sistemi telematici di prenotazione e accesso, nonché dalla scarsa alfabetizzazione sanitaria che peggiora la capacità di cura e tutela della persona. Nel Rapporto vengono analizzate le principali criticità sanitarie, con riferimento al ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, all’invecchiamento della popolazione di origine non italiana e alle condizioni nei Centri di permanenza per il rimpatrio.
Interruzione volontaria di gravidanza. In base agli ultimi dati disponibili dell’Istituto Superiore di Sanità le donne con background migratorio rappresentano il 27,4% di coloro che sono ricorse all’interruzione volontaria di gravidanza, con un tasso di abortività pari a 12,4 per 1.000, più che doppio rispetto alle italiane (5,2 per 1.000). Tra le donne che ricorrono all’IVG, quelle con background migratorio hanno più frequentemente almeno due figli (49% contro 32%), sono coniugate (47,2% contro 28,8%) e presentano livelli di istruzione e partecipazione al mercato del lavoro inferiori. I consultori rappresentano il principale punto di accesso (22,1% contro 13,8%), ma permangono criticità legate alla richiesta tardiva di IVG e al minor ricorso all’aborto farmacologico.
Invecchiamento e ricorso ai servizi sanitari. L’invecchiamento interessa in misura crescente la popolazione di origine straniera. Le condizioni di salute sono influenzate da percorsi lavorativi usuranti, precarietà abitativa, isolamento sociale e scarsa alfabetizzazione sanitaria, soprattutto tra le persone meno scolarizzate e le donne anziane.
Centri di Permanenza per il Rimpatrio. Le condizioni di vita nei CPR incidono significativamente sulla salute fisica e mentale delle persone trattenute. Le valutazioni di idoneità alla detenzione risultano spesso formali e le condizioni materiali e organizzative espongono a elevati fattori di rischio, tra cui isolamento, incertezza prolungata, uso di psicofarmaci e pratiche di contenimento, configurando una compromissione del diritto alla salute e contribuendo a un peggioramento progressivo delle condizioni psico-fisiche.
In definitiva ancora una volta la dimensione della salute mette in luce le carenze di un sistema che non solo non riconosce, tutela e salvaguarda il diritto fondamentale alla salute di tutte le persone che vivono nel nostro Paese, ma sottovaluta le conseguenze che la mancanza di diritti e protezione di alcune fasce della popolazione residente avrà su tutti e tutte negli anni a venire.
Il 31° Rapporto di Fondazione ISMU ETS tratta anche altre tematiche di attualità, quali: lo scenario europeo e internazionale, con un’analisi delle politiche migratorie dell’Unione europea, delle nuove forme di esternalizzazione delle procedure di asilo e rimpatrio e del ruolo dei partiti sovranisti nel dibattito pubblico; gli effetti dei conflitti in Ucraina e a Gaza e la crescente messa in discussione, a livello globale, dei principi del diritto internazionale.
L’edizione di quest’anno valorizza, infine, il contributo conoscitivo dei numerosi progetti di ricerca in cui la Fondazione è impegnata, realizzati in partenariato e radicati nell’esperienza sul campo, dedicati a temi chiave quali la partecipazione lavorativa delle donne, l’informazione pre-partenza, la criminalizzazione della solidarietà, l’integrazione finanziaria, le pratiche tradizionali dannose e l’accertamento dell’età dei minori stranieri non accompagnati.
Il 31° Rapporto sulle migrazioni 2024 di Fondazione ISMU ETS è disponibile dal giorno della presentazione al seguente link: 31° Rapporto sulle migrazioni 2025 – Fondazione ISMU
CHI SIAMO
Fondazione Iniziative e Studi sulla Multietnicità Ente del Terzo Settore – Fondazione ISMU ETS è un ente di ricerca scientifica indipendente. Dal 1991 ISMU è impegnato nello studio e nella diffusione di una corretta conoscenza dei fenomeni migratori, anche per la realizzazione di interventi per l’integrazione degli stranieri.
ISMU ETS collabora con istituzioni di governo a livello nazionale ed europeo, amministrazioni locali e periferiche, agenzie socio-sanitarie, istituti scolastici di ogni ordine e grado, università, centri di ricerca scientifica italiani e stranieri, fondazioni nazionali e internazionali, biblioteche e centri di documentazione, agenzie internazionali e rappresentanze diplomatiche, associazioni ed enti del terzo settore, aziende e associazioni di categoria.
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Tamara Ferrari
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[1] Valori modificati sulla base delle successive revisioni ISTAT in relazione al ricalcolo della popolazione residente in occasione dei censimenti annuali avviati a partire dal 2018.
[2] Si veda anche https://www.ismu.org/cittadinanza-banca-dati-sulle-migrazioni/
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