(AGENPARL) - Roma, 24 Febbraio 2026 - L’amministrazione del presidente Donald Trump starebbe valutando l’introduzione di nuove tariffe per motivi di “sicurezza nazionale” su circa sei settori strategici. Lo riporta il The Wall Street Journal, citando fonti a conoscenza dei piani.
Secondo il quotidiano, le misure potrebbero riguardare batterie su larga scala, raccordi in ghisa e ferro, tubazioni in plastica, prodotti chimici industriali e apparecchiature per reti elettriche e telecomunicazioni. Le nuove tariffe verrebbero adottate ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, lo stesso strumento giuridico utilizzato in passato per giustificare restrizioni commerciali legate alla sicurezza nazionale.
Le eventuali misure sarebbero separate da altri dazi già annunciati dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato molte delle precedenti tariffe introdotte dall’amministrazione. Tra queste figurano un dazio temporaneo del 15% valido per cinque mesi e ulteriori imposte previste in base alla Sezione 301 del Trade Act.
Lunedì, Trump ha inoltre minacciato tariffe più elevate contro i Paesi che, a suo dire, “giocano” con gli accordi commerciali esistenti con gli Stati Uniti. Secondo Bloomberg, il messaggio rappresenta un ulteriore segnale della volontà del presidente di rafforzare il piano per imporre unilateralmente nuovi dazi sulle importazioni, sebbene la recente decisione della Corte ne abbia ridotto i margini di manovra.
Da Pechino, le possibili nuove misure sono state criticate. Zhou Mi, ricercatore senior presso un istituto legato al ministero del Commercio cinese, ha dichiarato al Global Times che i piani dimostrerebbero la volontà degli Stati Uniti di ricostruire il proprio quadro tariffario per esercitare pressioni esterne nell’ottica dell’“America First”.
Secondo l’esperto, l’utilizzo della Sezione 232 come base legale per nuove tariffe rappresenterebbe una forma di protezionismo mascherato da esigenze di sicurezza nazionale, con potenziali violazioni dei principi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Zhou ha inoltre avvertito che ulteriori dazi potrebbero causare nuove fluttuazioni dei prezzi e interruzioni nelle catene globali di approvvigionamento e produzione.
Nel frattempo, crescono le pressioni interne. FedEx ha avviato un’azione legale chiedendo il rimborso dei dazi pagati ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act, ora annullato. Secondo quanto riportato da NBC News, l’azienda sostiene di aver subito danni economici a causa delle tariffe precedentemente in vigore.
Anche importanti associazioni imprenditoriali statunitensi, tra cui la National Retail Federation, hanno chiesto procedure rapide e chiare per il rimborso agli importatori. Secondo diverse organizzazioni di categoria, i dazi avrebbero aumentato i costi lungo la catena di fornitura, con ricadute sui prezzi al consumo, sui costi dei beni intermedi e sulla competitività delle imprese americane.
Il dibattito resta aperto tra chi sostiene la necessità di strumenti protezionistici per difendere l’industria nazionale e chi teme che nuove barriere commerciali possano aggravare le tensioni economiche globali e indebolire ulteriormente le catene di approvvigionamento internazionali.