(AGENPARL) - Roma, 20 Febbraio 2026(AGENPARL) – Fri 20 February 2026 https://www.aduc.it/articolo/parigini+vanno+bicicletta+fiorentini_40656.php
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I parigini vanno in bicicletta. E i fiorentini?
Il mondo non è perfetto, ma la bicicletta sarà sempre meglio dell’automobile.
Parigi è una città che ha dichiarato guerra all’automobile e, cosa più interessante, potrebbe vincere. Da un decennio sta dimostrando che togliere spazio alle auto non è un atto ideologico, ma una politica urbana concreta che cambia l’aria che respiri, il rumore che senti e il modo in cui ti muovi.
La rivoluzione parte da un’idea semplice. La strada non è un corridoio veloce per le lamiere, le piazze non sono un deposito di ferraglia, ma uno spazio pubblico da vivere. Da qui nascono le isole “sans voiture”, interi pezzi di città dove il traffico di attraversamento è bandito e l’accesso in auto è concesso solo a chi ci abita. Qui da noi si dice ZTL, o isola pedonale, e di solito questi spazi sono nel centro delle città.
Nei quartieri pilota parigini il risultato è sensibile. Meno code, meno incidentalità, più persone che camminano o pedalano. È una cura urbana che colpisce il traffico inutile, quello che passa ma non si ferma, e libera silenzio e tempo per chi nel quartiere ci vive davvero.
Il secondo asse è il “Plan Vélo”. Chilometri di piste ciclabili protette, connesse come una rete continua sopra l’asfalto steso nel passato. Non qualche corsia dipinta a terra, ma un’infrastruttura vera, con corsie riservate sui grandi assi e parcheggi sicuri alle stazioni. A questo si affianca un bike sharing di massa, denominato Vélib’, che rende la bici un vero mezzo urbano. L’obiettivo politico dichiarato è triplicare gli spostamenti in bicicletta e portare la quota al 15%.
Il paradigma da cambiare è quello della velocità con cui si attraversa la città, generalizzando il limite a 30 km/h – lasciando poche arterie a velocità maggiore. Quest’idea è particolarmente osteggiata dagli automobilisti. E pensare che 30 è maggiore di 21, che è la velocità media del traffico a Firenze, che diminuisce ancora nelle ore di punta. Andare piano – pare assurdo – significherebbe arrivare prima. Ridurre le emissioni è una cosa, un’altra è far capire che il diritto alla velocità non viene prima del diritto alla sicurezza.
Quando l’auto smette di essere l’unico modo rapido per spostarsi, improvvisamente camminare, prendere il tram o la bici tornano opzioni sensate.
Sul piano politico, la partita non è mai stata neutra. Tassisti, commercianti, automobilisti organizzati hanno contestato ogni corsia ciclabile, ogni pedonalizzazione, ogni parcheggio eliminato. È illogico e irrazionale. L’Arpat ci ha appena informato che l’aria è di certo migliorata, ma Firenze resta ancora ultima in Toscana per inquinanti nell’aria che respiriamo.
Liberare la città dalle auto non è il risultato di una magia. È una strategia a lungo termine fatta di limiti di velocità, piste ciclabili, zone 30, super-blocchi, mezzi pubblici potenziati e, soprattutto, una scelta politica chiara.
La città appartiene alle persone, non alla ferraglia a motore. Né ai presunti ambientalisti che protestano per l’abbattimento di alberi (già mezzi morti e facilmente sostituibili).
Gian Luigi Corinto, docente di Geografia e Marketing agroalimentare Università Macerata, collaboratore Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
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