(AGENPARL) - Roma, 20 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Fri 20 February 2026 CONFARTIGIANATO IMPRESE SARDEGNA
COMUNICATO STAMPA 20 FEBBRAIO 2026
MONTAGNA – La sfida esistenziale delle 3.600 piccole imprese che
operano nelle zone montane sarde: 680 milioni di fatturato e 7.500
addetti.
Pireddu e Mazzette (Confartigianato Nuoro-Ogliastra): “Attività
produttive baluardo dell’economia zonale e contro il decadimento”.
Sono 3.600 le piccole e medie imprese che, con oltre 7.500 addetti e
680milioni di fatturato, operano nei 34 comuni montani della Sardegna.
A rendere più difficile la vita a queste attività vi è, però, la
pesante situazione delle infrastrutture che rappresenta il gap più
forte nei confronti delle aree di pianura, collinari e costiere.
E’ questo, in breve, ciò che emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di
Confartigianato Imprese Sardegna, attraverso il rapporto “Economia e
imprese della montagna della Sardegna: perimetri, tendenze e politica
economica”, che ha analizzato la struttura e la dinamica delle imprese
artigiane nei comuni montani e nelle aree interne dell’isola,
attraverso l’elaborazione dei dati ISTAT 2023-2025.
L’analisi delinea un’Isola stretta tra un declino demografico senza
precedenti, che colpirà duramente la capacità produttiva, e una
cronica difficoltà di accesso alle infrastrutture primarie, aggravata
da un elevato rischio idrogeologico che minaccia il futuro del
territorio ma anche la capacità delle imprese di “sorreggere” quelle
aree.
“I dati confermano come la Sardegna interna stia affrontando una
importante sfida esistenziale – commenta Giuseppe Pireddu, Presidente
di Confartigianato Nuoro-Ogliastra – infatti, la combinazione data
dalla pesante contrazione demografica e dalle barriere
infrastrutturali rischia di desertificare economicamente il cuore
dell’Isola. In tutta questa evoluzione vi è l’energia delle attività
produttive che restano nei territori a baluardo dell’economia zonale e
del decadimento”. “È indispensabile, per questo, un piano di
investimenti pubblici che punti non solo sulla manutenzione del
territorio contro il rischio idrogeologico – aggiunge Pireddu – ma
soprattutto sull’abbattimento dei tempi di percorrenza e sulla
valorizzazione della piccola impresa artigiana come presidio sociale e
demografico. Senza interventi strutturali, la “glaciazione
demografica” diventerà un processo irreversibile entro il prossimo
ventennio”.
Nello specifico le PMI sarde (non agricole) di montagna sono 3.619, il
3% di tutte quelle registrate nell’Isola, contro l’11,5% della media
nazionale e il 16,9% della provincia di Nuoro. I relativi addetti,
7.527, rappresentano il 2,5% di tutti gli addetti non agricoli sardi,
con la media nazionale dell’11,4% e di Nuoro del 14,6%.
Ne fanno parte le 1.564 realtà artigiane (18,7% del totale delle
attività montane) con i 2.705 addetti (il 39,1% degli addetti
montani). Nel nuorese le imprese sono 2.480, di cui 1.089 artigiane,
nel sassarese-gallurese 915, di cui 408 artigiane, e nel Sud Sardegna
sono 224, di cui 67 artigiane. Il fatturato montano arriva a 679
milioni di euro, l’1,5% del totale sardo, con un valore aggiunto di
203milioni di euro (l’1,6% del totale).
Il 6,6% delle imprese manifatturiere sarde operano in montagna contro
una media italiana del 9,1%; il 10,7% si occupano di edilizia (14%
media italiana) e il 26,6% di servizi (media nazionale 58,5%) mentre
il restante 56% è suddiviso in altre attività.
L’analisi dei dati sull’accessibilità dei territori comunali sardi
alle principali infrastrutture di trasporto più vicine evidenzia che
chi proviene da un comune di montagna impiega in media 44 minuti, cioè
24 minuti in più (+123%), rispetto ai 19 che impiega chi arriva da un
comune non di montagna, per raggiungere il più vicino punto d’accesso
ad una superstrada, stazione ferroviaria, porto e aeroporto. Nel
dettaglio da un comune di montagna occorrono 66 minuti per arrivare ad
un porto (35 in più rispetto ai 31 minuti degli altri comuni), 78
minuti per arrivare in aeroporto (41 in più rispetto ai 37 minuti
degli altri comuni), 51 minuti per arrivare ad una stazione
ferroviaria (33 in più rispetto ai 18 minuti degli altri comuni) e 32
minuti per accedere alla superstrada (17 in più rispetto ai 15 minuti
degli altri comuni).
“Questi dati ci ricordano, tangibilmente, come le aree interne siano
territori fragili, distanti dai centri principali di offerta dei
servizi essenziali – riprende Pireddu – che però coprono una
importante fetta della popolazione e dobbiamo ricordarci che “area
interna” non sempre coincide con territorio montano”. “Per questo sono
necessarie politiche e leggi su misura per contesti diversi,
considerando che fare impresa in montagna ha costi maggiori e più
difficoltà a restare sul mercato rispetto alle altre zone. Non
dimentichiamo neanche che è anche la salute del tessuto
imprenditoriale e sociale della montagna quella che influisce la crisi
demografica”.
Un gap pesante che si ripercuote anche sul valore aggiunto prodotto
individualmente.
La Sardegna, infatti, registra il più basso valore aggiunto per
addetto a livello nazionale: 27.306 euro equivalente a un gap del
-23,7% rispetto agli occupati non montani. Nella classifica nazionale
per valore aggiunto degli addetti, in testa troviamo il Trentino con
63.631 euro, con una media nazionale del 49.131 euro.
Turismo.
Il tasso di turisticità delle aree montane sarde arriva al 1,1% contro
il 17% del nazionale.
Frane e alluvioni.
Le imprese di montagna potenzialmente minacciate dagli smottamenti
rappresentano il 61% di tutte le attività presenti in quei territori;
la media nazionale è del 26,4% mentre nella provincia di Nuoro si
arriva al 76,7%.
Le realtà interessate da elevato rischio alluvione in montagna sono
l’1,3% contro la media nazionale del 5,1%.
I dati però dimostrano che, nonostante tutte le difficoltà, tantissime
realtà produttive credono nello sviluppo di montagna e territori
interni.
“Questi dati dimostrano come sia possibile fare impresa anche con
condizioni non certo favorevoli – sottolinea Pietro Mazzette,
Segretario di Confartigianato Nuoro-Ogliastra – con difficoltà, oltre
quelle delle infrastrutture, derivate dal reperimento di figure
professionali dovuto in parte anche al calo demografico cui si è
assistito in questi anni”. “Per contrastare uno spopolamento sempre
più diffuso sia a livello di persone che di servizi è necessario
investire nel territorio, nella qualità dell’offerta e nell’ampiezza
delle possibilità – prosegue Mazzette – come Associazione, la nostra
mission è promuovere la cultura del lavoro autonomo anche e
soprattutto in quei territori, come ad esempio la montagna, dove ci
sono realisticamente delle opportunità interessanti. Logicamente è
necessario un’unità di intenti con tutti gli enti presenti, per
investire e riuscire così a invertire questo trend che riguarda
comunque tutto il territorio provinciale ma che è più accentuato nelle
zone montane”.
Per Confartigianato Imprese Sardegna, in conclusione, quindi è
necessaria una strategia di sviluppo che lavori e investa su tutte le
aree interne a rischio spopolamento, che possa porre le imprese al
centro dello sviluppo e della creazione del lavoro, che le faccia
migliorare. Sono necessarie le risorse pubbliche, ma è ancora più
necessario, anzi fondamentale, conoscere le vere esigenze di
imprenditori e comunità.
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