(AGENPARL) - Roma, 12 Febbraio 2026(AGENPARL) – Thu 12 February 2026 *UN COCKTAIL DI FARMACI CONTRO LA LEUCEMIA LINFOBLASTICA ACUTA*
*Pubblicati **sulla rivista «Signal transduction and Targeted Therapy» i
risultati di un gruppo di ricerca dell’Università di Padova e dello IOV:
una combinazione di farmaci è in grado di indurre la morte delle cellule
leucemiche in esperimenti di laboratorio.*
*Un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto
Oncologico Veneto (IOV–IRCCS) ha individuato una nuova strategia per il
trattamento della leucemia linfoblastica acuta a cellule T (T-ALL), una
malattia ancora difficile da curare in caso di ricaduta o di resistenza
alle terapie standard.*
La chemioterapia adattata al rischio è un approccio terapeutico
personalizzato in cui l’intensità del trattamento viene stabilita in base a
specifici fattori prognostici, come lo stadio della malattia, i marcatori
molecolari o la risposta iniziale alla cura, per massimizzare i tassi di
guarigione riducendo al minimo gli effetti collaterali. Tale approccio ha
migliorato significativamente l’esito clinico dei pazienti con leucemia
linfoblastica acuta a cellule T (T-ALL). Tuttavia in circa il 20% dei
pazienti pediatrici e il 50% degli adulti con T-ALL si verifica una
resistenza alla terapia già nel tumore primario o durante una recidiva.
L’identificazione di nuove opzioni terapeutiche per il trattamento di
questi pazienti è quindi una priorità clinica.
*Grazie a uno studio effettuato di recente, i cui risultati sono stati
appena pubblicati sulla prestigiosa rivista Signal transduction and
Targeted Therapy del gruppo «Nature», gli autori hanno individuato alcuni
farmaci in grado di rendere le cellule leucemiche molto più vulnerabili
all’azione di venetoclax, un farmaco utilizzato in oncologia, ma inefficace
come singolo agente nei pazienti con T-ALL.*
«Bloccando mTORC1, un complesso di proteine che nelle cellule leucemiche
resistenti alle terapie è eccessivamente attivo, abbiamo osservato
l’attivazione della cosiddetta risposta integrata allo stress, che può
portare alla morte programmata delle cellule tumorali – *spiega il prof.
Vincenzo Ciminale, del Dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e
gastroenterologiche dell’Università di Padova, nonché autore senior
dell’articolo *–. In questo processo svolge un ruolo fondamentale la
proteina BMF, indispensabile per innescare la morte delle cellule
leucemiche. La presenza di BMF potrebbe inoltre aiutare a individuare i
pazienti più adatti a beneficiare della terapia combinata, poiché questa
proteina non è espressa in tutti i casi di leucemia T-ALL».
«L’efficacia della combinazione farmacologica è stata valutata in
esperimenti con topi di laboratorio, nei quali erano state trapiantate
cellule leucemiche ottenute da campioni di pazienti con T-ALL. I topi sono
quindi stati trattati con diverse combinazioni di farmaci o con
placebo – *chiarisce
la dottoressa Loredana Urso, dello IOV, e prima autrice dell’articolo *–.
Negli animali con tumori sensibili al trattamento si è osservata una
marcata riduzione della leucemia e, cosa di fondamentale importanza, con
modesti effetti indesiderati sulle cellule del sangue sane».
I risultati ottenuti forniscono una solida base scientifica per futuri
studi clinici con i pazienti al fine di migliorare le opzioni terapeutiche
per la cura di recidive di T-ALL. I dati raccolti sottolineano inoltre
l’importanza di approcci terapeutici più precisi e mirati, basati sulle
caratteristiche biologiche della malattia.
*Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’Università di Padova e