(AGENPARL) - Roma, 12 Febbraio 2026(AGENPARL) – Thu 12 February 2026 *Comuni montani, Meloni: “No ai nuovi criteri del decreto Calderoli: scelta
ingiusta che penalizza l’Umbria e divide il Paese”*
(AUN) – Perugia, 12 febbraio 2026 – “La nuova classificazione dei Comuni
montani, definita dentro il cosiddetto decreto Calderoli e collegata
all’attuazione della legge sulla montagna, è una scelta sbagliata nel
merito e nel metodo: riduce la montagna a un elenco, cancella la
complessità dei territori e mette a rischio servizi essenziali e
opportunità di sviluppo. Si vengono a creare delle disparità tra i
territori che non possiamo accettare”. Lo dichiara l’assessora regionale
Simona Meloni, esprimendo la netta contrarietà della Regione Umbria alle
scelte nazionali sui criteri di classificazione già espresse ripetutamente
in queste settimane.
“L’Umbria sui tavoli nazionali con le altre Regioni ha dato sempre parere
negativo in tutte le fasi del confronto – sottolinea l’assessora Meloni –
perché l’impostazione è sempre stata penalizzante e non ha tenuto conto
della reale conformazione territoriale, della fragilità infrastrutturale e
del ruolo strategico che aree montane e collinari svolgono nel contrasto
allo spopolamento”.
La situazione è chiara: prima, in Umbria erano riconosciuti montani 91
Comuni su 92 (Bastia Umbra unico non montano), con distinzione tra
totalmente e parzialmente montani. Oggi la distinzione viene cancellata e
si produce un unico elenco: in Umbria risultano 57 Comuni montani, mentre
34 escono dalla classificazione, con un impatto diretto su fondi,
agevolazioni e misure fiscali.
“Non è una questione burocratica: parliamo di incentivi per contrastare
l’abbandono, sostenere i presìdi territoriali, mantenere scuole e sanità,
attrarre famiglie e imprese. Indebolire questi territori significa
accelerare l’abbandono e ‘spaccare l’Italia in due’, tra chi resta dentro e
chi viene escluso – conclude Meloni -. La Regione continuerà a chiedere al
Governo una revisione vera dei parametri e una politica nazionale per la
montagna che rafforzi le aree interne, invece di trasformarle in una
variabile contabile”.