(AGENPARL) - Roma, 29 Gennaio 2026 - La guerra in Ucraina si avvicina a una soglia drammatica. Secondo una nuova analisi del Center for Strategic and International Studies (CSIS), il numero totale delle vittime militari – tra morti, feriti e dispersi – potrebbe raggiungere i due milioni già entro la prossima primavera, segnando uno dei bilanci umani più gravi dei conflitti moderni in Europa.
Il rapporto evidenzia come la Russia stia pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane. Dall’inizio dell’invasione, nel febbraio 2022, Mosca avrebbe accumulato circa 1,2 milioni di vittime militari complessive, di cui tra 275.000 e 325.000 soldati uccisi. Solo nel 2025, secondo le stime, si sarebbero aggiunte circa 415.000 nuove vittime. Numeri che, sottolinea il CSIS, superano complessivamente le perdite statunitensi in Corea, Vietnam, Guerra del Golfo, Afghanistan e Iraq messe insieme, e risultano cinque volte superiori a quelle subite dalla Russia e dall’Unione Sovietica in tutti i conflitti successivi alla Seconda Guerra Mondiale.
Nonostante una popolazione molto più ampia rispetto a quella ucraina, la Russia starebbe sacrificando uomini e risorse per ottenere guadagni territoriali minimi. L’analisi definisce il “costo di sangue” dell’invasione una vera e propria vulnerabilità strategica per Mosca, affermando che il Paese è “in declino come grande potenza”. Il ritmo dell’avanzata russa, infatti, è descritto come estremamente lento, persino inferiore a quello delle offensive britanniche sulla Somme o statunitensi a Belleau Wood durante la Prima Guerra Mondiale.
Secondo il CSIS, sul piano puramente militare le forze ucraine avrebbero finora retto meglio l’impatto del conflitto. Il rapporto parla di un rapporto di perdite tra due a uno e due e mezzo a uno a sfavore della Russia, il che significherebbe che, finora, sarebbero morti circa cinque soldati russi ogni due ucraini. Una stima che, pur evidenziando la durezza dei combattimenti per entrambe le parti, contrasta con le cifre fornite da Kiev: il presidente Volodymyr Zelensky ha infatti sostenuto in passato che le perdite russe sarebbero quasi otto volte superiori a quelle ucraine.
Guardando al futuro, lo studio segnala ulteriori problemi all’orizzonte per la Russia, legati al rientro di decine di migliaia di soldati da un esercito gonfiato dalle esigenze belliche. Il CSIS avverte che molti veterani, inclusi individui con precedenti penali o fortemente traumatizzati dall’esperienza di combattimento, potrebbero contribuire a un aumento della criminalità violenta. Secondo il rapporto, casi di omicidi e aggressioni commessi da ex combattenti rientrati dall’Ucraina sono già in crescita all’interno della Federazione Russa.
Allo stesso tempo, il trauma da combattimento non risparmia l’Ucraina. Anche Kiev, sottolinea l’analisi, ha cercato di rafforzare le proprie forze armate ricorrendo al reclutamento di detenuti, un fattore che lascia presagire difficoltà sociali e psicologiche nel dopoguerra per entrambi i Paesi.
Il possibile raggiungimento dei due milioni di vittime rappresenta un balzo significativo rispetto alle precedenti stime, che prevedevano circa 1,4 milioni di vittime complessive entro l’estate del 2025. Un dato che conferma come il conflitto, lungi dall’essere vicino a una conclusione, continui a consumare risorse e vite umane a un ritmo allarmante.
