(AGENPARL) - Roma, 20 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Tue 20 January 2026 PRIVACY, BEVILACQUA (M5S): CERRINA FERONI PIANGE SU SPALLA ANGELUCCI MA NON MOLLA POLTRONA
“C’è qualcosa di insopportabile nella lettera di Ginevra Cerrina Feroni pubblicata oggi dal Giornale di Angelucci (guarda caso!), ed è l’arroganza con cui, dall’alto di una poltrona a cui sembra imbullonata, pretende di riscrivere la realtà facendo la vittima e scansando accuratamente ogni questione di merito. “Non intendo entrare in merito agli addebiti formulati”. Ecco il cuore del problema. Non entra nel merito, ma intanto occupa una delle cariche più delicate della Repubblica, continua a percepire denaro pubblico e pretende pure di impartire lezioni di costituzionalismo. Non risponde alle domande, non chiarisce i fatti, non spiega nulla. Si sottrae. E poi si lamenta. La lettera è un esercizio di autocommiserazione condito da parole altisonanti: libertà di espressione, ordine democratico, dignità personale, giusto processo. Tutto molto nobile, se non fosse che vengono usate come scudo per evitare l’unica cosa che sarebbe doverosa: spiegare perché un collegio del Garante per la privacy, travolto dagli scandali emersi grazie a Report, continui come se nulla fosse. Quando scrive che “tali diritti fondamentali sono stati, in questa vicenda, calpestati come raramente è avvenuto in passato”, si dimentica un dettaglio non secondario: i sospetti gravissimi che riguardano proprio l’Autorità che dovrebbe tutelare quei diritti. Sospetti che parlano addirittura di un possibile accesso illecito alle conversazioni e ai dati dei dipendenti del Garante. La narrazione si spinge oltre il grottesco quando si legge di “un soggetto sanzionato” che avrebbe “scatenato la sua straordinaria forza mediatica” contro “il soggetto sanzionatore”. Davvero si pretende di ridurre tutto a una vendetta mediatica? Davvero Report, il servizio pubblico, i giornalisti, i documenti, le testimonianze sarebbero solo una “aggressione virulenta”? Questa è la solita scorciatoia di chi non risponde: delegittimare chi pone le domande. Poi arriva il capolavoro retorico: “Un mondo barbaro, regressivo, in cui ciascuno di noi può diventare il destinatario di tali violenze”. Barbaro e regressivo sarebbe il giornalismo d’inchiesta. Civile e democratico, invece, sarebbe restare incollati alla poltrona nonostante tutto, facendo finta di nulla, aspettando che passi la tempesta mentre lo stipendio continua ad arrivare. Si parla di “mondo parallelo a quello della giustizia”, di “verità già scritta e imposta”. Ma qui l’unica verità che si tenta di imporre è quella di un collegio che non accetta di doversene andare. Un collegio che pretende rispetto senza offrirne. La domanda finale della lettera è: “Può questo essere compatibile con il vivere civile di un ordinamento costituzionale democratico?”. La risposta è un’altra domanda, molto più semplice e molto più scomoda: può una democrazia permettersi un’Autorità totalmente screditata agli occhi dell’opinione pubblica, che continua impunemente fino a fine mandato come se nulla fosse accaduto? E soprattutto: cosa altro deve emergere perché Ginevra Cerrina Feroni, Ghiglia e Stanzione lascino quelle poltrone? Qual è la soglia oltre la quale la dignità delle istituzioni viene prima dell’attaccamento al potere? Se questo è il “mondo barbaro e regressivo”, allora sì: lo è. Ma non per colpa del giornalismo. Lo è per colpa di chi si ritiene sopra ogni controllo e pensa che basti una lettera ad Angelucci per lavarsi la coscienza e restare dov’è”.
Così la senatrice M5S Dolores Bevilacqua.
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Ufficio Stampa Parlamento
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