(AGENPARL) - Roma, 15 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Thu 15 January 2026 **Liste di attesa, in Toscana già si fanno prestazioni la sera e nei fine
settimana **
**L’assessora Monni risponde alla proposta del gruppo di Fratelli d’Italia
/Scritto da Walter Fortini, giovedì 15 gennaio 2026 alle 15:07/
Programmare visite specialistiche e prestazioni diagnostiche anche la sera
e nel fine settimana? “Buona idea quella del gruppo in Consiglio regionale
di Fratelli d’Italia – commenta l’assessora alla sanità Monia Monni – e
infatti in Toscana lo si fa da tempo: il modello Piemonte a cui si
richiamano è anche il modello toscano, che per le visite de sabato conta
addirittura maggiori volumi della sanità piemontese, che pure ha più
residenti”. Seicentomila in più.
In Toscana offrire prestazioni sanitarie in orari serali o nel fine
settimana non è qualcosa di occasionale o una sperimentazione dell’ultima
ora: è una scelta organizzativa strutturale, costruita nel tempo
(soprattutto per la diagnostica) al fine di ridurre le liste di attesa e
rendere il servizio pubblico più accessibile a tutte e a tutti.
Da gennaio a novembre dell’anno scorso, il 2025, sono state prenotate
239.977 prestazioni la sera, dalle 18 a mezzonotte. I dati sono quelli
nazionali del sistema di controllo e monitoraggio delle liste di attesa.
Altre 22.639 sono state assicurate nella giornata del sabato, mentre la
domenica è riservata a prestazioni ambulatoriali in urgenza.
Complessivamente, la sera dal lunedì al venerdì e il sabato, si superano
in Toscana le 262 mila prestazioni, che pesano per oltre l’8 per cento
sulle tre milioni e 200 mila prestazioni monitorate.
“Si tratta – commenta ancora Monni – di una quota significativa, che
dimostra come l’estensione degli orari sia già una componente stabile e
rilevante dell’organizzazione della sanità pubblica toscana”.
“Continueremo dunque a tenere aperte le agende nelle fasce serali e nei
fine settimana – conclude Monni -. Il problema delle liste di attesa non si
risolve comunque solo così. È un lavoro complesso, che richiede
programmazione, investimenti e attenzione costante al lavoro delle
professioniste e dei professionisti sanitari. Ha a che fare con
l’appropriatezza delle prescrizioni, su cui abbiamo lavorato e continueremo
a lavorare. Riguarda anche i tetti di spesa del personale, fermi da anni,
che riducono la possibilità di nuove assunzioni. Da tempo chiediamo al
Governo di rivederli ed ugualmente abbiamo chiesto di investire
maggiormente sul sistema sanitario pubblico, destinando alla sanità
nazionale almeno il 7,5 per cento del Pil, perché senza investimenti e
risorse adeguate una sanità pubblica e universalistica non può
sopravvivere”. “E così – sottolinea – che la si rafforza davvero: non
con annunci, ma con scelte coerenti e con la responsabilità di chi
considera la salute un diritto universale, da garantire ogni giorno”.
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