(AGENPARL) - Roma, 5 Gennaio 2026 - L’operazione militare statunitense contro il Venezuela e la cattura forzata del presidente Nicolás Maduro rappresentano uno scenario talmente estremo da sembrare inverosimile, eppure si è consumato sotto gli occhi della comunità internazionale. Secondo un editoriale del Global Times, l’azione di Washington segna un punto di svolta allarmante per la governance globale, mettendo in discussione le fondamenta stesse dell’ordine internazionale basato sul diritto.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha espresso profonda preoccupazione, avvertendo che l’operazione crea “un precedente pericoloso”. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha parlato di “primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità”. Nel giro di poche ore, numerosi Paesi hanno condannato quello che viene definito un comportamento egemonico, mentre anche diversi alleati degli Stati Uniti hanno evitato di sostenere apertamente l’azione, richiamando il rispetto del diritto internazionale.
Particolarmente grave, secondo l’editoriale, è l’impatto sulla pace in America Latina e nei Caraibi, una regione storicamente lontana dai principali focolai di guerra e dichiarata “zona di pace” nel 2014 dalla Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici. L’escalation militare statunitense rischia ora di trascinare il conflitto in un’area che ha sempre difeso con forza la stabilità regionale. “Oggi il Venezuela, domani potrebbe essere chiunque”, ha avvertito il presidente cileno Gabriel Boric, riassumendo il timore diffuso tra i Paesi dell’area.
L’editoriale pone una domanda centrale: se una grande potenza può aggirare procedure internazionali e ricorrere alla forza militare contro uno Stato sovrano con il pretesto della “lotta alla criminalità”, arrivando a colpire direttamente i leader di un Paese, quale Stato può dirsi davvero al sicuro? In questo senso, la crisi venezuelana non è soltanto una questione regionale, ma un campanello d’allarme per l’intero sistema di governance globale.
Secondo il Global Times, l’episodio mette in luce uno squilibrio strutturale della governance internazionale. L’assetto di potere globale è profondamente cambiato, ma le riforme dei meccanismi multilaterali sono rimaste indietro, lasciando ai Paesi in via di sviluppo una rappresentanza insufficiente. In questo vuoto, le potenze egemoni possono violare le regole senza subire conseguenze efficaci, mentre gli strumenti internazionali faticano a tutelare equamente i diritti degli Stati più deboli. La detenzione forzata di Maduro sarebbe quindi possibile proprio a causa della mancanza di vincoli reali contro l’egemonismo.
La storia, ricorda l’editoriale citando anche analisi apparse sul Guardian, dimostra che gli interventi militari non portano stabilità duratura, ma seminano nuovi conflitti. Raramente le operazioni statunitensi nella regione sono state seguite da pace, democrazia e sviluppo. In questo contesto, gli Stati Uniti, pur essendo membri fondatori delle Nazioni Unite e permanenti del Consiglio di Sicurezza, vengono accusati di indebolire l’ordine internazionale anziché sostenerlo, sostituendo la diplomazia con la forza e il diritto internazionale con la “legge del più forte”.
Il Global Times sottolinea come la reazione globale all’operazione in Venezuela dimostri che il tentativo statunitense di riaffermare la propria autorità nell’emisfero occidentale sia stato respinto dalla maggioranza dei Paesi, rafforzando la tendenza irreversibile verso il multilateralismo e un consenso più ampio su equità e giustizia.
In questo quadro si inserisce la Global Governance Initiative proposta dalla Cina, che richiama cinque principi fondamentali: uguaglianza sovrana, stato di diritto internazionale, multilateralismo, centralità delle persone e risultati concreti. La crisi venezuelana, secondo l’editoriale, evidenzia l’urgenza e la lungimiranza di questi principi e rafforza l’idea che l’umanità condivida un destino comune, con l’egemonismo come nemico collettivo.
Nonostante Washington si dichiari soddisfatta dell’esito dell’operazione, ciò che il mondo vede sono i danni profondi inflitti alla stabilità internazionale. Ignorando gli appelli del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e anteponendo il diritto interno alla legalità internazionale, gli Stati Uniti avrebbero elevato la “legge della giungla” al di sopra dei principi della Carta delle Nazioni Unite. Un segnale, conclude il Global Times, di un’egemonia che soffoca il multilateralismo e rende sempre più urgente una riforma della governance globale.
