(AGENPARL) - Roma, 9 Dicembre 2025 - (AGENPARL) – Tue 09 December 2025 *COMUNICATO STAMPA*
*L’INTESTINO NON È CONDANNATO A INVECCHIARE: DUE STUDI RIVELANO COME
PREVENIRNE IL DECLINO*
*Ricercatori di UniTo e del Leibniz Institute on Aging scoprono i
meccanismi che aumentano il rischio di tumore al colon e riducono la
capacità rigenerativa, indicando nuove strategie per contrastarli*
Due studi appena pubblicati su *Nature Aging* e *Nature Cell Biology*,
frutto della collaborazione tra l’*Università di Torino* e il *Leibniz
Institute on Aging – Fritz Lipmann Institute (FLI) di Jena*, rivelano con
precisione senza precedenti i meccanismi che guidano l’invecchiamento
dell’intestino e propongono strategie concrete per contrastarlo. Le
ricerche mostrano come i cambiamenti epigenetici e proteomici delle cellule
staminali intestinali favoriscano il rischio di tumore del colon e la
perdita di capacità rigenerativa tipiche dell’età avanzata, indicando
possibili interventi per prevenirli o invertirli.
Con l’avanzare dell’età, l’intestino — uno dei tessuti più dinamici del
corpo umano — perde progressivamente efficienza, diventando più vulnerabile
a infiammazioni, infezioni e tumori. Il gruppo del *Prof. Francesco Neri*,
da anni impegnato nello studio dell’invecchiamento prima al FLI e poi
all’Università di Torino, ha guidato due indagini che spiegano in modo
integrato come questo processo avvenga e come possa essere modulato.
*Il primo studio* descrive una forma specifica di invecchiamento
epigenetico delle cellule staminali intestinali, definita *ACCA drift* (*Aging-
and Colon Cancer-Associated drift*). Con l’età, le cellule accumulano
ipermetilazioni del DNA che silenziano geni chiave, in particolare quelli
regolatori della via di segnalazione WNT, essenziale per mantenere il
tessuto in equilibrio.
Questa deriva epigenetica crea un “mosaico” di cripte intestinali giovani e
cripte molto invecchiate,che con il tempo si espandono e mostrano
caratteristiche simili a quelle osservate nelle lesioni tumorali del colon.
Il gruppo di ricerca, con la *Dr.ssa Anna Krepelova* come prima autrice, ha
identificato i fattori che innescano il fenomeno: alterazioni nel
metabolismo del ferro, che riducono l’attività degli enzimi TET deputati
alla rimozione delle metilazioni in eccesso; infiammazione cronica di basso
grado tipica dell’invecchiamento; indebolimento del segnale WNT.
Ripristinare l’importazione di ferro o potenziare il segnale WNT in modelli
di organoidi intestinali ha permesso di rallentare o invertire la deriva,
dimostrando che l’invecchiamento epigenetico può essere modulato.
“Questi studi finanziati anche con il bando sulla ricerca d’eccellenza
aprono a nuove prospettive concrete di prevenzione e cura per alcune delle
malattie più frequenti dovute all’invecchiamento. La pubblicazione su due
prestigiose riviste scientifiche è nel contempo un riconoscimento allo
straordinario lavoro svolto e una spinta verso l’applicazione pratica dei
risultati delle scoperte. È proprio questa la missione della Fondazione
Ricerca Molinette, trasformare ogni donazione in risultati concreti per la
nostra comunità e il sapere scientifico condiviso” – dichiara *Massimo
Segre*, presidente della *Fondazione Ricerca Molinette,* che ha finanziato
il grant del *Prof. Francesco Neri*.
*Il secondo studio*, condotto in collaborazione con il *Dr. Alessandro Ori*
e con il contributo dei ricercatori *Alberto Minetti* e *Omid Omrani*, si
concentra invece sulla capacità rigenerativa dell’intestino. Nei topi
anziani, la riparazione del tessuto risulta compromessa a causa di
un’alterazione della proteostasi, il sistema che assicura il corretto
funzionamento delle proteine cellulari.
I ricercatori hanno scoperto che, dopo un danno, gli intestini anziani
attivano con ritardo la produzione di poliammine — piccole molecole come
spermidina e putrescina, fondamentali per la crescita cellulare e la
proteostasi. Riattivare in anticipo questo metabolismo, tramite brevi
periodi di restrizione calorica seguiti da rialimentazione o tramite
integrazione orale, ha permesso di ripristinare la capacità rigenerativa
dell’epitelio. Il risultato indica che il tessuto anziano conserva un
potenziale di autoguarigione, che può essere stimolato con interventi
mirati.
Le due ricerche convergono su un messaggio chiave: *l’invecchiamento
dell’intestino non è un processo inevitabile, ma può essere modulato*.
Comprendere come ferro, infiammazione, via WNT e poliammine interagiscano
apre nuove opportunità per: prevenire o rallentare l’invecchiamento
intestinale; ridurre il rischio di tumore del colon legato all’età;
migliorare la guarigione dopo chemioterapia, infezioni o interventi
chirurgici negli anziani; estendere questi approcci ad altri tessuti
soggetti a invecchiamento, come pelle o fegato.
“Questi risultati confermano che la Fondazione raggiunge i propri obiettivi
di promuovere ricerca di eccellenza selezionando progetti e ricercatori
davvero capaci di produrre impatto, con ricadute dirette sul miglioramento
della qualità della vita dell’anziano” – sostiene il *Prof. Emilio Hirsch,*
direttore scientifico della Fondazione Ricerca Molinette e Direttore del
Centro Di Biotecnologie Molecolari di Torino.
I risultati derivano da anni di collaborazione scientifica tra l’Università
di Torino e il Leibniz Institute on Aging – FLI, istituto europeo di
riferimento per lo studio dell’invecchiamento, con il quale UniTo ha
stabilito da cinque anni un International Research Cooperation Agreement.
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