(AGENPARL) - Roma, 1 Dicembre 2025(AGENPARL) – Mon 01 December 2025 Emanuela Moretti in mostra a Roma con a screen has no edges
La personale di Emanuela Moretti, ospitata presso il nuovo spazio Studio Orma a Roma dal dicembre 2025 al 14 febbraio 2026, inaugura non solo una mostra, ma anche una stagione di ricerca dedicata alle forme emergenti dell’arte contemporanea. Nel cuore di Monteverde, lo spazio fondato da Edoardo Innaro e Marco Celentani nasce come un laboratorio umano, un ambiente che promuove pratiche site specific e indagini sui limiti architettonici e concettuali della stanza espositiva. È in questo contesto che il progetto “a screen has no edges” prende forma, traducendo la poetica di Moretti in un ambiente immersivo, sospeso tra domesticità e perturbazione.
La mostra ricostruisce un interno familiare in cui l’abituale si trasforma in un territorio instabile. Una tenda, un lavabo, uno specchio: elementi quotidiani vengono privati della loro funzione e riassegnati a un sistema percettivo che frana e si ricompone. La tenda, su cui compare la nuca di una ragazza, non copre una finestra ma un muro, aprendo un varco immaginario su un altrove che non esiste. È un oggetto che simula un’apertura e la nega allo stesso tempo, rievocando quella comunicazione incessante e ormai interiorizzata tra esterno e interno che caratterizza l’esperienza contemporanea. Nel lavoro di Moretti il domestico diventa un teatro di trasformazioni, dove la familiarità si inquina di presenze ambigue, corpi frammentati e forme che oscillano tra organico e artificiale.
Le sculture che popolano questo ambiente si dispiegano come organismi meccanomorfi, strutture leggere che evocano spine dorsali, vertebre modulari, architetture viventi di un corpo in mutazione continua. Su queste impalcature si innestano pelli digitali, superfici epidermiche a bassa definizione che mostrano la loro origine di immagine pixelata, filtrata, impoverita. Moretti non mira a imitare la realtà, ma a costruire un’epidermide artificiale che si comporta come una protesi: una pelle nuova nata dalla compresenza di carne e schermo, di fragilità organica e durezza meccanica. Il risultato è una morfologia inquieta in cui l’umano, pur riconoscibile in certi frammenti, si dissolve in un ibrido che fatica a contenere sé stesso.
Il titolo della mostra suggerisce una condizione percettiva radicale: lo schermo come superficie senza bordi, estensione della sensibilità e al tempo stesso dispositivo che confonde le coordinate tra ciò che è vissuto e ciò che è rappresentato. In questo scenario la percezione non è più confinata allo sguardo diretto, ma si espande attraverso la mediazione di immagini continue, spesso sovrapposte, spesso deformate. La mostra interroga quindi la natura dell’immagine contemporanea e della nostra presenza in essa: quanto di noi sopravvive in un flusso ininterrotto di stimoli digitali e quanto, invece, si rivela nei residui fisici, nelle tracce lasciate su uno specchio, nelle particelle di pelle che depositiamo nello spazio? Gli oggetti come il lavandino e lo specchio diventano così allegorie di un gesto di cura e insieme della tensione narcisistica che abita la nostra epoca, mentre le ciglia applicate sulle superfici riflettenti alludono all’inevitabile dispersione del corpo in un ambiente che lo registra e lo assorbe.
L’intero progetto scenico si configura come una riflessione sul corpo contemporaneo e sul suo modo di abitare lo spazio, oscillando tra presenza tangibile e moltiplicazione digitale. Le sculture modulari che compongono l’ossatura dell’allestimento incarnano il paradosso di una stagione culturale che meccanizza tutto ciò che tocca, pur trattenendo una residua tensione verso la carne, verso una materialità che viene negata e riaffermata di continuo. È in questo equilibrio tra ferita e metamorfosi che la ricerca di Moretti si inscrive, portando alla luce un corpo che si rigenera e si frammenta, che abita simultaneamente un luogo fisico e uno schermo potenzialmente infinito.
L’artista, nata a Tagliacozzo nel 1990 e formata all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, ha sviluppato una pratica che interroga il rapporto tra corpo umano, spazio intimo e paesaggio urbano, trasformando materiali come metalli, sapone ed elementi digitali in protesi ibride. La sua opera costruisce ambienti in cui la realtà domestica si trasfigura in un terreno di sperimentazione antropologica, coerente con la vocazione di Studio Orma e con la sua attenzione per i linguaggi della nuova generazione. In a screen has no edges questa ricerca culmina in un dispositivo immersivo che restituisce allo spettatore un’immagine inquieta e sfuggente di sé, capace di mettere in relazione il dato corporeo con la sua ombra digitale, la memoria del tatto con il bagliore dello schermo. La personale, a cura di Gianlorenzo Chiaraluce, potrà essere visitata presso lo Studio Orma (Via Francesco Amici 10), il giovedì, venerdì e sabato dalle 17 alle 20 o su appuntamento.
