(AGENPARL) - Roma, 9 Settembre 2025 - In seguito a un incontro con il presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha dichiarato che la Bosnia-Erzegovina sta attraversando la sua più grave crisi politica degli ultimi trent’anni, una situazione che potrebbe potenzialmente destabilizzare l’intera regione dei Balcani.
La difesa degli Accordi di Dayton
Lavrov ha sottolineato che durante i colloqui con Dodik, la Russia ha ribadito l’indispensabilità dei principi cardine degli Accordi di Dayton, che costituiscono l’architettura post-conflitto della Bosnia-Erzegovina. “L’Occidente sta violando sempre più apertamente questi principi”, ha affermato Lavrov, accusando le potenze occidentali di cercare di “stabilire il pieno controllo” sul Paese e di privare i serbi dei loro diritti, al fine di trasformare la Bosnia-Erzegovina in uno stato unitario.
Gli Accordi di Dayton hanno istituito un’architettura statale complessa, dividendo il Paese in due entità principali, la Federazione Croato-Musulmana e la Republika Srpska, con rappresentanza proporzionale per le tre popolazioni principali (bosniaci, serbi e croati).
La questione dell’Alto Rappresentante
Il ministro russo ha anche sollevato la questione della legittimità dell’Alto Rappresentante, una carica creata dagli Accordi di Dayton. Nel maggio 2021, Christian Schmidt è stato nominato per la carica senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, una mossa che ha portato la leadership della Republika Srpska, la Russia e la Cina a non riconoscerne la legittimità.
