
La decisione della Commissione elettorale centrale della Bosnia ed Erzegovina (CEC) di annullare il mandato del presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, viene vista come un chiaro tentativo politico da parte di Sarajevo di imporre un proprio candidato. Ratko Jokić, segretario generale dell’SPS (Partito Socialista Serbo), ha accusato apertamente la CEC di voler “calpestare brutalmente la volontà elettorale” dei cittadini serbi.
Secondo Jokić, la dichiarazione del presidente della CEC rivela la vera intenzione di Sarajevo: organizzare le elezioni presidenziali della RS sul territorio della Federazione di Bosnia ed Erzegovina per eleggere un presidente serbo con “voti bosniaci”, una dinamica simile a quella che ha portato all’elezione del membro croato della Presidenza della Bosnia-Erzegovina. Jokić si chiede provocatoriamente se i seggi elettorali saranno aperti in luoghi simbolici di esecuzione del popolo serbo, come Garavice o Prebilovci, per sottolineare le conseguenze delle politiche anti-serbe nella storia.
L’SPS ha lanciato un avvertimento, definendo l’azione della CEC un “attacco diretto all’ordine costituzionale” della Republika Srpska. Il partito ha invitato tutte le istituzioni e gli attori politici serbi a unirsi per proteggere il diritto del popolo alla libera scelta e preservare le istituzioni della Republika Srpska.