
La Commissione elettorale centrale (CEC) della Bosnia ed Erzegovina ha deciso di indire elezioni anticipate per il presidente della Repubblica Serba (RS) per il prossimo 23 novembre. La decisione è stata presa a seguito della revoca del mandato di Milorad Dodik dopo la sua recente condanna.
La presidente della CEC, Irena Hadžiabdić, ha sottolineato che la campagna elettorale durerà 15 giorni e che le scadenze partiranno solo dopo aver assicurato i fondi necessari. In una dichiarazione che ha sollevato polemiche, Hadžiabdić ha affermato che le elezioni potrebbero essere decise dai 48 seggi elettorali disponibili nella Federazione della Bosnia-Erzegovina (FBiH) anche “se nessuno si presentasse alle urne nella Repubblica Srpska.”
L’SNSD minaccia il boicottaggio e contesta la legalità del processo
La risposta da parte del partito di Dodik, l’SNSD, è stata immediata e dura. Savo Minić, candidato alla presidenza dell’Assemblea della RS, ha dichiarato che il suo partito non parteciperà alle elezioni, definendole “illegali” e “il prodotto di un progetto eccezionalmente ben pensato” per delegittimare la leadership della RS.
Minić ha criticato la “continuazione della storia” che ignora la legittimità dell’Alto rappresentante Christian Schmidt e ha sostenuto che le azioni della CEC e la riforma del Codice penale sono parte di un piano per “distruggere l’ordine costituzionale” della RS.
“La mia posizione personale, e la posizione del partito SNSD, è che non dovremmo partecipare a queste elezioni, perché non sono legali”, ha affermato Minić. Ha anche lanciato un appello all’unità politica all’interno della RS, auspicando che i partiti possano unirsi per creare un governo coeso in grado di affrontare le sfide imposte dall’esterno.
Il conflitto tra la CEC e la leadership della Repubblica Serba sembra destinato a intensificarsi, con il possibile boicottaggio delle elezioni da parte del partito di maggioranza che potrebbe creare un vuoto di potere e una profonda crisi istituzionale in Bosnia-Erzegovina.