(AGENPARL) - Roma, 7 Marzo 2025 - (AGENPARL) – ven 07 marzo 2025 UE, M5S: MELONI NON SI NASCONDA DIETRO PENOSI REBRANDING, UNA BOMBA SI CHIAMA BOMBA
*UE, M5S: MELONI NON SI NASCONDA DIETRO PENOSI REBRANDING, UNA BOMBA SI CHIAMA BOMBA*
Roma, 7 marzo. “Giorgia Meloni, prima o poi, dovrà trovare il coraggio di assumersi la responsabilità di ciò che fa. Ha approvato senza fiatare un piano di riarmo europeo che per l’Italia potrebbe significare maggior debito da 50 miliardi scaricato su famiglie e lavoratori per acquistare bombe, droni, cannoni e carri armati. Ma una bomba si chiama bomba, non si può certo provare a chiamarla ospedale o scuola. Inutile quindi che la Presidente del consiglio provi a fare in Italia una penosa operazione di ‘rebranding’, per chiamare il piano ReArm Eu in qualche altro modo e ingannare gli italiani per l’ennesima volta. Si assuma la responsabilità di essere una convinta sostenitrice di questo piano ‘full metal jacket’. Non si nasconda dietro pusillanimi ‘rebranding’ o dietro l’ipocrita richiesta di una garanzia europea per alimentare investimenti privati in difesa, quando è chiaro a tutti che qui potrebbe arrivare una valanga di debito pubblico non per sanità, istruzione, innovazione, ricerca e sviluppo industriale, ma per comprare bombe e cannoni. Inoltre la premier non si nasconda dietro presunti risultati ottenuti e impuntature di facciata: il fatto di accettare l’uso dei fondi di coesione per il riarmo solo su base volontaria, in quanto la Meloni sarebbe contraria al loro utilizzo per le armi, non significa che l’Italia non distrarrà risorse dai fondi di coesione per destinarli alla difesa, ma solo che questa ‘distrazione’ non sarà obbligatoria. Caspita, che garanzia! Per non parlare dell’ennesima, insopportabile ipocrisia. La Presidente del Consiglio dice sì allo scorporo degli investimenti in difesa dai parametri del Patto di stabilità, ma visto che ha paura che gli italiani si rendano conto di quanto sia nauseabonda questa destinazione, prova a usare il tema come viatico per provare ad arrivare allo scorporo di qualche altro investimento. Come se non ci fossero anche e soprattutto le impronte digitali di Meloni e Giorgetti sul nuovo, folle, sciagurato Patto di stabilità, la cui accettazione italiana adesso si vorrebbe provare a far dimenticare in quattro e quattr’otto. E invece no: resta e resterà agli atti che Meloni e Giorgetti hanno firmato un Patto di stabilità che infligge agli italiani 13 miliardi di tagli l’anno in sanità, istruzione, ricerca, innovazione, sviluppo industriale, e che adesso viene ammorbidito con la loro complicità solo per spendere di più, e a debito, per bombe, cannoni, droni e artiglieria varia. E allora diamo un nome a ciò che davvero abbiamo di fronte. Una cosa ha fatto senza ipocrisia la von der Leyen, ovvero chiamare il piano per quello che è, ReArm, ossia piano di riarmo. Meloni non scappi via come sempre per nascondersi dietro il primo angolino sperando che qualcuno non la veda”. Lo comunicano in una nota i parlamentari M5S nelle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato.
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Ufficio Stampa Parlamento
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