(AGENPARL) - Roma, 17 Febbraio 2025 - (AGENPARL) – lun 17 febbraio 2025 GREENPEACE ITALIA E RECOMMON: DOMANI LA CASSAZIONE STABILIRÀ SE IN ITALIA È
POSSIBILE INTENTARE CAUSE CLIMATICHE
domani alle ore 10 per l’udienza relativa all’ammissibilità della “Giusta
Causa
”,
la causa climatica portata avanti da Greenpeace Italia, ReCommon e 12
cittadine e cittadini. L’udienza si terrà a porte chiuse e i tempi di
pubblicazione del verdetto dipenderanno dal calendario stabilito dai
giudici.
Nel maggio 2023, le due associazioni e 12 cittadine e cittadini italiani
avevano presentato una causa civile nei confronti di ENI, del Ministero
dell’Economia e delle Finanze (MEF) e di Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.
(CDP) – questi ultimi due enti in qualità di azionisti che esercitano
un’influenza dominante su ENI – per i danni subiti e futuri, in sede
patrimoniale e non, derivanti dai cambiamenti climatici a cui il colosso
italiano del gas e del petrolio ha significativamente contribuito con la
sua condotta negli ultimi decenni, pur essendone pienamente consapevole
ENI, CDP e MEF hanno eccepito “il difetto assoluto di giurisdizione del
giudice ordinario adito”, ritenendo quindi che nel nostro Paese una causa
climatica non sia procedibile. Greenpeace Italia, ReCommon e le cittadine e
cittadini che hanno promosso la “Giusta Causa” hanno fatto ricorso per
regolamento di giurisdizione alla Suprema Corte, a cui chiedono un
pronunciamento nel merito in via definitiva. Quanto delibererà la Corte di
Cassazione avrà un impatto su ogni causa climatica in corso o intentata in
futuro in Italia e, quindi, sulla tutela anche nel nostro Paese dei diritti
umani connessi al clima e già riconosciuti dalla Corte Europea dei Diritti
Umani.
«I tribunali di tutta l’Unione Europea – dai Paesi Bassi al Belgio, fino a
Francia e Germania – riconoscono la competenza sulle cause climatiche.
Sarebbe un grave passo indietro se l’Italia si isolasse da questo quadro
giuridico europeo, contravvenendo anche a quanto recentemente stabilito
dalla Corte di Strasburgo. Confidiamo che le Sezioni Unite della Corte di
Cassazione accolgano il nostro ricorso, riconoscendone l’ammissibilità e la
fondatezza », affermano le organizzazioni. «L’emergenza climatica si sta
aggravando e i suoi impatti in Italia sono sempre più drammatici, sia in
termini di vittime che di danni economici. È in ballo la violazione dei
diritti umani fondamentali di un numero crescente di persone. Chiediamo che
a pagare siano i responsabili di questa crisi, in primis le grandi società
fossili, che da decenni sono consapevoli della tragedia che avrebbero
causato. È una questione di giustizia climatica».
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