(AGENPARL) - Roma, 16 Dicembre 2024 - Il 17 e 18 dicembre, nella sede della Biblioteca Nazionale di Roma, si svolgeranno gli “Stati Generali delle Aree protette italiane” https://agenparl.eu/2024/12/13/accredito-stampa-e-programma-il-17-e-18-dicembre-a-roma-gli-stati-generali-delle-aree-protette-italiane/
L’ultimo incontro era avvenuto 10 anni fa, quando l’incremento esponenziale della specie lupo non aveva ancora raggiunto il livello di criticità al quale, tutti noi, stiamo assistendo oggi. A quei tempi, esperti internazionali come Luigi Boitani smentivano la possibilità che il lupo avrebbe iniziato ad attaccare anche l’uomo, come – invece – la cronaca più recente ha tristemente confermato (https://www.today.it/cronaca/bimbo-aggredito-da-lupo-catturato-roma.html https://www.iduepunti.it/18-11-2024/provincia-di-teramo-noto-imprenditore-agricolo-aggredito-da-un-lupo-che-inseguiva-un). A quei tempi, non era stato ancora preso in seria considerazione l’abbattimento di cervi e cinghiali in soprannumero, argomento – invece – di cui si parla ormai quasi quotidianamente – anche se tra il “dire e il fare”, come recita, il famoso proverbio “c’è di mezzo il mare”. Infatti, azioni decise, da parte delle istituzioni competenti, circa la riduzione della fauna in soprannumero, stentano a decollare. Cosi, ad esempio, in Abruzzo assistiamo allo spostamento degli orsi fuori dal Parco verso i centri abitati, alla ricerca di cibo che ormai scarseggia, anche a causa della competizione con gli ungulati (cervi e cinghiali) che abbondano a dismisura e si nutrono di molti alimenti selvatici di cui si cibano anche gli ultimi orsi marsicani, ormai ridotti ad una sessantina di individui.
Oggi apprendiamo che all’incontro del 17-18 Dicembre, fortemente voluto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, oltre a politici di alto profilo sono state invitate 79 organizzazioni ambientaliste, i presidenti degli enti parco e della aree marine protette, rappresentanti di enti locali, del mondo della ricerca e delle università, dei corpi militari impegnati nella tutela dell’ambiente, etc. E’ naturale allora domandarsi che fine abbiano fatto gli altri attori locali che vivono all’interno ed intorno ai Parchi, e che con le loro pratiche consuetudinarie ed il loro sapere tramandato, di generazione in generazione, hanno contribuito in modo fondamentale alla conservazione e gestione sostenibili di vaste estensioni del nostro territorio nazionale (veri e propri territori di vita), soltanto in seguito, trasformati in aree protette e parchi nazionali. Ci riferiamo ai pastori, alle varie tipologie di allevatori estensivi, ai boscaioli, ai piccolo contadini di montagna. Non andavano invitati anche questi agli ‘Stati Generali’, attraverso le associazioni e comitati che li rappresentano? Non è forse il MASE stesso ad aver sostenuto la necessità di aprire un confronto con i protagonisti del sistema delle aree naturali protette e a ribadire che bisogna ‘fare rete’ per coinvolgere i soggetti protagonisti nei meccanismi di rinnovo della legge quadro 394/91? E’ ormai evidente che ne’ il MASE, ne’ altri rappresentanti istituzionali, considerino gli ultimi italiani che ancora vivono in montagna (pastori, allevatori estensivi, etc.) come soggetti degni di nota – se non protagonisti chiave – nelle scelte di gestione territoriale e degli ecosistemi a rischio. Tali scelte, ormai calate unicamente dall’alto, andranno ad impattare in modo inesorabile sul futuro di queste categorie di ‘residenti’. Si, è proprio così, perché l’attuale Legge Quadro sulle aree protette che si vuole cambiare (uno dei temi portanti di questi due giorni) recita all’articolo 11 sez. 5. che, nell’ambito dell’applicazione dei regolamenti dei Parchi: “restano salvi i diritti reali e gli usi civici delle collettività locali”. Inoltre, nella sezione h), 2-bis dello stesso articolo, è chiaramente specificato che i Parchi sono tenuti a valorizzare “altresì gli usi, i costumi, le consuetudini e le attività tradizionali delle popolazioni residenti sul territorio, nonché le espressioni culturali proprie e caratteristiche dell’identità delle comunità locali….”. Purtroppo tutto questo non è avvenuto e allora diventa lecito porsi una domanda fondamentale: ‘I cambiamenti che si vogliano apportare alla 394/91andranno a sostenere con maggior vigore, i principi che l’articolo 11 già riporta? O andranno invece a depotenziarli? Quest’ultima ipotesi ci preoccupa e non poco, visto che, a macchia di leopardo, stanno emergendo violazioni dei diritti dei residenti all’uso civico e al godimento dei domini collettivi, proprio nei comuni situati all’interno di Parchi Nazionali e Regionali. Gli Stati Generali delle Aree Protette faranno luce anche su questo?
Virgilio Morisi – allevatore di Pescasseroli e Presidente dell’ETS “Iura Civium ad Bonum Naturae” – Abruzzo ha fatto della difesa degli usi civici e dell’opposizione al Piano del Parco (PNALM) una ragione di vita. Egli racconta come, molto prima della creazione del Parco, il territorio viveva del lavoro della sua gente e la ricchezza si misurava in base alla quantità di bestiame, in particolar modo ovini. I terreni pascolivi venivano assegnati agli allevatori, in base a ‘regolamenti comunali’ che erano snelli e scevri dei complicati cavilli burocratici che oggi appesantiscono, come macigni, le pratiche di assegnazione dei pascoli. Adesso, dice Morisi: “assistiamo, ad un sovvertimento del tradizionale rapporto tra sostenibilità ambientale e socio-economica a causa da una famigerata macchina burocratica (il Parco), ormai priva di freni che, sotto la guida cinica di tecnocrati dell’ambiente, spadroneggia sulle proprietà collettive dei ‘cives‘, imponendo norme illegittime, che ledono i diritti d’uso civico, costituzionalmente garantiti”.
“Manca soltanto un giorno dall’inizio dell’evento Stati Generali delle Aree Protette” dichiara Guglielmo Lauro, Presidente del Comitato Allevatori e Agricoltori del Territorio (CAAT) – Molise “e sarebbe doveroso riflettere sul ruolo indispensabile che alcuni portatori d’interesse (allevatori estensivi, pastori, boscaioli, piccoli contadini) hanno avuto nella gestione sostenibile delle aree protette. Anche la ricerca di possibili soluzioni sulla coesistenza uomo-grandi carnivori richiederebbe una comprensione profonda delle conoscenze ed esperienze di noi locali” ribadisce Lauro.
Recentemente una ricerca antropologica ha messo in luce proprio la scarsa attenzione che i gestori delle aree protette continuano ad avere nei confronti della popolazione locale, dei loro antichi saperi e legittimi interessi. Questa disattenzione ha contribuito a polarizzare il dibattito sulla coesistenza tra grandi carnivori e sistemi di pascolo estensivo, impedendo il raggiungimento d’interpretazioni e visioni condivise, da parte dei vari attori. In questo contesto, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise rappresenta un caso emblematico non solo di mala-gestione delle risorse naturali e della grande fauna, ma anche un esempio eclatante di violazione dei diritti d’uso civico e di godimento dei domini collettivi. L’articolo accademico, appena pubblicato sulla rivista ‘Antropologia Pubblica’, https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/antropologia-pubblica/article/view/4542 mette in risalto anche queste problematiche – contrapponendo le percezioni che pastori e allevatori hanno dell’ambiente, con tutta una serie di discorsi paralleli del mondo ambientalista, dei gestori delle aree protette, della società civile, etc; discorsi, come il ‘rewilding’, che propongono versioni e visioni altre del rapporto ‘uomo-natura’. L’articolo racconta anche come l’orso ha da sempre convissuto con la pastorizia, anche beneficiandone, e richiama alla necessità di realizzare un coinvolgimento trasparente di tutti i portatori d’interesse (non per ultimo pastori ed allevatori estensivi) per approdare, finalmente, ad una vera co-gestione partecipata del territorio.
Il nostro auspicio, è che la politica tenga finalmente conto di tutte queste questioni e non si perda in generiche e sterili discussioni durante questa ‘due giorni romana’, tanto voluta dal MASE. Insomma tutto ciò che concerne la gestione del territorio e delle aree protette non può e non deve prescindere dal diritto agli usi civici e beni collettivi “il cui regime giuridico resta quello dell’inalienabilità, dell’indivisibilità, dell’inusucapibilità e della perpetua destinazione agro-silvo-pastorale” (art. 3, Legge 168 – 20 Nov. 2017)
ETS “Iura Civium ad Bonum Naturae“ – Abruzzo
Comitato Allevatori e Agricoltori del Territorio (CAAT) – Molise
Alleanza dei Pastori Aurunci e Ciociari (APAC) – Lazio
*Le associazioni menzionate, afferiscono al Coordinamento Nazionale Allevatori di Montagna e Pastori D’Italia (CONAPI).
