
(AGENPARL) – ven 06 settembre 2024 Mancini (Lega) ne denuncia “i rischi e l’ingiustizia” e annuncia una
mozione
(Acs) Perugia, 6 settembre 2024 – “Ci risiamo, dall’ambientalismo
oltranzista da salotto arriva l’ennesimo tentativo di ostacolare la caccia
promuovendo un referendum per abrogare l’art. 842 del Codice Civile, che
consente il libero accesso dei cacciatori nei fondi privati non recintati e
comunque dove non si arreca danno alle colture”: così il capogruppo della
Lega all’Assemblea legislativa dell’Umbria, Valerio Mancini, che annuncia
una mozione in riferimento alla notizia di una “nuova raccolta di firme
anti-caccia, la terza, promossa dall’associazione ‘Rispetto per tutti gli
animali’, per ottenere con un referendum l’abrogazione del citato
articolo.
“Tale iniziativa – secondo Mancini – fa sponda con certe forze politiche di
sinistra che sono tradizionalmente anti-caccia. Questo articolo consente
infatti a tutti i cittadini di poter accedere ai fondi dove non è vietato.
La sua abrogazione impedirebbe la normale fruizione del territorio, oggi ai
cacciatori e magari domani ai cittadini che frequentano le campagne. Non
vorrei infatti che in futuro, con lo stesso principio, si voglia vietare
l’accesso anche ai cercatori di tartufi, funghi e asparagi, a chi ama
passeggiare e alla fine anche a chi svolge attività sportiva all’aperto,
come la mountain bike. Di certo, nell’immediato l’obiettivo è limitare i
cacciatori. Perché l’abolizione del diritto di accesso anche ai terreni
privati sancito dal Codice Civile limiterebbe di fatto la pratica venatoria,
costringendo chi può a recarsi nelle aziende faunistico-venatorie o magari
all’estero, dove non ci sono assurdi limiti. Facendo venir meno non solo un
diritto soggettivo, ma anche una funzione di pubblico interesse qual è la
pianificazione faunistico-venatoria assicurata dai cacciatori. Funzione di
rilievo costituzionale riconosciuta in più occasioni dal nostro ordinamento
e ribadita anche dall’ultima sentenza con cui il Tar dell’Emilia Romagna
(n. 321/2024) ha respinto un’istanza animalista per impedire il libero
ingresso dei cacciatori sui terreni privati. ‘Giova rilevare – si legge
nella sentenza – come il Piano faunistico venatorio di cui all’art. 10
legge 157/92, diversamente da quanto affermato dalle ricorrenti, non è
diretto a tutelare solamente l’esercizio dell’attività venatoria, quale
attività sicuramente priva di copertura costituzionale, ma specifici
interessi pubblici di rilievo costituzionale con particolare riferimento alla
conservazione e tutela della fauna selvatica e dell’ecosistema (Corte
Costituzionale, 4 dicembre 2009, n.316)’”.
“Oltre dunque – prosegue Mancini – all’inconfutabile danno ambientale che
deriverebbe dal venir meno della funzione del cacciatore, ci domandiamo se i
promotori di un simile referendum si rendano conto di quanti milioni di euro
perderebbero lo Stato e le Regioni. Insieme ai posti di lavoro persi in tutto
l’indotto della caccia. Ma questo, evidentemente, alla sinistra non
interessa. Il principio pericoloso sostenuto dalla sinistra e da parte
dell’ambientalismo intransigente, esteso anche ad altre attività svolte
all’aperto, finirebbe per discriminare gran parte dei cittadini. Ecco
perché, anche per queste ragioni – conclude Mancini – noi della Lega
continueremo ad opporci a questi tentativi di limitare la caccia, volendo
insieme ad essa tutelare le sane tradizioni e un’impostazione che veda
l’ambiente nelle disponibilità di tutti e non di pochi privilegiati,
ovviamente nel rispetto delle regole”. RED/PG
link alla notizia: http://consiglio.regione.umbria.it/node/79069