(AGENPARL) - Roma, 7 Marzo 2024 - (AGENPARL) – gio 07 marzo 2024 *COMUNICATO STAMPA*
*8 marzo: Donne in Campo-Cia per un’agricoltura plurale che guarda al
futuro*
*Ridare spazio e risorse alle agricoltrici nelle politiche nazionali e Ue*
Roma, 7 mar – La visione femminile dell’agricoltura deve
tornare protagonista e continuare a crescere. Già ora le oltre 200.000
imprenditrici italiane sono in prima linea per difendere il settore quale
asset strategico dell’Italia. Cancellare le donne dell’agricoltura dalle
politiche nazionali ed europee significa rinunciare completamente a un
approccio plurale e multifunzionale, necessario a traghettare nel futuro il
comparto e il Paese. Lo afferma Donne in Campo-Cia in occasione dell’8
marzo.
Oggi le donne non solo sono assenti da provvedimenti dedicati nel Pnrr e
nella Pac, ma sono state escluse dagli incentivi ad hoc della misura “Più
Impresa”, non rifinanziata dall’ultima legge di Bilancio, e colpite dal
netto peggioramento di “Opzione donna”. Anche il Fondo Impresa Donna
ammette agli stanziamenti le imprenditrici di tutti i settori, compreso
quello della trasformazione alimentare, ma tiene fuori la produzione
agricola.
“Le agricoltrici risultano così fortemente penalizzate e discriminate nei
confronti delle colleghe di altri comparti -spiega la presidente di Donne
in Campo-Cia, Pina Terenzi-. Stessa situazione con la Politica agricola
comune dell’Ue, che prescrive regole uguali per tutti piuttosto che
valorizzare le differenze garantendo pari opportunità”. Con il risultato
che “a fronte di una grande attenzione ai temi femminili sul fronte
mediatico, le azioni concrete sembrano andare in un altro verso”.
Tuttora alle agricoltrici, come a tutte le lavoratrici autonome, viene
riconosciuta solo la maternità obbligatoria, ma con un’indennità economica
insufficiente e non sono coperte né la maternità a rischio né il congedo
parentale per assistere familiari con disabilità. Inoltre, continua a non
essere valorizzato e supportato da politiche concrete il lavoro delle donne
nelle aree rurali e interne, mancando adeguati servizi sanitari e
scolastici, così come un ammodernamento delle infrastrutture fisiche e
digitali.
“Ma soltanto lavorando su politiche più eque e garantendo la sinergia tra
più modelli di agricoltura -osserva Terenzi- si potrà uscire da una crisi
che ha visto più che dimezzato il numero di aziende negli ultimi vent’anni.
Il nostro Paese non ha bisogno di meno agricoltura. Ha bisogno di più
agricolture, a partire da quella femminile”.
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