(AGENPARL) - Roma, 23 Febbraio 2024 - (AGENPARL) – ven 23 febbraio 2024 COMUNICATO STAMPA
Grano: Cia, produttori ancora in attesa di risposte. Avanti su Granaio Italia
Nuovo appello a sostegno del comparto, stretto tra prezzi bassi e costi alle stelle. Calo superfici
di ulteriori 130 mila ettari
Roma, 23 feb – Inaccettabile che gli agricoltori debbano continuare a lavorare in perdita;
inconcepibile che in Italia, primo produttore Ue di grano duro, continuino ad aumentare i costi di
produzione per il settore, mentre si riducono i prezzi di mercato; non è possibile che non sia stato ancora
istituito il registro telematico Granaio Italia. Abbiamo raccolto oltre 75 mila firme con la petizione online
“salva-grano” Made in Italy, condiviso con le istituzioni il nostro dossier di proposte e richieste, siamo scesi
in piazza, a Roma, il 26 ottobre scorso. Cia-Agricoltori Italiani lancia l’ennesimo appello al Governo: si
stringano i tempi e si diano risposte concrete al comparto cerealicolo in emergenza.
Oggi, fa notare Cia, considerando le ultime quotazioni sul grano duro pari a circa 37 euro al
quintale e le rese degli agricoltori di circa 30 quintali a ettaro, si arriva di fatto a una produzione lorda
vendibile di 1.100 euro a ettaro, ma con costi di produzione di gran lunga superiori ai 1.400 euro a ettaro.
Non solo, i primi dati Cia sulle nuove semine segnalano un preoccupante calo delle superfici
coltivate a grano duro di circa 130 mila ettari, una perdita tale da far prospettare per il Paese, anche a
causa dei cambiamenti climatici, un raccolto tra i più bassi di sempre.
E, come se non bastasse, ci sono le politiche Ue penalizzanti per gli agricoltori, i bassi prezzi di
listino e l’import sempre più significativo da Paesi terzi che rischiano di mortificare le imprese del comparto
costringendole all’abbandono con gravi ripercussioni, non solo economiche, ma anche sociali e
ambientali. Serve più attenzione e trasparenza per il mercato del grano duro, chiosa Cia, non
sottovalutando l’import crescente da Russia e Turchia, non tradizionalmente esportatori verso l’Italia.
“Non ci stancheremo di ribadire le nostre istanze -conclude il presidente nazionale di Cia, Cristiano
Fini- e tra queste, l’urgenza del registro telematico sulle giacenze, Granaio Italia, per garantire maggiore
trasparenza sui mercati, e una certificazione dei costi di produzione per definire, in modo chiaro, anche i
termini di contrattazione. In gioco il nostro patrimonio cerealicolo, materia prima d’eccellenza per la pasta,
simbolo del Made in Italy nel mondo con quasi 4 milioni di tonnellate di produzione nazionale annua e un
fatturato sui 7 miliardi di euro”.
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