(AGENPARL) - Roma, 25 Gennaio 2024 - (AGENPARL) – gio 25 gennaio 2024 LA LIBERTà
DELLA
Arpàd Weisz
Nato in una famiglia ebraica di Solt, una cittadina dell’Ungheria, il 16 aprile del 1866, Arpad
Weisz mostrò fin dalla giovane età le sue abilità non solo nel calcio, ma anche negli studi.
Durante gli anni Venti le squadre mitteleuropee erano tecnicamente avanzate e in quel
periodo contribuirono ad apportare grandi cambiamenti nel calcio. In breve tempo Arpad si
fece notare e vestì la maglia della nazionale ungherese e nel 1924 partecipò alle Olimpiadi
di Parigi. Nel frattempo nel suo Paese la situazione si stava facendo sempre più difficile a
causa del nazionalismo che non risparmiò nemmeno lo sport. Arpad decise quindi di abbandonare l’Ungheria per trasferirsi in Italia e giocare ad Alessandria nel 1925.
Dopo poche partite venne acquistato dall’Inter. A causa di un serio infortunio al
ginocchio dovette però rinunciare alla sua carriera da calciatore semiprofessionista.
Purtroppo la gioia per il successo ottenuto fu un momento breve. L’ombra dell’intolleranza
razziale aveva cominciato a diventare sempre più forte e a insinuarsi in ogni ambito della
vita italiana. Nel settembre del 1938, l’Italia fascista approvò le Leggi razziali per dichiarare
la superiorità della razza ariana. Tutti i cittadini italiani di origine ebraica vennero privati dei
loro diritti civili e politici, banditi dalla vita pubblica e dovettero abbandonare il Paese. In
quanto ebreo fu vittima delle leggi razziali in Italia. Fu costretto a lasciare il lavoro da allenatore.
Il 2 agosto 1942 la famiglia Weisz viene arrestata dalla Gestapo. Dal campo di raccolta di Westerbork, il 2 ottobre 1942 vengono caricati su un treno blindato, destinazione Auschwitz, in
Polonia. Dopo tre giorni, di viaggio in condizioni inumane, Arpad viene dirottato ai lavori
forzati, il resto della sua famiglia viene subito eliminata in una camera a gas. Arpad viene
deportato a propria volta ad Auschwitz, riesce a resistere fino al 31 gennaio 1944, quando
muore di stenti dopo atroci sofferenze.
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