(AGENPARL) - Roma, 15 Settembre 2023 - (AGENPARL) – ven 15 settembre 2023 Uffici Stampa
Comunicato Stampa
VERTENZA PRYSMIAN, INACCETTABILE LA CASSA INTEGRAZIONE
PER 500 LAVORATORI. CON LE MANCATE SCELTE DEL GOVERNO
E DI ENEL A RISCHIO INFRASTRUTTURE DIGITALI ED ELETTRICHE
Le mancate scelte sulle politiche industriali, ambientali e digitali del Governo e di Enel
stanno compromettendo fortemente la realizzazione degli investimenti previsti dal
PNRR per l’infrastrutturazione e il rafforzamento delle reti digitali ed energetiche del
nostro Paese.
Due le situazioni, solo formalmente distinte, che dicono molto delle occasioni perse e
che hanno come prima conseguenza diretta il colpire le lavoratrici e i lavoratori di
Prysmian, azienda italiana leader mondiale nella produzione e installazione di cavi di
alta, media, bassa tensione e fibre digitali.
Prysmian ha infatti dichiarato l’apertura della cassa integrazione sui due stabilimenti
presenti in Campania (Caserta e Battipaglia), coinvolgendo direttamente oltre 500
addetti. Oltre al danno immediato, queste scelte si ripercuotono sulle tante aziende
dell’indotto, interessando altrettanti occupati, cui si aggiungono le centinaia di
lavoratori in somministrazione a cui è già stato risolto il contratto. Sono migliaia
quindi le persone che pagheranno direttamente queste scelte scellerate, con una
forte riduzione del salario e del reddito, con la perdita dell’occupazione e con una
prospettiva di incertezza sul proprio futuro, peraltro in un’area del Mezzogiorno già
fortemente in difficoltà.
Lo stabilimento FOS di Battipaglia (Salerno) realizza fibra ottica per la rete digitale e
ha già da alcuni anni difficoltà di mercato, perché l’alta qualità della tecnologia
prodotta incide sul prezzo finale, superiore a quello degli analoghi prodotti cinesi o
indiani che sono però di minor qualità e costo, nonché frutto di un dumping
riconosciuto dalla Comunità Europea.
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Questa condizione fa sì che lo stabilimento non abbia un mercato di sbocco nazionale,
perché i bandi governativi sulla digitalizzazione attualmente in atto non prevedono
alcuna specifica tecnica sulla qualità. Per questo i provider incaricati alla stesura della
fibra preferiscono prodotti di bassa qualità e minor costo, peraltro con conseguenze
prevedibili su durata e affidabilità della Rete Dati nazionale.
Questo non succede in altri paesi europei, da ultimo la Francia, i cui governi hanno
legiferato in materia, introducendo parametri qualitativi e tecnici minimi e obbligatori
per la partecipazione ai bandi pubblici e garantendo così l’affidamento delle
commesse a player nazionali. Questo comporta non solo la valorizzazione di aziende
italiane che operano e investono per il rafforzamento della transizione digitale – tanto
necessaria al Sistema Paese e all’economia nel suo complesso – ma minori costi per
gli interventi di sostituzione e manutenzione della fibra da parte delle
Amministrazioni locali, che così intervengono meno sull’apertura e chiusura delle
strade per la posa cavi
Questa mancata scelta di politica industriale nell’investimento qualitativo della rete
digitale fa decidere a Prysmian di mettere sul mercato lo stabilimento, nella speranza
di trovare un acquirente disponibile a investire in nuova tecnologia e assorbire tutto
il personale attualmente in forza, per abbassare i costi fissi. La produzione è infatti
altamente energivora e necessita di ulteriori interventi di efficientamento.
Nell’immediato non sono stati confermati 70 lavoratori in somministrazione ed è
stata annunciata la cassa integrazione ordinaria a zero ore per 13 settimane, con un
impatto drammatico sul reddito delle lavoratrici e dei lavoratori.
Lo stabilimento di Pignataro (Caserta) produce cavi per l’alta e la media tensione e
opera per gli appalti Enel per il 50% della produzione. Enel, per la prima volta, ha
bloccato le commesse già acquisite da Prysmian, per un disallineamento tra i volumi
già a magazzino e la propria capacità installativa nel territorio. Questo comporta una
ricaduta immediata: Prysmian ha avviato un periodo di cassa integrazione ordinaria e
non ha confermato una ventina di lavoratori in somministrazione creando, anche in
questo caso, un problema occupazionale e salariale.
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Non possiamo accettare scelte che non tengano conto delle specificità e dell’alta
tecnologia delle nostre imprese. Le conseguenti criticità non possono essere pagate
solo dalle lavoratrici e dai lavoratori, direttamente con la riduzione o la perdita di
salario e occupazione, indirettamente e sul lungo periodo sulla prospettiva industriale
e quindi occupazionale del nostro Paese. Decisioni che più in generale riguarderanno
da vicino anche le infrastrutture destinate alle cittadine e i cittadini, che non avranno
reti elettriche e digitali moderne ed efficienti.
Per queste ragioni e per aprire un confronto vero con il Ministero delle Imprese e del
Made in Italy e il Governo su politiche industriali, transizioni ambientali e digitali e
infrastrutture, FILCTEM – FEMCA – UILTEC chiedono la convocazione di un Tavolo
urgente al Mimit, che affronti in concreto temi strategici per il futuro dell’Italia.
Roma, 15 settembre 2023
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