(AGENPARL) - Roma, 18 Luglio 2023 - (AGENPARL) – mar 18 luglio 2023 I dati lavoro in Puglia nel 2022 e primo trimestre 2023
Per la Cgil pugliese “misurare la crescita con il Pil, per quanto importante, non basta e non serve. Per quanto preoccupi la differenza con il 2022, quanto la Puglia aveva registrato un più 4,5% a fronte delle previsioni di un più 0,7 per cento per l’anno in corso, i dati dell’Agenzia nazionale per il lavoro ci dicono che a fronte di 1 milione e 128mila attivazioni di rapporti di lavoro in Puglia registrati lo scorso anno, solo 79mila erano a tempo indeterminato, 920mila a tempo determinato, il resto forma atipiche”. A dire della intermittenza del lavoro, “che assieme alla prevalenza di settori a basso valore aggiunto e quindi salari bassi è l’altro elemento che determina povertà salariale, le cessazioni di rapporti di lavoro sempre nel 2022 sono state 1 milione e centomila. E se si guarda nel dettaglio 386mila rapporti di lavoro hanno avuto durata inferiore ai 30 giorni, 275mila tra 31 e 90 giorni, 191mila tra 91 e 180 giorni”. Prevalgono per la natura settoriale, “al Sud crescono soprattutto turismo e costruzioni, mentre industria, ricerca e sviluppo sono indietro, richieste di profili a bassa competenza – 560mila rapporti – mentre quelli attivati con profili high skill sono stati solo 142mila. Il settore con maggior numero di rapporti è l’agricoltura, con oltre 400mila attivazioni lo scorso anno”. Nel primo trimestre 2023 le attivazioni sono state 276mila, in linea con dato 2022, ma non cambia “ma non cambiano le proporzioni rispetto a settori prevalenti e rapporti precari”. Numeri che fanno aumentare anche il divario di genere nel mondo del lavoro pugliese: delle attivazioni di rapporti nel 2022 il 60% ha interessato maschi e il 40 le femmine.
Investimenti del Pnrr e Fondi europei per trainare industria e innovazione
“Serve allora – prosegue la segretaria della Cgil Puglia – un chiaro disegno di politiche industriali che guardi soprattutto alSud, se è vero che il contributo alla crescita del settore nel Mezzogiorno è stato di 10 punti contro i 25 del Centro Nord. Serve investire bene e velocemente le risorse del Pnrr e dei fondi comunitari, indirizzando scelte strategiche che dovrebbero competere alla politica, alle istituzioni, e non lasciando mano libera ai privati, ai grandi gruppi, anche a quelli a partecipazione statale. Svimez denuncia come gli investimenti potrebbero non raggiungere l’obiettivo di colmare i divari territoriali perché le risorse assegnate non sono commisurate ai bisogni effettivi. Servirebbero allora investimenti aggiuntivi, aumentare i salari a partire dai contratti pubblici e estendendo garanzie e diritti a tutte le forme di lavoro. E invece il Governo aumenta la precarietà estendendo l’uso dei voucher, toglie il reddito di cittadinanza, arretra sulle politiche di welfare, fa cadere le proposte su salario minimo e legge sulla rappresentanza, non sblocca risorse fondamentali per le regioni del Sud come quelle del FSE, e in ultimo prosegue su questo folle progetto di autonomia differenziata che va proprio nella direzione opposta alla realtà. Peccato che così non si condanna solo il Sud ma è l’intero Paese a non crescere. E per questo la Cgil è in campo con la sua mobilitazione, che sfocerà il 30 settembre in una manifestazione nazionale a Roma”.