(AGENPARL) - Roma, 19 Giugno 2023 - (AGENPARL) – lun 19 giugno 2023 NEL CRESCERE DELL’INCERTEZZA,
L’AMBIENTE IMPONE LA SUA CENTRALITÀ
Già nella scorsa edizione dell’Osservatorio mettevamo l’accento sulla forte incertezza del
quadro generale, un’incertezza tale da rendere problematica qualsiasi previsione anche in
una regione economicamente forte e socialmente all’avanguardia come l’Emilia-Romagna.
A distanza di un anno non possiamo che registrare un quadro di incertezza mondiale non
solo confermato, ma addirittura aggravato, in particolare per le dinamiche e i conflitti di
carattere geopolitico ed economico che attraversano sempre più l’intero pianeta. Alla forte
ripresa del 2021 ha così fatto seguito un progressivo rallentamento di tutti i settori
dell’economia e di tutti i sistemi economici territoriali. I dati medi annuali del 2022 sono
ancora buoni, ma per effetto soprattutto dell’ottimo andamento dei primi mesi dell’anno,
mentre per l’anno in corso le previsioni sono al massimo di una crescita molto contenuta.
I fenomeni atmosferici estremi, franosi e soprattutto alluvionali, che hanno interessato nel
mese di maggio una parte importante del territorio regionale, hanno provocato, oltre alle
vittime, molte drammatiche sofferenze e forti disagi nella popolazione. Si è trattato di eventi
atmosferici straordinari e difficilmente prevedibili, ma che si sono inseriti nel quadro di forte
rischio idrogeologico che, come ricordiamo ogni anno nel nostro Osservatorio, caratterizza
la regione Emilia-Romagna, sia per le intrinseche caratteristiche del suo territorio, sia per la
forte antropizzazione a cui nel tempo è stato sottoposto, sia infine per la crescita del consumo
di suolo che è proseguita anche negli ultimi anni.
Questi eventi avranno sicuramente tra i loro effetti anche quello di abbassare le previsioni
di crescita dell’economia regionale, per i danni provocati un po’ a tutti i settori, ma in
particolar modo a due dei suoi assi portanti: agricoltura e turismo.
Lo stesso turismo, insieme alle costruzioni e ai settori più orientati alle esportazioni, aveva
dato, nel corso del 2022, il contributo maggiore alla crescita economica. Ma anche questi
settori risentono in vario modo di una fase di incertezza e di trasformazione. La domanda
turistica sembra indirizzarsi verso mete meno tradizionali e meno stanziali del passato,
privilegiando sempre più il godimento del patrimonio artistico, culturale e soprattutto
naturalistico. Il settore delle costruzioni, che ha fortemente beneficiato degli incentivi
pubblici, è destinato ora ad un inevitabile ridimensionamento, obbligato però a proseguire
lungo la traiettoria di cambiamento che porta a privilegiare gli interventi di riqualificazione
rispetto a quelli di costruzione ex-novo. I settori orientati alle esportazioni, le cui
performance positive in valori nominali vanno ridimensionate alla luce degli alti tassi
inflattivi dell’ultimo anno, vivono comunque a loro volta una fase complessa, alla continua
ricerca di mercati il più possibile al riparo dalla forte instabilità economica e politica degli
ultimi anni.
Incertezza e cambiamento attraversano in qualche misura tutti i diversi campi indagati.
Nel mercato del lavoro l’aumento dell’occupazione è concentrato in modo particolare sul
lavoro dipendente nelle attività commerciali e turistiche e sembra accompagnarsi, soprattutto
nella seconda parte del 2022, ad una maggiore stabilizzazione dei contratti, al contrario di
quanto era avvenuto nel 2021. Nonostante ciò, resta alta la quota di lavoratori a tempo
determinato involontario e di conseguenza si attesta su livelli elevati anche il cosiddetto
“disagio occupazionale”, un indicatore che per la prima volta abbiamo introdotto nel nostro
Osservatorio. Un disagio che si esprime anche nella crescita del numero delle dimissioni
volontarie, spesso finalizzate ad una ricollocazione più stabile o più remunerativa, resa
possibile dalla particolare dinamicità del mercato del lavoro registrata tra il 2021 e il 2022.
In campo sociale sono molti gli indicatori dai quali traspare un deciso aumento delle
diseguaglianze, della povertà e della deprivazione materiale, in particolare in alcuni segmenti
ben identificati della società: donne, giovani, stranieri. Si tratta inoltre sempre più di una
disuguaglianza non solo di carattere strettamente economico, ma che investe anche i campi
della sanità, dell’educazione e delle abitudini alimentari.
Per quello che riguarda i giovani, mentre permangono i divari retributivi, l’alta precarietà
e le note difficoltà a rendersi autonomi dalla famiglia di origine, desta allarme in particolare
il nuovo contrarsi della quota di laureati nella fascia dai 25 ai 34 anni.
In campo demografico, infine, preoccupa non tanto in sé la lieve riduzione della
popolazione che si registra al 1° gennaio 2022 per il secondo anno consecutivo (e che peraltro
secondo i dati più recenti dovrebbe essere compensata da un contenuto aumento al 1° gennaio
2023), quanto la crescente insufficienza del saldo migratorio a compensare un saldo naturale
fortemente declinante e il progressivo invecchiamento non solo della popolazione in senso
generale, ma anche in specifico di quella parte attualmente in età lavorativa (15-64 anni).
A condizioni stabili, le previsioni sono che a partire dal 2040 si assisterà a un vero e proprio
crollo del totale dei residenti, un terzo dei quali avrà inoltre un’età superiore ai 64 anni.
L’Emilia-Romagna si conferma insomma ancora come una regione per molti aspetti
“diversa” dalle altre regioni italiane, solida dal punto di vista economico, relativamente più
innovativa e inclusiva, più fondata su una storica capacità di salvaguardare la propria
coesione sociale. Tuttavia, al richiamato aggravarsi del contesto generale di incertezza si
aggiungono ora gli effetti dei drammatici eventi climatici che nel mese di maggio hanno
investito una parte importante del territorio regionale.
Questi eventi rappresentano un segnale evidente di come il cambiamento climatico stia
portando al pettine nodi troppo a lungo messi in secondo piano e che riguardano, tra le altre
cose, anche il modello di sviluppo e di consumo, la scala delle priorità sulle quali sino ad
oggi si è fondata la crescita dell’economia e il miglioramento delle condizioni di vita della
popolazione. Una fase di transizione è già evidentemente iniziata, chiede di essere
consapevolmente governata ed indirizzata.