(AGENPARL) - Roma, 7 Luglio 2022 - (AGENPARL) – gio 07 luglio 2022 Signor vicepresidente,
Grazie per aver ricordato la tragedia avvenuta nel mio Paese, sulla Marmolada.
Già prima di questa ondata di siccità, 52 milioni di europei vivevano in aree sotto stress idrico per almeno un mese all’anno. Dal 2017 al 2019 una significativa siccità ha colpito la regione del Danubio, il Reno nel 2018. La siccità, oltre a creare danni disastrosi all’agricoltura e disagi alla popolazione, si ripercuote sul commercio e sul trasporto via fiume. Per Ue e Regno Unito, le stime parlano di circa 9 miliardi di euro di danni alla produzione agricola, con picchi di 1 miliardo e mezzo in Spagna e di 1 miliardo e 400 milioni in Italia.
Lo sa bene il Presidente della Regione Piemonte, una delle più colpite dalla siccità, che è qui presente oggi.
I fondi del Recovery per approvvigionamento idrico, riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione e rafforzamento dell’agrosistema vanno nella giusta direzione, come il Regolamento per il riutilizzo delle acque depurate a fini agricoli.
Ma questo non basta. L’Europa non può affrontare il problema solo con interventi d’emergenza. Occorre essere incisivi. Per questo, chiediamo che la Commissione europea presenti un piano a lungo termine:
Serve un grande piano invasi, che abbia due scopi: garantire l’acqua per i cittadini e per le attività agricole e creare un grande progetto di energia pulita e rinnovabile attraverso il sistema dei pompaggi e dei pannelli solari galleggianti;
Una modifica della Direttiva UE 2001/18 per liberalizzare l’uso di nuove tecnologie di evoluzione assistita (TEA), svincolandole dagli OGM. Le nuove biotecnologie agrarie possono assicurare una sperimentazione per avere piante più resistenti alla siccità e alle parassitosi;
Serve una mappatura europea dei distretti idrografici per riequilibrare la disponibilità di acqua e soddisfare i bisogni più urgenti;
Più investimenti in nuove tecnologie applicate all’agricoltura, seguendo il modello israeliano. Satelliti, droni e altre tecnologie di derivazione militare eliminano gli sprechi e determinano il fabbisogno idrico delle diverse tipologie di coltivazioni e terreni.
Per fare tutto questo, serve, da subito, più flessibilità nella gestione dei fondi del Recovery. Ma soprattutto serve il coraggio di avere un’unica politica fiscale europea, a partire da un nuovo Recovery Fund.
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