(AGENPARL) - Roma, 25 Febbraio 2021 -
Abbiamo voluto chiedere all’Avvocato – Criminologa Luana Campa, Direttore Scientifico dell’Associazione La Giusta Difesa e Presidente Onorario del Movimento per la Vita CS, come è possibile fronteggiare il preoccupante aumento dei casi di violenza di genere, nonché della disoccupazione femminile conseguente alla pandemia.
“La violenza in famiglia resta uno dei drammi sociali, figlio di un problema culturale, più gravi del nostro Paese. Il 2020 è stato l’anno peggiore di sempre: con il lockdown abbiamo assistito ad un surplus di violenza in ogni parte del mondo, ad un aggravarsi delle situazioni di disagio esistenti all’interno delle mura domestiche. Sono aumentati i femminicidi del 7,3% (88 le donne uccise nel 2020 a fronte di 82 nel 2019) e, nel 90% dei casi, l’offender aveva le chiavi di casa. Lo scenario familiare diviene sempre più spesso scena del crimine. È principalmente nell’ambiente domestico che la donna si trova ad essere discriminata per questioni di genere. Capite che se non cambia la mentalità degli uomini, difficilmente si arriverà ad un risultato positivo. In Italia la cultura del possesso è molto più radicata della cultura del rispetto! La violenza di genere ha cause culturali, non patologiche: nella maggior parte dei casi, la risposta va cercata al di là della psicopatologia del male. È una problematica di civiltà, è un crimine contro l’umanità che deriva esclusivamente da un’asimmetria di potere millenaria tra uomini e donne. È un problema culturale essenziale, che chiama in causa la ridefinizione dei rapporti su base autonomica del maschile e del femminile. Pertanto, si rende necessario agire presto e in maniera più efficace e capillare sugli stereotipi di cui la nostra società è intrisa. In Italia sono ancora troppe le resistenze culturali. La parità di genere deve diventare strutturale, è fondamentale proporre modelli relazionali paritari tra maschi e femmine. Occorre un approccio olistico, integrato in grado di coinvolgere tutti gli attori sociali, dalle Istituzioni, alla famiglia, alla scuola. Servono politiche coraggiose (e non timide) di effettiva parità, dal lavoro domestico alla conciliazione tra vita privata e professionale. I cambiamenti cominciano in famiglia e il mondo che verrà non sarà migliore, se gli uomini non faranno lo stesso lavoro delle donne in casa. La pandemia ha accentuato le disuguaglianze di genere e le più penalizzate sono state le donne, il 70% delle quali ha perso l’impiego. Gli effetti economici della pandemia si sono accaniti più su di noi perché abbiamo contratti più precari, salari più bassi e raramente ruoli da dirigente. Una donna su cinque lascia il lavoro dopo la nascita dei figli e il 40% delle madri lavora part-time. Siamo penultimi in Europa per occupazione femminile.
Avvocato ritiene che in un momento così difficile per tutto il Paese, la politica si sia dimenticata delle donne?
“La politica ha mostrato tutta la sua incapacità. Abbiamo bisogno che il governo non ripeta gli scempi del precedente, che si era completamente dimenticato di noi. Se non si comprende che il destino di una nazione passa per le mani delle donne, non ci sarà futuro. Si rende necessario rilanciare il Paese, servono politiche di empowerment, c’è bisogno di diminuire il carico familiare che pesa sulle nostre spalle attraverso un piano di infrastrutture sociali che dia respiro alle donne. È un’emergenza nazionale, non possiamo permetterci di usare male i fondi europei. Sostenere le donne vuol dire investire sul mercato del lavoro, sull’incremento demografico e sulla diminuzione del divario retributivo, ovvero del “gender pay gap”. Pensiamo che al momento in Europa, per ogni euro guadagnato da un uomo, una donna guadagna 83 centesimi. Lo squilibrio e l’incertezza lavorativa è un humus fertile per ogni tipo di abuso e la crescita sproporzionata della disoccupazione femminile indica che stiamo facendo enormi e pericolosi passi indietro. Se investissimo sulla parità, ne beneficerebbe tutta l’economia del Paese, con l’aumento del Pil. Secondo la Banca d’Italia, arrivando al 60% di occupazione femminile, il Pil crescerebbe di 7 punti. Oggi siamo ancora al 48%. Troppo lontani. È bene fermarsi un attimo e dare finalmente alle donne l’importanza che meritano. Di questo e di tanto altro parleremo online sabato c.m. alle 16:00 grazie al Movimento per la Vita, con il Dr. Natale Bruno, la Prof.ssa Aquilina Sergio e tanti altri illustri relatori”.