
(AGENPARL) – Roma, 14 maggio 2020 – Sono passati 104 giorni dalla segnalazione dei primi due casi di Coronavirus in Italia, una coppia di turisti cinesi, che sono stati confermati il 30 gennaio dall’Istituto Spallanzani e , dove erano stati ricoverati in isolamento dal 29 gennaio. Sono trascorsi 80 giorni da quanto Consiglio dei ministri ha varato un decreto legge il 23 febbraio 2020 con misure per il divieto di accesso e allontanamento nei comuni dove sono presenti focolai e la sospensione di manifestazioni ed eventi.
Successivamente sono stati emanati i seguenti decreti attuativi: il Dpcm 25 febbraio 2020, il Dpcm 1° marzo 2020, il Dpcm 4 marzo 2020, il Dpcm 8 marzo 2020, il Dpcm 9 marzo 2020 #Iorestoacasa, il Dpcm 11 marzo 2020 che chiude le attività commerciali non di prima necessità.
Tra le misure adottate anche l’ordinanza 22 marzo 2020, firmata congiuntamente dal Ministro della Salute e dal Ministro dell’Interno, che vieta a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati un comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.
Il Governo ha poi emanato con il Dpcm 22 marzo 2020 nuove ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale. Il provvedimento prevede la chiusura delle attività produttive non essenziali o strategiche. Restano aperti alimentari, farmacie, negozi di generi di prima necessità e i servizi essenziali. Le stesse disposizioni si applicano, cumulativamente al Dpcm 11 marzo 2020 nonché a quelle previste dall’ordinanza del Ministro della salute del 20 marzo 2020 i cui termini di efficacia, già fissati al 25 marzo 2020, sono entrambi prorogati al 3 aprile 2020.
Con il DPCM 1 aprile 2020, tutte le misure per contrastare il diffondersi del contagio da coronavirus sono state prorogate fino al 13 aprile 2020. Il decreto entrato in vigore il 4 aprile e sospende anche le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo.
In seguito con il DPCM 10 aprile 2020 tutte le misure sono state prorogate fino al 3 maggio.Il Dpcm permette la riapertura dal 14 aprile dei negozi per neonati e bambini, librerie e cartolibrerie.
Infine con il DPCM 26 aprile 2020 sono specificate le misure per il contenimento dell’emergenza Covid-19 della cosiddetta “fase due”. Le disposizioni del decreto si applicano a partire dal 4 maggio 2020 in sostituzione di quelle del DPCM 10 aprile 2020 e sono efficaci fino al 17 maggio 2020, a eccezione di quanto previsto per attività di imprese, che si applicano dal 27 aprile 2020 cumulativamente.
Dopo 80 giorni e 30911 deceduti i risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’economia è in crisi e il Governo è in caduta libera.
Siamo di fronte alla peggiore economia dopo la Grande Depressione e il Governo ha varato ieri il Decreto Legge Rilancio.
«Abbiamo lavorato a questo decreto nella consapevolezza che c’è un Paese in grande difficoltà, c’è una comunità di donne, di persone, in grande sofferenza e la manovra per fronteggiare questa fase di emergenza è una manovra che contiene però anche delle premesse perché questa fase di ripartenza possa già concretizzare una prospettiva di ripresa economica e sociale» ha detto il Presidente Conte presentando il decreto che dovrà dare sostegno alle imprese, alle famiglie, alla scuola, all’università, alla ricerca, al mondo della disabilità, al sistema sanitario, alle forze dell’ordine, al mondo dello sport, al turismo, al settore edilizio. «Un testo complesso – ha proseguito – ci sono oltre 250 articoli ma tenete conto che parliamo di 55 miliardi pari a due manovre, due leggi di bilancio». «Ci sono in queste settimane persone che sono rimaste senza lavoro, senza un reddito, commercianti che rischiano di chiudere addirittura definitivamente la loro attività, imprenditori che sono nell’assoluta incertezza, non sanno se continuare. Il vostro grido di allarme, le vostre segnalazioni, non ci sono sfuggite e questa fotografia dolorosa del paese la conosciamo ed è per questo che ci siamo impegnati al massimo facendoci carico di tutta questa sofferenza, ce l’abbiamo messa tutta per rafforzare ulteriormente il sostegno a chi ha perso il lavoro potenziando cassa integrazione, bonus per autonomi, facendo anche in modo, confidiamo, che le erogazioni arrivino ancora più speditamene di quanto è successo fino a adesso. Non ci sono sfuggiti i ritardi e stiamo cercando di rimediare con questo decreto per rendere alcuni passaggi burocratici ancora più spediti. Introduciamo anche delle misure di rilancio e sostegno alle imprese per dare impulso alla crescita, accompagnare l’economia verso una pronta ripartenza con aiuti a fondo perduto, riduzione delle tasse, sconti fiscali, sgravi per affitti, per bollette elettriche che saranno ancora più leggere. Aiutiamo anche le famiglie, che hanno figli, che devono fare i conti con i problemi anche delle scuole che sono chiuse, però con la didattica a distanza si pongono il problema dei figli a casa. Abbiamo anche un reddito di emergenza per le fasce della popolazione che in questo momento hanno bisogno di particolare protezione. Per i lavoratori le misure messe in campo sono veramente molto cospicue, 25,6 miliardi di euro, quindi ci sono le risorse per rifinanziare e rafforzare cassa integrazione e bonus autonomi. Questi sono definiti ammortizzatori sociali, io però mi permetto di chiamarli ammortizzatori sociali ed a un tempo economici, perché è vero che proteggono i lavoratori ma servono anche alle imprese per preservare la loro efficienza produttiva. Ora dobbiamo attivare questi aiuti economici soprattutto a coloro che non hanno ancora ricevuto nulla, e fare in modo che arrivino in maniera semplice, rapida e veloce».
Leggendo il Decreto legge si capisce che il Governo non ha piani per questo rilancio, al di là di una speranza donchisciottesca che la domanda dei consumatori tornerà indietro non appena le imprese riapriranno.
Un Governo che quando parla e annuncia le linee guida sembra abbia come modello di riferimento Cristoforo Colombo. Parte senza sapere dove va e quando arriva, non sa dove è. Ovviamente tutto questo a spese degli italiani.
Infatti, a quanto pare il Governo continua a navigare a vista e soprattutto è ancora nella confusione perché se l’obiettivo di questo Dl è quello di risarcire i danni subiti dal blocco dell’economia, avrà come risultato solo la condivisione della miseria.
Questa non è questa la strada per il rilancio dell’economia, della ricchezza e della prosperità dell’Italia.
Cominciamo con i fatti. 55 miliardi di euro così composti (256 articoli, 495 pagine): Imprese: 10 miliardi: ristoro piccole imprese, affitti, bollette e fondo perduto; 3,9 miliardi: taglio Irap; 2 miliardi: distanziamento locali pubblici; 0,2 miliardi: credito d’imposta per spese di sanificazione; 0,19 miliardi: abolizione Plastic tax e Sugar tax; Lavoratori 15 miliardi: cassa integrazione; 4,5 miliardi: indennità autonomi, co.co.co., stagionali, artigiani e commercianti; 2 miliardi: cassa per dipendenti degli artigiani; Comuni-Regioni 6,1 miliardi: trasferimenti a Comuni e Regioni; Sanità 2,6 miliardi: assunzione infermieri e rianimazione e 1,5 miliardi Protezione civile; Famiglie 2 miliardi: ecobonus; 1 miliardo: reddito di emergenza; 0,7 miliardi: congedi parentali e voucher baby sitter; 0,6 miliardi: rinvii cartelle, pignoramenti, ecc.; 0,27 miliardi: Iva per mascherine e guanti; Altro: 2,5 miliardi.
Continuiamo a non capire la triste realtà di un Paese ingessato burocraticamente ed economicamente.
Continuiamo a vedere le imprese private come una tigre feroce da uccidere o come una mucca da mungere mentre dovremmo vederla come un robusto cavallo che traina un carro molto pesante.
Ecco perché dovremmo aumentare la produttività delle piccole e medie imprese con le nuove tecnologie, investendo sulla Ricerca e sviluppo, come stanno facendo in Giappone, aiutando ad introdurre tecnologie ICT, robotiche e cloud all’avanguardia nel corso dei prossimi anni.
Il rilancio della politica industriale passa anche attraverso lo stimolo alla mobilità sostenibile, le semplificazioni amministrative e l’aumento dell’efficienza della giustizia.
Non sarà il caso di investire sulla produzione reale in modo tale da creare nuovi posti di lavoro e far crescere la domanda e quindi il potere di acquisto che oramai la classe media non ha più?
Inoltre, lo Stato non spende e ingessa l’intera economia, mentre dovrebbe concentrarsi su una spesa pubblica responsabile riducendo gli sprechi.
Che cosa succederà quando lo Stato incasserà meno entrare dalle imposte, a causa della diminuzione del gettito fiscale dovuto ai fallimenti e alla chiusura delle attività private?
Se non si riesce ad interrompere questo circolo vizioso, sarà necessario mantenere la tassazione elevata. Cosa assolutamente da evitare, come l’introduzione della tassa patrimoniale.
E come può questo Paese sperare di crescere, se sulle spalle dei pochi che riescono a fatica a lavorare, grava un numero sempre maggiore di pensionati e di quelli che percepiscono redditi di cittadinanza e di emergenza?
Quello che il Governo è riuscito a partire in 80 giorni è stata di lanciare la campagna #Iorestoacasa e cioè la raccomandazione all’allontanamento sociale che avevano lo scopo di impedire agli ospedali di essere sommersi dai pazienti e di dare all’Esecutivo il tempo di escogitare misure più efficaci.
Quelle dodici settimane hanno in realtà bloccato l’economia, obbligato gli italiani a casa ed anche ad ascoltare vaghi e vacui appelli contenenti il nulla pneumatico.
Settimane e settimane passate senza peraltro effettuare a tappeto i test sul personale più a rischio di contagio: medici, infermieri, forze dell’ordine e militari impegnati nell’emergenza Coronavirus.
Giorni sprecati che sarebbero dovuti servire a testare più rapidamente le persone a rischio di contagio in modo tale da ridurre la necessità dei test e liberando mano a mano gli italiani, facendo riaprire in sicurezza il Paese, per poi dire a reti unificate «Missione compiuta. Abbiamo vinto. Torniamo alla vita quotidiana».
Invece c’è ancora molta confusione e disinformazione a livello nazionale, perchè il problema è che ancora tirannicamente le persone sono consegnate nelle loro case, quando in realtà la popolazione vuole occuparsi del taglio di capelli, di andare fuori a consumare i pasti fuori e ritornare in palestra.
Una confusione che sta frenando l’economia, perché molti italiani hanno deciso di non voler rischiare di infettare se stessi o la propria famiglia, indipendentemente dal fatto che vi siano politiche formali del governo che istruiscono o obbligano a rimanere a casa.
In sostanza, il Governo ha posto gran parte della sua energia dietro una vana speranza, senza alcun piano per realizzare la riapertura in sicurezza e far ripartire l’economia.
Il governo dovrà spendere molto di più per sostenere l’economia perché serviranno maggiori spese in previsione dell’aumento dei tassi di disoccupazione e non sperare nei risultati della politica finora fatta che è stata solo quella di guadagnare tempo.
Ma il Governo Conte sembra inspiegabilmente ottimista con lo slogan implicito che «abbiamo messo tutti questi soldi (55 miliardi di euro), il che va bene».
In altre parole: vediamo cosa succede. Mentre entriamo nella fase di riapertura di questo mese, forse passeremo a giugno, diamo un’occhiata prima di decidere chi, cosa, dove, come e quando… Insomma è come al solito iniziato il campionato della logicità fino a quando si scoprirà improvvisamente che i risultati non erano quelli sperati. Le aziende e le attività commerciali chiuderanno. L’austerità imposta del dopo Covid schiaccerà ulteriormente l’economia e l’Italia sarà alle prese con una crisi economia devastante (-9,1% del PIL).
E parlando chiaro dico che ci sono alcune cose più importanti della vittoria elettorale di questo o quello schieramento che è quella di dare un futuro a questo Paese e ai nostri figli.
E sarebbe davvero triste se per cambiare si dovesse sperare nuovamente nello sbarco della V Corpo d’armata statunitense.
Oggi in Italia abbiamo una nuova categoria: quella dei «qualchecosisti» come diceva Francesco Saverio Nitti. Bisogna fare qualcosa. Ma che cosa? Boh!
Abbiamo il dovere di competere perchè l’Italia può tornare a crescere. Oggi siamo di fronte ad una battaglia e ad una sfida.
La battaglia è contro tutto ciò che in questo Paese non funziona. La sfida è all’ineluttabilità di questa situazione.
Dobbiamo uscire dall’epoca comunale che ancora avvolge l’Italia, cioè da una mentalità arcaica che non ci porterà da nessuna parte se non nel baratro.