(AGENPARL) - Roma, 5 Maggio 2020 - (AGENPARL) – Roma, 05 maggio 2020 – La vulnerabilità del corpo e dello spirito, la tendenza subdola e diffusa all’omologazione e all’organizzazione del pensiero, la schematizzazione delle logiche economico-sociali: elementi che il pensiero profondo di Mimmo Leonetti traduce come fattori di “sospensione” della nostra stessa condizione umana dei nostri giorni.
Appena finita la lettura e la nostra riflessione, mentre siamo intenti a depurarla dall’intimo sospetto di una subdola e partigiana retorica, ecco che l’attualità e la sua rappresentazione fanno sembrare le parole di Mimmo quasi una premonizione: è come se questo virus con le sue conseguenze, fosse una sorta prova del “prova del nove”, un monito ben più crudo di tutte le analisi ed i travagliati pensieri dell’autore; tutto questo infine ci lascia una conferma o forse una minaccia inquietante: “Vivere sospesi”, adesso distanti, lontani non solo nei corpo ma anche nello spirito, per quanto tempo ancora?
E’ allora diventa prepotente la necessità di rifugiarsi nelle pagine del libro e cogliere il messaggio rassicurante di speranza e rinascita.
Possiamo paragonare l’ultima opera di Leonetti, ad un fiore trasportato dal vento, un soffione, a una pianta resistente, evoca metafore potenti ed è al centro di molti miti e leggende.
Quando sfiorisce disperde nell’aria le sue sfere piumose cariche di semi.
È un’immagine che evoca la diffusione del sapere, la gioia di condividere la conoscenza e di insegnarla nella pratica.