(AGENPARL) - Roma, 2 Ottobre 2019 - I lavori in corso della metropolitana di Catanzaro stanno portando alla luce numerosi reperti archeologici. La notizia era circolata nei mesi scorsi (precisamente ad aprile), ma ad oggi non si sa nulla di che tipo di reperti e in quali precise zone sono stati rinvenuti. Sappiamo solo che sui cantieri dell’importante opera viaria c’è il costante lavoro degli archeologi. Non è la prima volta che a Catanzaro emergono reperti archeologici ritenuti dal grande valore storico e artistico. Era successo sul cantiere della cittadella e sui diversi cantieri della nuova 106, e ancora, era successo nella costruzione della centrale Enel “Catanzaro 2”, dell’Arena Magna Grecia, in via Formia (sopra il Centro Commerciale Le Fornaci), a Santa Maria, a Gagliano e in diverse zone della città. Tuttavia, dopo un iniziale periodo di euforia da parte di cittadini e appassionati, rimane sempre una grande delusione perché dei ritrovamenti non si più nulla. E ancora peggio alcuni reperti ritrovati a Catanzaro vengono poi dirottati in altre città. Non è un mistero che il “catanzarese” Roberto Spadea ha preferito portare altrove reperti ritrovanti nella zona di Germaneto e Sansinato. Così come non è un mistero che alcuni siti sono stati poi ricoperti, dimenticati o addirittura abbandonati ad un triste destino. Un esempio è la grande anfora romana ritrovata in via Formia una quindicina di anni fa. Il reperto era talmente grande che fu necessaria una gru per tirarla fuori dal terreno, ma poi in quella zona non ci furono altre indagini archeologiche e l’area ormai risulta urbanizzata. Grande delusione si è avuta anche per il sito della Cittadella Regionale in loc. Case Grimaldi. Un sito talmente ricco di testimonianze storiche, che va dal neolitico fino all’età imperiale romana, che l’allora Governatore Agazio Loiero definì “Il ritrovamento archeologico più importante negli ultimi trenta anni” tanto da promettere che “Al completamento della campagna dei rilievi archeologici sarà possibile sviluppare il progetto di uno specifico museo da ospitare nella Cittadella, che testimonierà dove sono allocati i ritrovamenti più importanti della lunga storia delle terre di Calabria” le parole di Loiero furono supportate dall’archeologo “catanzarese” Roberto Spadea “I ritrovamenti fatti sul cantiere della costruendo Cittadella – ha spiegato Spadea – dimostrano la validità della previsione scientifica che pone la via dell’Istmo (di Catanzaro, aggiungiamo noi), attestata da Aristotele, lungo la sponda settentrionale della valle del Corace”. Da quel ritrovamento sensazionale sono passati 11 anni, nessun museo è stato aperto all’interno della Cittadella Regionale (probabilmente le sale espositive previste sono state utilizzate per fare altro) e intorno a quell’area si sta costruendo ancora. I catanzaresi e i calabresi non hanno potuto ammirare questi importanti reperti così come quelli ritrovati in altre zone della città. Per poter ammirare i più importanti manufatti archeologici ritrovati a Catanzaro bisogna andare a Lamezia presso il museo archeologico lametino. Non capiamo tali scelte da parte del “catanzarese” Roberto Spadea, di recente, però, abbiamo appreso sulla stampa che alcuni reperti (non i più importanti…) ritrovati sul cantiere della Cittadella potranno trovare posto all’interno del March di Catanzaro che per l’occasione sarà ampliato. Ovviamente non possiamo che essere contenti ma non soddisfatti. Catanzaro deve avere un grande museo civico (due stanze non bastano) che possa ospitare tutti i reperti ritrovati nel suo territorio e in quelli limitrofi. Così come, sarebbe opportuno, che alcune aree di scavo possano essere fruibili al pubblico. A tal proposito chiediamo alla sovrintendenza di indire una conferenza stampa per spiegare alla cittadinanza cosa sta emergendo sui cantieri della metropolitana di Catanzaro e su cosa intende fare dei tanti reperti ritrovati sul territorio catanzarese. Sarebbe il modo più opportuno di interagire finalmente con la città, dialogando con le associazioni e i cittadini affinché il prezioso lavoro degli archeologi possa essere valorizzato e apprezzato e non rimanga solo una semplice ed effimera notizia.
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