(AGENPARL) - Roma, 4 Settembre 2019 - COSENZA In queste settimane convulse il dibattito politico è stato monopolizzato dall’ipotesi del nuovo Governo il cui gradimento risulta essere diffuso e di conseguenza molti sperano anche in una replica in “salsa regionale”. Tutto ciò ha di fatto garantito che le situazioni reali continuassero ad essere dimenticate e dalle voci che circolano su programmi e nomi dei ministri le cose non sembrano destinate a cambiare. E’ anche difficile appellarsi al buon senso ed alla speranza specialmente sulla questione sanitaria e sui gravissimi problemi che attanagliano la nostra terra.
Al di la delle questioni di incostituzionalità che possono essere mosse sul Decreto Calabria, è l’inefficacia generale che ci lascia estremamente preoccupati. Dopo molti anni di commissariamento rischiamo il colpo di grazia e dunque parlare di uniformità dei livelli essenziali di assistenza nella nostra regione resterà una chimera.
Assistiamo a nomine di Commissari, revoche e rinunce, continui problemi sull’organizzazione e sul personale oltre a quelle strutturali.
Non meno frequenti sono anche i casi di aggressione al personale medico e paramedico segno che la situazione stia sfuggendo di mano ed i cittadini siano ormai allo stremo delle forze e della pazienza (peraltro non dovuta).
Dopo l’appello di 16 docenti universitari di qualche giorno fa, ieri si registra un altro elemento importante ovvero la “chiamata” alla mobilitazione dei sindaci calabresi da parte del Governatore e questo passaggio è molto importante perché sono i sindaci a vivere in prima persona le difficoltà dei cittadini, anche per questioni che esulano dalle proprie competenze.
Riteniamo pertanto assolutamente necessario che il nuovo Governo adotti dei correttivi, perché finora il Sud, i piani di sviluppo e così via si sono rivelati solo degli ottimi slogan che hanno cavalcato l’onda su problematiche strutturali senza alcun esito positivo.
Non è attraverso colpi ad effetto e di facciata che si potrà restituire dignità pertanto anche noi ci uniamo a questo coro di protesta.
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