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La Russia denuncia l’aumento delle attività militari e di ricognizione dell’Alleanza nel Mar Nero. La Romania propone un comando congiunto con Bulgaria e Turchia, mentre gli attacchi con droni contro navi mercantili accrescono le preoccupazioni per la sicurezza della regione. La crescente presenza militare della NATO nel Mar Nero rischia di provocare nuovi incidenti e un ulteriore aggravamento delle tensioni con la Russia. È l’avvertimento lanciato da Vladislav Maslennikov, direttore del Dipartimento per gli Affari europei del ministero degli Esteri russo, in un’intervista pubblicata il 20 ottobre dal quotidiano Izvestia. Le dichiarazioni arrivano mentre la Romania propone un nuovo comando militare regionale e la Bulgaria chiede un rafforzamento delle difese dell’Alleanza, dopo una serie di attacchi contro il traffico mercantile e di incursioni di droni. Secondo Maslennikov, la NATO avrebbe intensificato le attività di sorveglianza aerea e di raccolta di informazioni, utilizzando anche velivoli da ricognizione operativi dalla Romania. Il diplomatico sostiene che i dati acquisiti vengano trasferiti alle autorità ucraine e che l’aumento delle operazioni occidentali renda più probabili incidenti anche involontari. A sostegno delle sue preoccupazioni ha richiamato l’episodio del marzo 2023, quando un drone statunitense MQ-9 Reaper precipitò nel Mar Nero dopo un’interazione con aerei militari russi. Le accuse sul trasferimento di informazioni a Kiev rappresentano la posizione di Mosca e non sono accompagnate, nell’intervista, da elementi che consentano una verifica indipendente. Al centro del confronto diplomatico si trova la proposta avanzata dalla Romania per istituire un comando militare congiunto degli Stati NATO affacciati sul Mar Nero. Il ministro della Difesa romeno Radu Miruță ha proposto al suo omologo bulgaro una lettera comune indirizzata ai vertici dell’Alleanza, con l’obiettivo di creare una struttura di coordinamento regionale. Il progetto prevede una rotazione della sede e della guida tra i Paesi partecipanti. Bucarest si è dichiarata disponibile a ospitare e dirigere il comando a partire dal 2028. Per la fase precedente, Miruță ha indicato la possibilità di una sede sulla costa turca, con la partecipazione di ufficiali romeni e bulgari. Si tratta tuttavia di una proposta, non di una decisione già approvata dalla NATO. Il ministro ha motivato l’iniziativa con la necessità di affrontare minacce che non possono più essere considerate problemi esclusivamente nazionali. Dagli attacchi ai mercantili alla risposta militare La proposta romena arriva dopo settimane di crescente insicurezza lungo le rotte commerciali del Mar Nero occidentale. Già il 6 ottobre, come ricostruito da Agenparl nell’articolo Mar Nero, la tensione arriva sulle rotte della NATO, tre navi mercantili erano rimaste coinvolte in due distinti episodi davanti alle coste di Romania e Bulgaria. Gli attacchi avevano evidenziato la vulnerabilità dei collegamenti marittimi tra Ucraina, Turchia e Mediterraneo, sollevando interrogativi sulla sicurezza delle aree vicine ai Paesi dell’Alleanza. Una settimana dopo, il 13 ottobre, un nuovo attacco contro due mercantili al largo della Bulgaria aveva provocato l’affondamento di una nave e il danneggiamento della Chelsea 3. Sofia aveva annunciato un confronto con la NATO, precisando tuttavia che non disponeva di prove definitive sull’identità dei responsabili. La distinzione resta importante: le accuse politiche rivolte alla Russia non equivalgono a un’attribuzione ufficialmente accertata dei singoli episodi. Le preoccupazioni si sono ulteriormente accentuate a metà ottobre, quando altri droni hanno colpito navi mercantili nei pressi delle coste romene. Il 17 ottobre, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa di Bucarest, due velivoli senza pilota sono stati abbattuti da caccia F-16 romeni sopra le acque territoriali del Paese. Il ministro Miruță ha indicato come probabile l’impiego di droni di fabbricazione russa, mentre la NATO ha ribadito la propria disponibilità a intervenire per proteggere gli alleati. La Bulgaria ha chiesto formalmente all’Alleanza ulteriori aerei da combattimento e sistemi di difesa contro i droni. Per Sofia, la protezione dello spazio aereo e della navigazione commerciale è diventata una priorità immediata, anche per le conseguenze economiche che gli attacchi possono produrre sulle rotte, sui costi assicurativi e sulle attività portuali. Il ruolo della Turchia e la presenza italiana La cooperazione tra Romania, Bulgaria e Turchia dispone già di una struttura operativa. Dal 2024 i tre Paesi partecipano al gruppo navale MCM Black Sea, costituito per individuare e neutralizzare le mine presenti nella regione. L’iniziativa rappresenta un precedente concreto per il coordinamento militare tra gli alleati rivieraschi, anche se il nuovo comando proposto da Bucarest avrebbe compiti più ampi. La posizione della Turchia rimane particolarmente delicata. Ankara controlla gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli e, dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, applica le restrizioni previste dalla Convenzione di Montreux al transito delle navi militari. Queste limitazioni rendono più complesso il rafforzamento navale attraverso unità provenienti da Paesi esterni alla regione e accrescono l’importanza delle capacità già presenti lungo le coste del Mar Nero. Nel dispositivo difensivo NATO sul fianco sudorientale è coinvolta anche l’Italia, che guida il gruppo tattico multinazionale dell’Alleanza schierato in Bulgaria. È una responsabilità già esistente, distinta dalla proposta romena. Al momento non risultano decisioni su un eventuale coinvolgimento italiano nella futura struttura di comando. Da Mosca, il rafforzamento delle infrastrutture militari occidentali viene invece interpretato come un ulteriore passo verso la militarizzazione della regione. Gli analisti interpellati da Izvestia ritengono possibile una risposta russa attraverso maggiori capacità di sorveglianza, difesa antiaerea e contrasto ai droni. Non escludono neppure nuovi contatti diplomatici con Ankara, considerata un interlocutore fondamentale per gli equilibri regionali. Il confronto riflette due letture profondamente diverse della sicurezza nel Mar Nero. Per Romania e Bulgaria, l’aumento delle capacità difensive risponde a minacce già manifestatesi contro il territorio e il traffico commerciale. Per il governo russo, invece, l’espansione delle attività NATO accresce il rischio di uno scontro. La proposta di un comando regionale, ancora da discutere all’interno dell’Alleanza, diventa così un nuovo elemento di una crisi nella quale la guerra in Ucraina, la libertà di navigazione e la presenza militare delle potenze rivierasche sono sempre più strettamente collegate.