(AGENPARL) – Roma, 30 novembre 2021 – Quando tre quarti di una generazione raggiunge il baccalaureato, il livello di conoscenza e maturità racchiuso da questo diploma è all’incirca quello raggiunto alla stessa età da tre quarti di un’altra generazione, significa che a malapena è un certificato di studi, il cosiddetto ‘pezzo di carta’ che servirà durante la vita.

Ma c’è una differenza sostanziale rispetto a quella ieri?

Eh, si. Oggi l’università fa il lavoro dei licei, i licei quello delle medie, le medie quello delle elementari, le elementari quello delle materne. In altre parole, quello che i genitori non fanno più, essendo stati essi stessi educati dalla scuola di massa e che ha formato la maggior parte degli attuali insegnanti.

Vi ricordate il campanello d’allarme lanciato dai 600 docenti universitari al governo e al Parlamento con la quale si denunciava apertamente che «Molti studenti scrivono male e che bisognava intervenite», cioè l’accorato appello dei docenti che chiedevano correttivi urgenti perché «nelle tesi di laurea, errori da terza elementare?».

Provate oggi a chiedere un riassunto o una comprensione del testo ad un liceale. Vedrete che risultati strabilianti verranno fuori.

Ed è proprio per questo motivo che bisognerebbe ripartire dai fondamentali: grammatica, ortografia, comprensione del testo, riassunti e l’introduzione del diritto penale nelle scuole superiori».

Si avete letto bene: diritto penale. Eh si, perché in un giorno cambia tutto: l’alunno passa da minorenne a maggiorenne e questa mutazione ‘giuridica’ avviene proprio sui banchi di scuola, quando il ragazzo raggiunge la maggiore età fissata al compimento del diciottesimo anno. E con la maggiore età si acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita un’età diversa. Ed oggi i ragazzi sono impreparati ad affrontare le complessità della società.

L’insegnamento del diritto penale è un insegnamento fondamentale, nonché un ottimo deterrente al compimento dei reati.

Altro aspetto non da poco riguarda l’Arte, la Cultura e la Musica che ormai imitano le televisioni o i canali di intrattenimento vuoi per moda, vuoi per l’audience e vuoi per mancanza di idee.

Per non parlare del fenomeno della copie vendute dei quotidiani che diminuiscono sempre di più.

E se i giornali non hanno più lettori, sarà forse dovuto al fatto che il loro pubblico potenziale non sa più leggere? E mi riferisco anche le frasi sempre più semplici, con sempre meno parole.

L’attento osservatore non potrà sfuggire che si leggono sempre meno notizie, mentre si guardano di più foto e video.

Tutti indistintamente dobbiamo fare mea culpa per questo stato di cose,

In primis i quotidiani che devono tornare a fare i «cani da guardia» e non i «cani da compagnia» come spesso accade nel Belpaese.

Dare un’informazione indipendente di alta qualità questa è l’unica strada percorribile per far tornare i lettori a leggere e ad interessarsi della Res Publica.

Diversamente avremo le pagine giornali riempiti con la ‘pala’ e peggio di comunicati stampa magari conditi da fake news che faranno scappare i lettori, facendo perdere credibilità al quotidiano e professionalità ai giornalisti.

Oggi il vero paradosso è che l’obiettivo quantitativo, che è al centro dell’ambizione democratica nella sua trasposizione culturale, guadagna ovunque, attraverso la pubblicità, l’audience e le leggi del mercato. È così che l’Università, le Accademie, i Musei, le Pinacoteche, le Gallerie d’arte, diventano solo dei marchi.

L’altro paradosso è dato dalla crisi economica che pure morde, ma non può e non deve sterilizzare la vivacità culturale di un popolo, specie quando l’italiano è la lingua della Cultura.

Tutto sembra sceso di livello.

In altre parole, è vero che sono anni ed anni che ormai è in atto la «Grande Deculturazione»?

Stiamo davvero vivendo il tramonto di una Nazione? Ah, a saperlo….