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CORONAVIRUS, UNA LEZIONE DA IMPARARE PER IL FUTURO

(AGENPARL) – Roma, 18 giugno 2020 – L’esperienza è un tipo di insegnante molto difficile, perché prima di fa l’esame e poi ti spiega la lezione. Certamente la lezione che ci ha insegnato il Coronavirus è stata lampante: avere più informazioni esatte per poter agire rapidamente. Solo in questo modo si sarebbe potuto rallentare la diffusione dell’epidemia e quindi salvare più vite umane.

A quanto pare è già scattata la caccia ai responsabili delle mancate informazioni e il primo aprire le danze è stato proprio il presidente Donald Trump che ha già individuato a chi dare la colpa.

La comunità dei servizi segreti degli Stati Uniti ha considerato per molti anni la possibile minaccia di malattia tra i potenziali rischi per la stabilità e la sicurezza nazionale.

Ad esempio, l’allora direttore della National Intelligence Dan Coats aveva dichiarato al Congresso nel gennaio 2019 che un focolaio su larga scala «potrebbe portare a massicci tassi di morte e disabilità, influire gravemente sull’economia mondiale, mettere a dura prova le risorse internazionali e aumentare le richieste verso gli Stati Uniti per supporto».

Le tradizionali agenzie d’intelligence di sicurezza nazionale, come la CIA e la National Security Agency, possono essere utili per tenere traccia delle pandemie una volta identificate, utilizzando informatori umani e altre fonti di intelligence sensibili per determinare dove si è sviluppato un focolaio e cosa hanno fatto le altre nazioni.

Al di là della comunità dell’intelligence, gli Stati Uniti hanno un complesso sistema di raccolta di informazioni civili sulla salute pubblica e medica, coordinato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Ma l’onere principale per il rilevamento della pandemia all’interno della comunità dell’intelligence ricade su agenzie poco conosciute, come il National Center for Medical Intelligence che fa parte del Dipartimento della Difesa che ha come obiettivo principale quello di tracciare le malattie emergenti, le minacce dei bioterroristi e le capacità mediche di altri paesi.

Alcune fonti indicano che le agenzie d’intelligence degli Usa potrebbero aver rilevato la nuova malattia in Cina già nel novembre 2019, cioè ancora prima che le autorità cinesi avevano identificato il problema, ma questi rapporti sono stati smentiti da alcuni funzionari statunitensi. Quello che è chiaro invece è che già a metà di gennaio 2020 la comunità dell’intelligence americana aveva iniziato ad informare il presidente Trump sull’epidemia.

Il Centers for Disease Control & Prevention (CDC) è stato sfortunato dopo aver perso un epidemiologo americano che era incorporato nel sistema sanitario pubblico cinese pochi mesi prima dell’inizio dell’epidemia di coronavirus.

Di conseguenza, il CDC ha potuto ottenere solo informazioni dalle autorità cinesi, le quali hanno coperto la gravità della crisi fino a quando non era troppo tardi per impedirne la diffusione a livello internazionale.

Come è noto, la polizia cinese ha persino fermato un medico che aveva avvertito dell’epidemia, medico che è morto in seguito al virus.

Alcuni hanno puntato il dito contro l’Organizzazione mondiale della sanità per non aver lanciato l’allarme abbastanza presto.

L’OMS ha accettato un’indagine internazionale indipendente su come abbia reagito dopo lo scoppio della pandemia.

Va detto comunque che l’OMS ha avvertito per anni di un possibile scoppio di una nuova pandemia. Infatti, nel 2018, ad esempio, ha pubblicato un elenco di minacce di malattie, tra cui una chiamata Malattia X, che «rappresenta la conoscenza che una grave epidemia internazionale potrebbe essere causata da un patogeno attualmente sconosciuto per causare malattie umane».

Il problema fondamentale sembra risiedere nel fatto che l’OMS dipende dai singoli paesi per rilevare e segnalare gravi focolai di malattie, anziché avere una propria rete di monitoraggi sanitari globali che tengono d’occhio potenziali focolai.

Le azioni più incisive, tuttavia, devono essere fatte a livello internazionale.

Alcuni esperti hanno suggerito di fornire all’Organizzazione mondiale della sanità una maggiore autorità per far rispettare i requisiti di segnalazione delle singole nazioni, come ad esempio rivedere i regolamenti sanitari internazionali – il trattato internazionale che descrive cosa devono fare gli Stati membri dell’OMS – per conferire all’OMS i poteri di ispezione simili a quelli dell’’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Finora, tuttavia, la pandemia non è riuscita a far nascere degli sforzi internazionali coordinati e necessari per affrontare efficacemente i problemi che investono il pianeta.

La capacità di ogni nazione di identificare e rispondere a una crisi globale rimane limitata ed è proprio questa la lezione che la pandemia ha insegnato al pianeta in vista della prossima.

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