(AGENPARL) - Roma, 5 Novembre 2026 - Una ricerca scientifica, presentata ad Ecomondo 2026, evidenzia apporti di piombo fino a 20 volte superiori con reagenti di bassa qualità e rischi per il recupero agronomico.
La qualità dei prodotti chimici impiegati nella depurazione delle acque reflue può condizionare la possibilità di utilizzare i fanghi in agricoltura. I metalli pesanti presenti nei coagulanti possono infatti accumularsi nei residui del trattamento, contribuendo ad aumentarne il carico contaminante e rendendo più difficile il rispetto dei requisiti previsti per lo spandimento sui terreni agricoli. Nelle condizioni analizzate, l’impiego di coagulanti a base di ferro con elevati livelli di impurità può determinare un apporto di contaminanti nei fanghi fino a circa 20 volte superiore per il piombo, 12 volte per il nichel e 4 volte per il cadmio, rispetto a reagenti di maggiore purezza.
È quanto emerge da una ricerca scientifica condotta dal Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino, con il sostegno di Altair Chemical, società della divisione Esseco Industrial, presentata a Ecomondo 2026, a Rimini, nell’ambito del programma Call for Papers.
I fanghi di depurazione possono costituire una risorsa per il settore agricolo grazie al contenuto di sostanza organica e nutrienti, contribuendo al recupero di materia e alla fertilità dei suoli. Il loro impiego, tuttavia, è subordinato al rispetto di specifiche condizioni e di limiti sulla presenza di contaminanti, stabiliti per tutelare il terreno, le colture e l’ambiente.
Lo studio, intitolato “Impurità metalliche nei coagulanti a base di ferro: implicazioni per la qualità dei fanghi e la sostenibilità del trattamento delle acque reflue“, ha analizzato il destino delle impurità metalliche presenti nei reagenti chimici durante la depurazione. Le prove sperimentali hanno evidenziato che la maggior parte dei metalli introdotti con i coagulanti viene trasferita alla fase solida, con percentuali di recupero nei fanghi generalmente superiori all’80%.
Le successive simulazioni hanno permesso di stimare il contributo dei contaminanti alla composizione dei fanghi in diversi scenari applicativi. In uno di questi, il solo apporto di nichel associato a un coagulante di bassa qualità risulta superiore al limite di concentrazione previsto per l’utilizzo agronomico dei fanghi. Si tratta di uno scenario modellistico, ma il risultato evidenzia quanto la scelta dei reagenti possa incidere sulle condizioni necessarie per il loro recupero in agricoltura.
Il rischio è che fanghi potenzialmente valorizzabili in campo agricolo vedano ridursi le possibilità di impiego a causa delle impurità introdotte durante il processo di depurazione. Un problema che riguarda sia la tutela dei suoli sia l’effettiva applicazione dei principi dell’economia circolare.
La ricerca richiama quindi l’attenzione sulla necessità di valutare la qualità dei coagulanti non soltanto in funzione della loro capacità di depurare l’acqua, ma anche del carico di metalli che possono trasferire ai fanghi. Ridurre l’introduzione di contaminanti all’origine può contribuire a preservare le possibilità di recupero agronomico, fermo restando il rispetto di tutti i requisiti normativi previsti per lo spandimento sui terreni.
