(AGENPARL) - Roma, 4 Novembre 2026 - “Quello che è andato in onda ieri su Rai 2, durante la trasmissione BellaMa’, con l’intervista di Pierluigi Diaco a don Alberto Ravagnani, è uno spettacolo indegno del servizio pubblico. Un’intervista trasformata da Diaco in un interrogatorio sulla vita sessuale e sull’orientamento sessuale di una persona, incalzata ripetutamente anche dopo aver manifestato esplicitamente il proprio disagio e la volontà di non rispondere. Non è giornalismo né libertà di fare domande scomode. È una forma di violenza verbale e psicologica, una prevaricazione esercitata davanti a milioni di potenziali spettatori, utilizzando il mezzo televisivo e il ruolo di conduttore per pretendere risposte su aspetti profondamente intimi della vita di una persona. Chiedere insistentemente a qualcuno se sia gay o eterosessuale, pretendere dettagli sulle sue esperienze sessuali e sostenere che chi sceglie di esporsi pubblicamente perda il diritto alla riservatezza è gravissimo. Ancora più grave è continuare quando l’interlocutore chiede espressamente di non rispondere. Non è una questione di sensibilità personale, ma di diritti, regole e responsabilità del servizio pubblico.
Il Contratto di servizio Rai 2023-2028, all’articolo 2, impone espressamente il rispetto della dignità della persona e delle diversità e il contrasto a ogni forma di violenza e discriminazione. Il Codice etico aziendale richiama i principi di dignità, integrità delle persone e riservatezza. Persino il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, all’articolo 9, riconosce una tutela particolare ai dati relativi alla vita e all’orientamento sessuale. Per queste ragioni chiedo ai vertici Rai di prendere immediatamente e pubblicamente posizione, di verificare le responsabilità editoriali e professionali e la conformità di queste condotte al Contratto di servizio e al Codice etico, attivando gli strumenti interni di segnalazione e valutazione previsti dall’azienda. Mi aspetto dalla Rai una risposta chiara. Il silenzio di fronte a episodi come questo non sarebbe accettabile”.
Così la deputata democratica, Ouidad Bakkali, componente dimissionaria della commissione di vigilanza Rai.