(AGENPARL) - Roma, 28 Ottobre 2026 - “il Movimento 5 Stelle non è contrario al principio che ispira questo provvedimento. Una persona non può essere condannata nella reputazione per il solo fatto di essere stata indagata o imputata. La presunzione di non colpevolezza non può essere un principio valido soltanto nelle aule di giustizia, deve valere anche nello spazio pubblico. Ma proprio perché il principio è importante, bisogna scrivere una legge precisa. E questo testo, invece, presenta problemi seri. La norma interviene nel Codice della privacy, mentre il nostro ordinamento già conosce, nelle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, una disciplina del diritto all’oblio per le persone destinatarie di provvedimenti di proscioglimento, di non luogo a procedere o di archiviazione. Ci troviamo quindi davanti a un intervento che rischia di sovrapporsi a strumenti già esistenti. In materia penale e in materia di libertà di stampa, l’approssimazione produce contenzioso e incertezza. Il testo parla di sentenza di assoluzione, di proscioglimento, di non luogo a procedere e di provvedimento di archiviazione. Sono esiti diversi, che non possono essere messi sullo stesso piano senza una disciplina puntuale. Non ogni definizione favorevole del procedimento equivale a un accertamento pieno di innocenza nel merito. Per queste e altre ragioni, pur riconoscendo che la finalità di dare pubblicità all’assoluzione e di evitare che un’accusa diventi una condanna permanente nella vita sociale sia condivisibile, riteniamo che il testo non offra garanzie sufficienti. Il perimetro applicativo è troppo ampio e poco definito. Il rapporto con il diritto di cronaca e con la libertà di stampa è risolto attraverso un automatismo. Il ruolo del Garante e il termine di cinque giorni pongono problemi di effettività e di garanzia. La disciplina delle spese è assente. Il coordinamento con il diritto all’oblio già previsto dall’ordinamento non è adeguatamente chiarito. L’informazione non è un fastidio da comprimere ogni volta che si presenta un’esigenza individuale, così come il diritto alla reputazione non è un danno collaterale che la persona deve accettare senza rimedio. Sono diritti entrambi tutelati dalla Costituzione. Il punto è il bilanciamento”.
Così la senatrice M5S Ada Lopreiato, capogruppo in commissione giustizia, nella dichiarazione di voto sul ddl in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento.