(AGENPARL) - Roma, 18 Ottobre 2026 - Dopo l’aggressione ai diplomatici europei a Taybeh, il premier israeliano chiede prove convincenti e ipotizza una campagna contro Israele. L’esercito condanna l’attacco, mentre Belgio, Francia e Polonia chiedono che i responsabili siano individuati.
La Cisgiordania torna al centro delle tensioni diplomatiche tra Israele e diversi Paesi europei dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha messo in discussione le accuse rivolte ai coloni israeliani per l’aggressione del 17 ottobre – evento già riportato da agenparl in un articolo precedente – contro una delegazione internazionale nei pressi del villaggio palestinese di Taybeh. In una dichiarazione diffusa sabato sera, il capo del governo ha sostenuto che le immagini disponibili non costituiscono prove sufficienti per ricostruire integralmente l’episodio e stabilire le responsabilità individuali. La presa di posizione arriva dopo la condanna espressa dalle Forze di difesa israeliane (IDF) e dal ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, mentre Belgio, Francia e Polonia continuano a chiedere chiarimenti e provvedimenti. Il nuovo elemento della vicenda è quindi la divergenza tra la cautela manifestata dal premier e le valutazioni già espresse da altri rappresentanti delle istituzioni israeliane.
L’aggressione, raccontata da Agenparl nell’articolo del 17 ottobre, ha coinvolto diplomatici belgi, francesi e polacchi, rappresentanti cattolici e il sindaco francese Bernard Baudoux, presenti nella zona durante la raccolta delle olive. Uomini mascherati hanno preso di mira alcuni veicoli della delegazione, danneggiando un’automobile consolare belga. Baudoux ha riferito di essere stato colpito e gettato a terra. L’episodio è stato documentato attraverso filmati e testimonianze raccolte sul posto, mentre la polizia israeliana ha avviato un’indagine per identificare gli aggressori. Su questa ricostruzione si è innestato, nelle ore successive, un confronto politico che coinvolge direttamente il governo Netanyahu e le rappresentanze diplomatiche europee.
Netanyahu chiede prove convincenti
La dichiarazione dell’ufficio del primo ministro israeliano è stata diffusa nella serata di sabato 17 ottobre. Netanyahu ha affermato che qualsiasi violenza contro i diplomatici è inaccettabile, ma ha invitato a non trarre conclusioni definitive prima del completamento degli accertamenti. Secondo il premier, le immagini mostrano persone mascherate che si avvicinano a un veicolo diplomatico, un finestrino infranto e una persona distesa a terra, senza tuttavia documentare necessariamente l’intera sequenza degli avvenimenti. La nota ha quindi insistito sulla necessità di distinguere ciò che appare nei filmati dall’attribuzione delle singole responsabilità, sottolineando che le circostanze dell’episodio restano oggetto di indagine.
L’ufficio di Netanyahu ha inoltre sostenuto che la delegazione fosse entrata in un’area caratterizzata da precedenti tensioni senza aver coordinato preventivamente la visita con l’esercito israeliano. Nella stessa dichiarazione è stato richiamato il coinvolgimento del sindaco francese Bernard Baudoux, noto per il proprio sostegno alla causa palestinese. Il premier ha infine evocato il rischio di una campagna coordinata per screditare Israele e i residenti ebrei della Cisgiordaniadurante la stagione della raccolta delle olive. Si tratta di un’interpretazione avanzata dal capo del governo, non di una circostanza accertata dalle indagini. Le autorità israeliane non hanno infatti annunciato conclusioni definitive sulla dinamica dell’aggressione o sull’identità di tutti i responsabili.
La posizione di Netanyahu assume particolare rilievo perché interviene dopo dichiarazioni ufficiali di segno differente. L’IDF aveva già condannato l’episodio, definendolo un grave atto di violenza contro rappresentanti diplomatici e indicando gli aggressori come rivoltosi israeliani. Anche il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar aveva espresso una condanna esplicita, assicurando la collaborazione del proprio dicastero con le autorità incaricate delle indagini. Entrambi avevano richiamato la mancata comunicazione preventiva della visita, ma senza mettere in discussione la gravità dell’attacco. La divergenza non riguarda dunque la necessità di svolgere accertamenti, condivisa dalle autorità israeliane, bensì il modo in cui l’episodio viene valutato pubblicamente prima della conclusione dell’inchiesta.
Le segnalazioni all’esercito e le indagini
Accanto al confronto sulle dichiarazioni del premier, emergono interrogativi sui tempi della risposta delle forze di sicurezza. Secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Haaretz e ripreso dal Times of Israel, alcune segnalazioni relative alla presenza di uomini mascherati e alle minacce contro persone impegnate nella raccolta delle olive sarebbero state trasmesse prima della conclusione dell’aggressione. Le informazioni avrebbero incluso richieste di intervento e indicazioni sulla posizione degli aggressori. Il resoconto solleva dubbi sul coordinamento tra le strutture militari e le unità operative presenti nell’area, ma non costituisce ancora una conclusione ufficiale sulle eventuali responsabilità per il mancato intervento tempestivo.
L’esercito israeliano ha fornito una propria spiegazione, precisando che una segnalazione era stata inviata da un civile a un recapito della brigata regionale destinato alle comunicazioni del personale di sicurezza. Secondo l’IDF, quel canale non era predisposto per ricevere direttamente le richieste dei civili e la sala operativa gestisce numerose comunicazioni attraverso procedure specifiche. I militari hanno annunciato che le circostanze saranno esaminate. La questione da chiarire riguarda quindi sia la ricostruzione dell’aggressione sia l’efficacia dei sistemi di allerta e delle procedure di intervento, soprattutto quando vengono segnalate minacce contro civili e rappresentanti stranieri.
Le testimonianze raccolte sul posto contribuiscono a delineare un quadro più ampio dell’episodio. Amit Orpeli, attivista israeliano dell’organizzazione Torat Tzedek, ha riferito al Times of Israel che alcuni coloni avevano ostacolato la raccolta delle olive e minacciato le persone presenti. Secondo il suo racconto, gli aggressori avrebbero colpito anche l’automobile degli attivisti, danneggiandone un faro, prima che questi incontrassero i diplomatici europei già coinvolti nell’attacco. Orpeli ha dichiarato di aver visto un finestrino infranto e di essere successivamente riuscito a raggiungere Taybeh insieme ad altri presenti. La testimonianza costituisce un elemento utile per le indagini, pur richiedendo, come ogni ricostruzione individuale, un confronto con i filmati e con gli ulteriori accertamenti delle autorità.
La pressione diplomatica europea
La dichiarazione di Netanyahu non ha modificato le richieste avanzate dai governi europei coinvolti. Il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot ha condannato l’aggressione, confermando che il personale diplomatico del proprio Paese è al sicuro e che un veicolo belga è stato danneggiato. Bruxelles ha ribadito la necessità di individuare i responsabili e ha richiamato gli obblighi delle autorità israeliane nella protezione dei civili e dei rappresentanti diplomatici. Il Belgio ha inoltre confermato la volontà di continuare a sostenere sanzioni dell’Unione europea contro gli autori delle violenze e contro chi le favorisce. Questa posizione era già stata espressa nelle prime ore successive all’attacco: non si tratta, dunque, di una nuova decisione europea né dell’annuncio di misure già approvate.
Anche la Francia ha chiesto un intervento delle autorità israeliane. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha denunciato l’aggressione contro Bernard Baudoux, sindaco di Aulnoye-Aymeries, sollecitando l’identificazione degli aggressori e misure efficaci contro le violenze nella Cisgiordania occupata. Baudoux ha raccontato di essere stato colpito e scaraventato a terra da uomini mascherati durante la visita a Taybeh, senza riportare ferite gravi. Il sindaco ha collegato l’episodio alle condizioni affrontate quotidianamente dai residenti palestinesi, osservando che i visitatori stranieri possono lasciare l’area mentre la popolazione locale continua a vivere in un contesto di tensioni e insicurezza.
Il ministero degli Esteri polacco ha espresso profonda indignazione e ha chiesto a Israele spiegazioni urgenti e dettagliate, oltre all’individuazione dei responsabili. Varsavia ha ribadito che gli attacchi contro il personale diplomatico sono inaccettabili. Le reazioni dei tre governi confermano che l’incidente non viene considerato soltanto una questione di ordine pubblico locale, ma anche un problema relativo alla sicurezza delle rappresentanze straniere. L’eventuale introduzione di nuove sanzioni europee resta tuttavia subordinata alle procedure decisionali dell’Unione e alle posizioni dei suoi Stati membri.
Rubio chiede a Israele di contrastare le violenze
Le tensioni nella Cisgiordania hanno provocato reazioni anche negli Stati Uniti. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che Washington è profondamente preoccupata per le immagini delle aggressioni attribuite ai coloni e continua a chiedere a Israele di intervenire con maggiore decisione. Le sue parole si inseriscono nel contesto degli episodi avvenuti durante la raccolta delle olive, compreso l’attacco del 16 ottobre contro la fotoreporter statunitense Heidi Levine, collaboratrice del Washington Post, rimasta ferita mentre documentava le violenze nella zona di Abu Falah.
Rubio ha spiegato che il Dipartimento di Stato ha richiesto informazioni sull’aggressione alla giornalista e che si attendeva ulteriori elementi dall’ambasciata americana a Gerusalemme. La posizione statunitense si distingue da quella belga per il tipo di iniziativa prospettata: Washington ha insistito sulla necessità di prevenire nuovi attacchi e di ottenere chiarimenti, mentre Bruxelles ha richiamato esplicitamente la possibilità di ulteriori misure restrittive europee. In entrambi i casi, le dichiarazioni mostrano come gli episodi di violenza durante la raccolta delle olive stiano assumendo una crescente rilevanza nelle relazioni internazionali di Israele.
Le conseguenze politiche dell’episodio
L’attacco di Taybeh ha suscitato critiche anche all’interno della politica israeliana. Esponenti dell’opposizione hanno accusato il governo di non contrastare adeguatamente la violenza estremista nella Cisgiordania. Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito e leader politico, ha denunciato le conseguenze degli attacchi sulla sicurezza e sulla reputazione internazionale di Israele. Yair Golan, esponente della sinistra israeliana, ha chiesto misure più severe contro i gruppi responsabili delle aggressioni. Si tratta di posizioni politiche espresse dai rispettivi protagonisti, distinte dagli accertamenti giudiziari ancora in corso.
Sul versante opposto, Israel Ganz, presidente del Consiglio di Yesha, organizzazione che rappresenta gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, ha accusato alcuni gruppi di attivisti di alimentare le tensioni durante la raccolta delle olive. Ganz ha sostenuto che le forze dell’ordine debbano intervenire contro chiunque provochi disordini, indipendentemente dalla provenienza. Ha anche affermato che gli israeliani che ricorrono alla violenza danneggiano gli insediamenti e lo Stato. Le sue dichiarazioni riflettono una lettura differente delle tensioni locali, senza fornire elementi conclusivi sulle responsabilità specifiche nell’aggressione ai diplomatici.
La raccolta delle olive resta uno dei momenti più delicati dell’anno per numerose comunità palestinesi, soprattutto nelle aree agricole vicine agli insediamenti israeliani. Le attività di accompagnamento svolte da osservatori internazionali e attivisti israeliani e palestinesi mirano a documentare eventuali incidenti e ad assistere gli agricoltori nell’accesso ai terreni. Secondo le organizzazioni umanitarie e i resoconti delle agenzie internazionali, la stagione del 2026 è stata caratterizzata da numerosi episodi di violenza, con conseguenze per residenti, giornalisti e persone impegnate nelle attività di solidarietà. È in questo contesto che l’aggressione a una delegazione diplomatica europea ha assunto una dimensione internazionale particolarmente significativa.
Il seguito della vicenda dipenderà ora dagli esiti delle indagini israeliane e dalle eventuali iniziative diplomatiche dei governi coinvolti. Le dichiarazioni di Netanyahu hanno introdotto un nuovo elemento di controversia politica, mentre l’esercito e il ministero degli Esteri israeliano hanno già espresso una condanna dell’attacco. Per Belgio, Francia e Polonia resta centrale la richiesta di identificare gli aggressori e garantire la sicurezza dei rappresentanti stranieri. L’episodio di Taybeh continua così a intrecciare tre questioni: la protezione dei civili nella Cisgiordania occupata, la responsabilità delle autorità nel prevenire le violenze e le conseguenze diplomatiche degli attacchi contro cittadini e funzionari europei.
