(AGENPARL) - Roma, 17 Ottobre 2026 - L’arroganza di Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera ha toccato un nuovo fondo. Nel pezzo in cui riduce Beppe Grillo a “fantasma” e liquida l’ipotesi di un suo ritorno politico come residuo di rancore, il giornalista si permette di definire “miserabile scagnozzo” Andrea Stroppa, giovane informatico e investitore che lavora su innovazione, AI e tecnologie avanzate a stretto contatto con Elon Musk.
Non è un’analisi. È livore. Stroppa rappresenta esattamente ciò che disturba un certo giornalismo di sistema: un trentenne che si occupa di intelligenza artificiale, di infrastrutture tecnologiche e di scenari futuri, invece di restare al servizio delle liturgie politiche tradizionali. L’articolo di Roncone, uscito ieri, non si limita a ironizzare sul “quasi ritorno” di Grillo; lo presenta come un’anomalia da neutralizzare perché metterebbe in crisi l’equilibrio consolidato tra destra e sinistra e, con esso, la funzione di mediazione e di copertura dei giornalisti asserviti a quel sistema.
La paura è chiara. Un eventuale ritorno di Grillo in vista delle politiche 2027, centrato su giovani, intelligenza artificiale, priorità scientifiche e rottura con le dinamiche consuete, non sarebbe solo un problema per Conte o per gli equilibri interni al Movimento. Sarebbe un problema per chi ha interesse a mantenere la politica dentro confini prevedibili e a tenere fuori dalla discussione pubblica chi porta competenze reali su tecnologie che stanno già ridisegnando economia e potere. Insultare Stroppa come “scagnozzo” serve a delegittimare quel tipo di interlocuzione prima ancora che prenda forma.
Come ha ricordato Elio Lannutti commentando il post di Stroppa su X, “in un Paese che resta tra i primi per corruzione e tra gli ultimi per libertà di stampa, certi epiteti finiscono per suonare come un complimento involontario”. Lannutti ha citato Flaiano: “se i sederi dei potenti fossero di carta vetrata, gran parte dei giornalisti italiani resterebbero senza lingua”. Roncone, in questo senso, non fa eccezione. Quando viene toccato risponde con comunicati di redazione; quando tocca lui, invece, insulta.
La senatrice Marinella Pacifico osserva che il contrasto è netto: da un lato un giornalista di lungo corso che tratta da fantasmi o da scagnozzi chiunque disturbi le certezze del sistema; dall’altro un giovane che lavora concretamente su AI e innovazione accanto a una delle figure più influenti del panorama tecnologico globale. Se il ritorno di Grillo spaventa, è perché potrebbe spostare l’attenzione dalle polemiche di palazzo alle priorità reali – salute, istruzione, tecnologie, equità – su cui Pacifico ha già sottolineato la necessità di un programma di lungo periodo per il 2027.
Il giornalismo che si limita a etichettare e a proteggere l’esistente non informa. Si limita a difendere il proprio posto in un sistema che non vuole essere messo in discussione.
Dichiarazione di Marinella Pacifico, già Senatrice della Repubblica.
