(AGENPARL) - Roma, 6 Ottobre 2026 - La Russia comunica all’Organizzazione mondiale della sanità che non risultano casi di peste nella città siberiana. Restano però interrogativi sulla morte della ricercatrice dell’istituto antipeste. Washington segue la vicenda “ora per ora”
La Russia ha comunicato all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che non sono stati registrati casi di peste nella città di Irkutsk, in Siberia, dopo la morte di una ricercatrice di 28 anni impiegata presso un istituto specializzato nello studio della malattia.
La comunicazione di Mosca arriva mentre cresce l’attenzione internazionale sul caso e mentre gli Stati Uniti chiedono alla Russia maggiore trasparenza sulle circostanze della morte della donna.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato martedì che Mosca dovrebbe condividere maggiori informazioni con la comunità internazionale. «Penso che sia responsabilità della Russia, ovviamente, condividere più informazioni con il mondo», ha detto Rubio durante una conferenza stampa a Reykjavik, in Islanda.
Washington, ha spiegato il segretario di Stato, sta monitorando la situazione insieme alle proprie agenzie e alle organizzazioni internazionali “ora per ora”.
Mosca risponde all’OMS
Secondo quanto riferito dall’OMS, le autorità russe hanno comunicato ufficialmente che a Irkutsk non è stato registrato alcun caso di peste.
Mosca ha inoltre riferito di aver identificato le persone entrate in contatto con la ricercatrice deceduta e che i test effettuati su questi contatti non hanno rilevato agenti patogeni infettivi pericolosi.
Resta tuttavia un punto non completamente chiarito: non è ancora evidente se la comunicazione russa all’OMS significhi che la peste sia stata definitivamente esclusa anche come causa della morte della ricercatrice.
La donna, identificata dai media russi come Darya Shipilova, aveva 28 anni e lavorava presso l’Irkutsk Anti-Plague Research Institute. Le autorità hanno indicato come causa del decesso una polmonite di origine non ancora determinata.
Il rischio per la popolazione resta basso
L’OMS ha invitato alla prudenza, ma senza indicare al momento un’emergenza sanitaria internazionale.
Secondo la valutazione iniziale dell’organizzazione, il rischio è considerato moderato-basso nell’area di Irkutsk, basso per la Russia nel suo complesso e molto basso per la regione europea dell’OMS.
Tutte le persone entrate in contatto con la ricercatrice sono state individuate e sottoposte a monitoraggio. Secondo le informazioni disponibili, non sono stati segnalati nuovi casi tra i contatti.
Circa 200 persone erano state inizialmente sottoposte a misure precauzionali e una parte di loro è già stata rilasciata.
Le ipotesi sull’origine dell’infezione
Intorno alla morte della ricercatrice sono circolate diverse ricostruzioni, soprattutto sui social network.
Una delle versioni sosteneva che la donna fosse entrata accidentalmente in contatto con batteri della peste dopo la rottura di una provetta all’interno del laboratorio. Altre ipotesi hanno collegato la malattia a un viaggio in Thailandia oppure a una visita in una zona vicina al confine con la Mongolia.
Al momento, tuttavia, non esistono prove pubbliche a sostegno di queste ricostruzioni. L’autorità sanitaria russa ha respinto l’ipotesi di un incidente durante la manipolazione di agenti patogeni.
Per questo motivo Rubio ha invitato a non formulare conclusioni premature, soprattutto sull’eventualità che possa essere stato coinvolto un agente patogeno modificato intenzionalmente.
Rafforzati i controlli nella regione
La vicenda ha comunque provocato una risposta precauzionale anche nei Paesi vicini.
Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan hanno annunciato un rafforzamento delle misure sanitarie preventive ai confini con la Russia, nel timore di una possibile diffusione di malattie infettive.
Sono stati quindi intensificati i controlli alle frontiere, mentre le autorità dei Paesi interessati continuano a monitorare la situazione.
Il rafforzamento dei controlli non equivale però alla dichiarazione di un focolaio: si tratta di misure preventive adottate mentre rimangono aperti alcuni interrogativi sull’origine della malattia.
Trump offre assistenza, il Cremlino risponde
La vicenda è stata seguita anche dal presidente americano Donald Trump, che aveva definito la morte della ricercatrice una questione seria per la Russia e aveva offerto l’assistenza degli Stati Uniti.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha accolto positivamente l’offerta americana, sottolineando che la disponibilità ad aiutarsi reciprocamente rappresenta sempre un elemento positivo.
Ma Rubio ha spostato il focus sulla necessità di avere informazioni più complete.
«Sarebbe sconsiderato speculare senza avere tutti i fatti», ha spiegato il segretario di Stato americano, sottolineando al tempo stesso che Washington non è ancora in grado di stabilire se si tratti di un episodio limitato o di qualcosa di più ampio.
Una vicenda ancora aperta
Il quadro che emerge oggi è quindi più rassicurante rispetto alle prime ore, ma non ancora completamente definito.
La Russia afferma che a Irkutsk non ci sono casi di peste. L’OMS considera basso il rischio per la popolazione generale. I contatti della ricercatrice sono monitorati e finora non sono emersi nuovi casi.
Rimane però da chiarire fino in fondo la causa della morte della giovane ricercatrice e, soprattutto, se l’ipotesi della peste sia stata definitivamente esclusa nel suo caso.
È su questo terreno che si inserisce la richiesta americana di maggiore trasparenza.
Per ora, dunque, non ci sono elementi per parlare di un’epidemia di peste. Ma la morte avvenuta all’interno di un istituto specializzato, le misure precauzionali adottate e l’attenzione internazionale hanno trasformato il caso di Irkutsk in una vicenda seguita da Washington, Mosca e dalle autorità sanitarie internazionali.
