(AGENPARL) - Roma, 6 Ottobre 2026 - Il principale tavolo regionale sull’Afghanistan si è chiuso a Mosca senza una dichiarazione congiunta. A far saltare l’accordo sono state le divergenze tra il governo talebano e il Pakistan sul linguaggio da utilizzare per descrivere la minaccia terroristica proveniente dall’Afghanistan.
È un risultato significativo per l’ottava riunione del Moscow Format, che il 5 ottobre ha riunito nella capitale russa rappresentanti di Afghanistan, Pakistan, Cina, India, Iran e dei Paesi dell’Asia centrale. Secondo Zamir Kabulov, inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin per l’Afghanistan, le delegazioni di Kabul e Islamabad non sono riuscite a trovare un compromesso sul testo finale.
Il punto contestato era il riferimento all’Afghanistan nel contesto del terrorismo. I talebani hanno giudicato eccessivo il linguaggio proposto, sostenendo che le relazioni con il Pakistan sono cambiate rispetto allo scorso anno. Kabulov ha osservato che una formulazione simile era invece già comparsa nella precedente dichiarazione del Moscow Format.
Il fallimento del comunicato arriva mentre i rapporti tra Kabul e Islamabad sono entrati in una fase particolarmente difficile. Il Pakistan accusa le autorità talebane di permettere a gruppi militanti, in particolare i talebani pakistani del TTP, di operare dal territorio afghano. Islamabad sostiene che il terrorismo transfrontaliero sia ormai uno dei principali problemi legati all’Afghanistan.
Kabul respinge le accuse e sostiene che le controversie con il Pakistan debbano essere affrontate attraverso il dialogo. A Mosca, il ministro degli Esteri talebano Amir Khan Muttaqi ha insistito sulla necessità di una soluzione diplomatica, criticando il ricorso di Islamabad alla pressione militare e ad altri strumenti di pressione.
La Russia prova a rafforzare il proprio ruolo
La crisi tra i due vicini mette in evidenza anche il ruolo che Mosca sta cercando di assumere nell’Afghanistan post-occidentale.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha accolto a Mosca Muttaqi con parole favorevoli verso il governo talebano, elogiandone i risultati nella lotta contro l’ISIS e il narcotraffico. La Russia ha inoltre ribadito la propria opposizione a qualsiasi nuova presenza militare della NATO in Afghanistan o nei Paesi vicini.
Mosca ha fatto anche un passo ulteriore. Kabulov ha detto che la Russia è pronta a contribuire alla soluzione del conflitto tra Afghanistan e Pakistan, da sola o insieme ad altri Paesi, qualora entrambe le parti lo richiedano.
Ma la partita russa non è soltanto diplomatica.
Sicurezza e commercio, le due partite di Mosca
Mentre al tavolo del Moscow Format Kabul e Islamabad non riescono a trovare un linguaggio comune sul terrorismo, Russia e Afghanistan stanno cercando di rafforzare i rapporti economici.
Il 6 ottobre i rappresentanti dei due Paesi hanno discusso di commercio, energia, investimenti e trasporti, con particolare attenzione al corridoio internazionale Nord-Sud. Secondo i dati diffusi da Mosca, nei primi sette mesi del 2026 il commercio bilaterale è aumentato di 2,5 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Muttaqi ha chiesto di trasformare i rapporti politici tra Russia e Afghanistan in una partnership economica più concreta, indicando tra le aree di interesse energia, miniere, infrastrutture e sistemi di pagamento.
È un elemento che aiuta a spiegare perché l’Afghanistan sia diventato un dossier sempre più importante per Mosca. La Russia non cerca soltanto un interlocutore politico a Kabul: punta anche a sviluppare collegamenti commerciali e infrastrutturali con un Paese che occupa una posizione strategica tra Asia centrale e Asia meridionale.
India e Cina, gli altri grandi interessi regionali
Il vertice mostra però che la partita afghana non è soltanto russa. India e Cina siedono allo stesso tavolo con Mosca, Pakistan e Iran, ma hanno interessi propri nella stabilità dell’Afghanistan.
New Delhi ha utilizzato il vertice per ribadire una posizione precisa: l’India sostiene la sovranità, l’unità e l’integrità territoriale dell’Afghanistan e ha confermato il proprio impegno per il benessere della popolazione afghana. La delegazione indiana era guidata dall’ambasciatore a Mosca Vinay Kumar.
Il messaggio indiano è significativo perché arriva mentre il rapporto tra Kabul e Islamabad attraversa una nuova fase di tensione. New Delhi mantiene un rapporto pragmatico con le autorità afghane e, allo stesso tempo, evita di trasformare il proprio coinvolgimento in un’alleanza con Mosca o con i talebani. L’obiettivo dichiarato resta quello di sostenere la stabilità e la popolazione afghana.
La Cina, invece, ha partecipato al vertice insieme alle altre principali potenze regionali, in un formato che mette direttamente allo stesso tavolo Kabul, Islamabad, New Delhi, Teheran e Mosca. Il dato politico più importante, in questo caso, è proprio la presenza cinese all’interno di un meccanismo regionale dedicato alla sicurezza e all’integrazione dell’Afghanistan. La dichiarazione russa sul vertice ha indicato tra gli obiettivi comuni lo sviluppo di una cooperazione con Kabul su basi paritarie e reciprocamente vantaggiose e l’integrazione dell’Afghanistan nell’economia globale.
Questo rende il fallimento del comunicato ancora più significativo: non è soltanto una lite tra Pakistan e Talebani, ma il segnale delle difficoltà nel trasformare interessi regionali diversi in una strategia comune sull’Afghanistan.
Un equilibrio ancora fragile
La crisi con il Pakistan ha anche una dimensione economica. La stabilità dei rapporti tra Kabul e Islamabad è importante per le rotte commerciali e per i progetti di connettività che dovrebbero collegare l’Asia centrale con l’Asia meridionale.
Per l’Afghanistan, diversificare i propri rapporti economici significa quindi anche ridurre la dipendenza da singole rotte e interlocutori. Per Russia, Cina, India e Iran, allo stesso tempo, la posizione geografica afghana offre la possibilità di sviluppare nuovi collegamenti regionali.
Il Moscow Format continuerà a funzionare, ha assicurato Kabulov, sottolineando che la piattaforma serve soprattutto a coordinare la cooperazione regionale e non a risolvere direttamente le controversie bilaterali.
Ma l’assenza del comunicato finale mostra i limiti di questo meccanismo. Mosca può offrire un tavolo e proporsi come mediatore; può anche aumentare i rapporti politici ed economici con Kabul. Non può però trasformare gli interessi divergenti dei Paesi della regione in un vero ordine comune.
Per ora, mentre l’Occidente resta ai margini della partita, Russia, Cina, India, Iran e Pakistan stanno cercando di definire le regole del nuovo equilibrio regionale. Il fallimento del vertice dimostra che la partita è appena cominciata.
