(AGENPARL) - Roma, 6 Ottobre 2026 - Direttore Responsabile: Laura Sutto
Nota del consigliere regionale Antonio Paolo Scalera (Lega), con cui annuncia conferenza stampa di presentazione della proposta di legge per rafforzare le cure palliative.
"Ci sono momenti nella vita nei quali alla sofferenza non possiamo aggiungere anche la solitudine. È proprio quando il dolore diventa più difficile da sopportare che le istituzioni devono essere maggiormente presenti, mettendo accanto alla persona competenze, assistenza, ascolto e umanità. La vita deve essere tutelata sempre, anche quando la malattia è grave, irreversibile e il dolore rischia di prendere il sopravvento.
E' questo il principio che mi ha spinto a depositare una proposta di legge finalizzata a rafforzare e rendere più effettivo l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore nei luoghi nei quali le persone vivono e vengono assistite: dal domicilio alle RSA, dalle strutture sociosanitarie alla rete territoriale, in collegamento con gli ospedali e gli hospice. La discussione sul fine vita non può esaurirsi nel confronto sulle proposte relative al suicidio medicalmente assistito. Esiste un'altra parte fondamentale della responsabilità pubblica: fare in modo che una persona gravemente malata non sia lasciata sola davanti alla sofferenza e possa ricevere, sin dal momento in cui emerge il bisogno, tutte le cure e tutto il sostegno necessari.
La proposta non interviene sulla disciplina del suicidio medicalmente assistito, ma si concentra sull'organizzazione sanitaria e sociosanitaria regionale e sull'effettività dell'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. L'obiettivo è chiaro il paziente deve essere preso in carico precocemente e seguito lungo tutto il percorso della malattia, senza attendere necessariamente la fase terminale e senza che il luogo nel quale vive o viene assistito diventi un ostacolo all'accesso alle cure. Non possiamo pensare che una persona debba cambiare luogo di vita per poter ricevere le cure di cui ha bisogno. Se una persona vive in una RSA, deve poter trovare lì una rete capace di intercettare il bisogno palliativo. Se è assistita a casa, deve poter contare sui servizi territoriali. Se viene ricoverata in ospedale, deve esserci continuità con il resto della rete. Domicilio, RSA, strutture residenziali, hospice e ospedale devono essere nodi di un unico sistema costruito intorno alla persona.
Una buona cura non significa soltanto intervenire quando la malattia non lascia più possibilità terapeutiche. Significa accompagnare la persona, controllare il dolore, alleviare i sintomi, sostenere la famiglia, ascoltare le paure e preservare, per quanto possibile, qualità della vita e dignità. Significa esserci. Dietro ogni malattia grave – ha concluso Scalera – non ci sono numeri o statistiche. Ci sono persone. Ci sono madri, padri, figli, coniugi, famiglie che spesso affrontano situazioni di enorme difficoltà. E ci sono medici, infermieri, operatori sociosanitari e professionisti che ogni giorno si prendono cura della fragilità. A tutti loro dobbiamo garantire una rete capace di non lasciare nessuno solo. La dignità della persona passa anche dalla possibilità di essere curata dove vive, di non essere abbandonata al dolore e di poter contare su un sistema sanitario che sappia accompagnarla in ogni fase della malattia.
