(AGENPARL) - Roma, 5 Ottobre 2026 - Il messaggio arriva da Teheran mentre il Caucaso accelera sulla nuova stagione della connettività regionale. L’Iran mette in guardia dalla presenza di potenze extraregionali, mentre nello stesso incontro il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan presenta al suo omologo iraniano Abbas Araqchi gli sviluppi del TRIPP, il progetto destinato a ridisegnare una parte delle rotte di trasporto attraverso l’Armenia.
È una coincidenza diplomatica che rende particolarmente significativa la dichiarazione del ministro iraniano. Araqchi ha sottolineato che la pace e la stabilità durature nel Caucaso dipendono dalla capacità dei Paesi della regione di risolvere autonomamente i propri problemi e di impedire interferenze da parte di potenze extraregionali.
Il ministro iraniano non ha indicato nella dichiarazione un singolo Paese come destinatario dell’avvertimento. Ma il riferimento arriva in un momento nel quale la presenza americana nella nuova architettura dei corridoi caucasici e centroasiatici è diventata sempre più concreta.
E soprattutto arriva nello stesso incontro nel quale Mirzoyan ha illustrato ad Araqchi lo stato di attuazione del TRIPP, acronimo di Trump Route for International Peace and Prosperity. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità armene, i due ministri hanno discusso anche delle opportunità legate alla connettività regionale, oltre che di energia, trasporti e infrastrutture.
Il TRIPP sul tavolo di Teheran
Il progetto si inserisce nella più ampia trasformazione del Middle Corridor, la direttrice che attraversa l’Asia centrale, il Mar Caspio e il Caucaso per collegare l’Asia ai mercati europei. Il crescente ruolo americano in questa nuova architettura delle rotte eurasiatiche è stato analizzato da Agenparl nei giorni scorsi: USA, Middle Corridor e TRIPP: la nuova partita americana per l’Eurasia.
Il TRIPP è destinato a creare una direttrice multimodale attraverso il territorio armeno, collegando l’Azerbaigian alla Repubblica autonoma di Nakhchivan e inserendosi nella più ampia Trans-Caspian Trade Route.
L’accordo quadro tra Armenia e Stati Uniti prevede una struttura societaria destinata a sviluppare il progetto e un coinvolgimento diretto della US International Development Finance Corporation. Il progetto non rappresenta quindi soltanto un nuovo collegamento ferroviario o stradale, ma si colloca dentro una più ampia strategia di sviluppo delle infrastrutture e dei corridoi commerciali tra Caucaso, Mar Caspio e Asia centrale.
È proprio questa dimensione a rendere la questione sensibile per Teheran.
L’Iran sostiene il principio della connettività regionale e, nel colloquio di oggi, è stata ribadita anche la sua posizione favorevole al progetto armeno “Crossroads of Peace”. Ma contemporaneamente Araqchi ha insistito sulla necessità di evitare che la nuova architettura del Caucaso venga accompagnata dall’intervento di potenze esterne.
Non è dunque la connettività in quanto tale a essere messa in discussione. Il tema è chi partecipa alla costruzione della nuova rete, con quale ruolo e con quale presenza strategica.
La posizione iraniana
Il riferimento alle potenze extraregionali assume particolare rilievo alla luce della posizione che Teheran ha assunto negli ultimi mesi sul ruolo degli Stati Uniti nel Caucaso.
L’Iran considera il Caucaso meridionale una regione direttamente collegata alla propria sicurezza nazionale. La presenza di attori esterni lungo le proprie frontiere settentrionali viene quindi osservata con particolare attenzione, soprattutto quando si intreccia con infrastrutture strategiche e nuove rotte commerciali.
In questo quadro, Teheran sostiene il formato regionale 3+3, che riunisce Armenia, Azerbaigian e Georgia con Iran, Russia e Turchia. L’obiettivo dichiarato è favorire il dialogo e la cooperazione tra gli Stati direttamente interessati agli equilibri del Caucaso, senza affidare la sicurezza regionale a potenze esterne.
Araqchi ha ribadito proprio questa impostazione durante l’incontro con Mirzoyan, sottolineando che il rafforzamento dei rapporti tra i Paesi del Caucaso e dell’Asia centrale può contribuire alla sicurezza, alla stabilità e alla crescita economica dell’intera regione.
Ma il ministro iraniano ha anche messo in guardia dalle conseguenze della presenza e dell’intervento di “terzi” negli affari del Caucaso.
Armenia e Iran rafforzano i propri collegamenti
Il paradosso apparente è che, nello stesso momento in cui Teheran mette in guardia dalle interferenze esterne, Iran e Armenia stanno cercando di rafforzare proprio le proprie connessioni regionali.
Durante l’incontro di Teheran, i due ministri hanno discusso del rafforzamento della cooperazione economica, politica e commerciale, ma anche di trasporti ed energia.
Sul tavolo ci sono inoltre nuovi collegamenti infrastrutturali tra i due Paesi, compreso un secondo ponte sul confine Armenia-Iran e il potenziamento delle infrastrutture necessarie a facilitare il trasporto delle merci.
Il messaggio iraniano sembra quindi distinguere due piani: Teheran sostiene l’apertura delle rotte regionali, ma vuole che siano gli Stati della regione a determinarne l’architettura e le condizioni strategiche.
È una posizione che acquista peso proprio mentre il Caucaso meridionale sta diventando uno dei principali nodi della nuova rete di collegamenti tra Europa, Asia centrale e Medio Oriente.
Il nodo americano
Il punto più delicato rimane il ruolo degli Stati Uniti.
Washington è ormai direttamente coinvolta nello sviluppo del TRIPP e, più in generale, sta aumentando il proprio interesse per le infrastrutture che attraversano il Caspio e il Caucaso.
Il progetto armeno-americano si inserisce infatti nella più ampia strategia di rafforzamento della Trans-Caspian Trade Route e del Middle Corridor, creando una nuova direttrice attraverso l’Armenia verso Nakhchivan e quindi verso l’Azerbaigian e la Turchia.
Per Teheran, questa evoluzione presenta un problema che va oltre il commercio.
Una nuova infrastruttura significa infatti anche nuovi flussi, nuovi investimenti, nuovi attori e potenzialmente una presenza strategica americana più vicina ai confini iraniani.
Araqchi non ha indicato esplicitamente gli Stati Uniti come destinatari della sua dichiarazione sui “terzi”. Ma il riferimento alle potenze extraregionali arriva nello stesso momento in cui il ruolo americano nel TRIPP è al centro dei colloqui tra Armenia e Iran.
È quindi il contesto a rendere la frase particolarmente significativa.
Una partita che passa dal Caspio
La questione non riguarda soltanto Armenia, Azerbaigian e Iran.
Il nuovo sistema di corridoi sta progressivamente coinvolgendo il Mar Caspio, il Kazakistan, l’Asia centrale e la Turchia, creando una rete alternativa alle tradizionali direttrici terrestri che attraversano la Russia.
Il Middle Corridor è diventato così uno degli spazi nei quali si sovrappongono interessi commerciali, infrastrutture e sicurezza.
Da una parte ci sono gli Stati regionali, interessati ad aumentare i collegamenti e a trasformare la propria posizione geografica in una fonte di investimenti e traffico commerciale.
Dall’altra ci sono potenze esterne che vedono in queste nuove rotte uno strumento per aumentare la propria presenza economica e strategica nello spazio eurasiatico.
L’Iran, che si trova esattamente all’incrocio tra Caucaso, Golfo Persico, Asia centrale e Mar Caspio, non sembra intenzionato a rimanere ai margini di questa trasformazione.
La nuova geografia del Caucaso
È questo il punto che rende la dichiarazione di Araqchi più importante di una semplice presa di posizione diplomatica.
Il Caucaso meridionale sta diventando uno dei territori nei quali si decide la nuova geografia dei collegamenti eurasiatici. Il TRIPP, il Middle Corridor, i progetti energetici e le nuove infrastrutture tra Armenia, Azerbaigian, Turchia e Iran non sono più soltanto questioni economiche.
Sono parte di una competizione più ampia sulla direzione dei flussi commerciali e sull’influenza strategica lungo l’asse Europa-Caspio-Asia.
Teheran vuole essere parte di questa rete, ma vuole farlo alle proprie condizioni. E il messaggio di Araqchi è chiaro: l’apertura dei corridoi può essere un’opportunità, purché non diventi il veicolo per una nuova presenza delle potenze extraregionali nel Caucaso.
La discussione di oggi a Teheran mostra quindi che la partita sul Middle Corridor non riguarda più soltanto il trasporto delle merci.
Riguarda chi avrà voce nella costruzione della nuova infrastruttura strategica dell’Eurasia.
