(AGENPARL) - Roma, 3 Ottobre 2026 - "DOVE FINISCE IL ROSA": INAUGURATO IL MURALES NEL QUARTIERE POGGIO.
UN'OPERA CHE RACCONTA RADICI, MEMORIA E COMUNITÀ
Una donna anziana, le mani che raccolgono i frutti della terra, i campi, i
gesti di un lavoro tramandato nel tempo. Da ieri quella storia occupa una
delle facciate del quartiere Poggio di Ginosa.
È stato inaugurato il 1 ottobre il murales di "Dove finisce il rosa", il
progetto di riqualificazione artistica e rigenerazione urbana, sociale e
culturale curato dall'Associazione MOYA – Movimento Young Artist, in
collaborazione con il Comune di Ginosa e nato per costruire attraverso il
muralismo un nuovo racconto del quartiere.
Presenti sul palco il Sindaco Vito Parisi, il Consigliere con delega agli
Eventi Giuseppe D'Amelio, gli Assessori Domenico Gigante e Vera Santoro,
l'amministratore di Arca Jonica Donato Pascarella, la Presidente di Moya
Claudia Ranaldo e l'autore del murale Stefano Cammarota. In collegamento,
anche il prof. Pasquale Lettieri, docente presso l'Accademia di Belle Arti
di Napoli. Ha impartito la benedizione Padre Salvatore, della vicina
Parrocchia Cuore Immacolato. Ha presentato Valentina Dinardo.
L'inaugurazione non è stata pensata come un semplice taglio del nastro. Il
Poggio è diventato per un pomeriggio e una sera un luogo di incontro:
bambini, famiglie, associazioni, commercianti, artisti e cittadini hanno
vissuto insieme gli spazi del quartiere, prima con le attività dedicate ai
più piccoli, poi con la presentazione dell'opera, stand enogastronomici e
infine con i dj set di Petty Rose, Falzo, Elle e Kline. Hanno collaborato
all'evento anche le associazioni Arci – Il Ponte, Genusia Mani in Pasta,
Fico APS, il Centro Anziani di Ginosa e le realtà locali d'Amare, Bella
Puglia, Ciccio Panz, Arcadia Ginosa, Enjoy Caffè, l'associazione di
Protezione Civile Pronto Amici in Aiuto.
Al centro di tutto, però, c'era il murales.
"Appartenenza terrena – Radici e Dialogo Intergenerazionale" è il titolo
scelto per la facciata. Un'opera realizzata dall'artista Stefano Cammarota,
muralista e artista dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, con la
direzione artistica di Claudia Ranaldo, presidente di MOYA APS, che ha
seguito il percorso di ideazione e progettazione, dalla definizione del
disegno alla costruzione della narrazione visiva.
La figura centrale è quella di un'anziana donna che raccoglie ortaggi. Non
è il ritratto di una singola persona, ma un'immagine attraverso la quale
raccontare una memoria collettiva: quella delle mani che hanno lavorato la
terra, della fatica, della pazienza, dei gesti quotidiani ripetuti e
tramandati da una generazione all'altra.
La donna diventa così simbolo del lavoro, della continuità e del rapporto
con la terra, ma soprattutto un punto d'incontro tra chi ha vissuto in
quelle case, chi le abita oggi e chi le vivrà domani. Il murales è infatti
dedicato agli abitanti attuali del Poggio e alle persone che hanno
Le immagini sono scomposte e sovrapposte, i diversi momenti si intrecciano
quasi come in un collage, fino a trasformare l'intera facciata in una sorta
di grande cartolina del territorio. È il modo scelto dagli artisti per
mettere insieme memoria e linguaggio contemporaneo, affinché quella storia
possa continuare a parlare anche alle generazioni più giovani.
Il senso dell'opera è racchiuso proprio nel rapporto tra passato, presente
e futuro: ricordare da dove veniamo non per rimanere ancorati al passato,
ma per riconoscere il valore delle persone e dei gesti che hanno
contribuito a costruire ciò che oggi chiamiamo casa. Come spiega MOYA nel
racconto dell'opera, il murales è un omaggio a chi ha lasciato le proprie
tracce ieri, a chi le custodisce oggi e a chi continuerà a far vivere
questi luoghi domani.
Il nome stesso del progetto nasce dalle facciate degli edifici di edilizia
popolare del Poggio. Quel rosa originario, progressivamente sbiadito dal
tempo, è diventato il punto di partenza simbolico per immaginare una nuova
narrazione del quartiere: non cancellarne la storia e le fragilità, ma
reinterpretarle attraverso l'arte e restituire agli spazi nuovi colori,
nuove storie e una rinnovata identità collettiva.
patrimonio rupestre. Quest'anno siamo arrivati nel quartiere Poggio, su una
facciata ancora più grande, alla quale l'artista ha saputo dare un nuovo
significato. È un'esperienza che ci spinge a immaginare altre opere, in
altri quartieri, per portare la bellezza nei luoghi che viviamo ogni giorno
– spiega il Sindaco Vito Parisi – ringrazio MOYA, l'artista Stefano
Cammarota, il consigliere Giuseppe D'Amelio che ha seguito l'iniziativa,
Arca Jonica, tutte le persone che hanno contribuito a questo progetto, le
associazioni, chi ha raccolto l'invito e i presenti tutti. Venite a
guardare l'opera di persona. Da oggi questo murales entra nella vita del
quartiere e della città: è di Ginosa, è di tutti noi».
"Dove finisce il rosa", infatti, non si esaurisce con la prima facciata. Il
progetto immagina un percorso più ampio nel quale le opere non siano
elementi isolati, ma capitoli di un unico racconto costruito attorno alla
memoria, all'infanzia, alla comunità, all'ambiente, ai giovani e al futuro
di Ginosa.








