(AGENPARL) - Roma, 2 Ottobre 2026 - Il progetto prevede sei AP1000 di Westinghouse e due APR1400 di progettazione sudcoreana. Seoul porta negli Stati Uniti capitale e capacità industriale mentre Washington punta a rilanciare la propria filiera nucleare
La corsa globale al nucleare entra in una nuova fase industriale. Stati Uniti e Corea del Sud hanno definito un programma che prevede fino a 120 miliardi di dollari per la costruzione di otto grandi reattori nucleari sul territorio statunitense. Il piano, denominato Project Power, prevede sei unità AP1000 di Westinghouse e due APR1400 progettate in Corea del Sud.
L’accordo è uno dei tre grandi progetti energetici presentati nell’ambito del più ampio pacchetto di investimenti strategici sudcoreani negli Stati Uniti. Il quadro complessivo vale 350 miliardi di dollari e comprende anche un impianto a gas in Texas destinato, tra l’altro, a fornire elettricità ai data center per l’intelligenza artificiale.
La parte nucleare ha però una caratteristica particolare: per la prima volta un progetto di reattore straniero potrebbe essere costruito negli Stati Uniti. I due APR1400 sudcoreani sono infatti destinati a entrare nel mercato americano, mentre le aziende coreane dovrebbero partecipare anche alla costruzione degli AP1000 di Westinghouse.
Ed è qui che la vicenda diventa più ampia del semplice accordo commerciale.
La Corea del Sud ha costruito in decenni una filiera nucleare completa, passando dalla tecnologia americana utilizzata per il suo primo reattore commerciale, Kori-1, fino allo sviluppo di propri modelli esportabili. Ora Seoul porta quella capacità industriale direttamente negli Stati Uniti.
Washington, dal canto suo, ottiene capitale, componentistica e capacità produttiva coreana mentre cerca di accelerare la costruzione di nuovi reattori sul proprio territorio. Il Dipartimento del Commercio americano ha indicato l’obiettivo di arrivare a dieci grandi reattori in costruzione entro il 2030.
Sul fondo c’è la competizione con la Cina.
Pechino sta portando avanti uno dei programmi nucleari più estesi al mondo e il vantaggio cinese non riguarda soltanto il numero di centrali: ogni nuovo progetto contribuisce ad alimentare competenze, fornitori, capacità manifatturiera e know-how. È proprio questa dimensione industriale della corsa al nucleare a rendere strategica per Washington la collaborazione con Seoul.
La penisola coreana aggiunge un ulteriore livello alla storia. A Sud, Seoul rafforza il legame tecnologico e industriale con gli Stati Uniti; a Nord, Pyongyang mantiene il proprio programma nucleare militare e i rapporti strategici con Cina e Russia. Ma il nuovo accordo nucleare non va presentato come una risposta diretta alla Corea del Nord: nasce innanzitutto da una strategia energetica e industriale bilaterale.
C’è poi un dettaglio da non perdere: i 120 miliardi non sono un contratto già completamente eseguito. Il framework prevede fino a 120 miliardi di dollari e resta subordinato a negoziazioni definitive, scelta dei siti, autorizzazioni regolatorie e accordi di finanziamento.
Quindi la notizia vera, oggi, è questa: gli Stati Uniti stanno cercando nella Corea del Sud un partner industriale per accelerare il ritorno del grande nucleare americano, mentre Seoul ottiene l’accesso a uno dei mercati più importanti del mondo per la propria tecnologia.
E dietro gli otto reattori c’è una partita molto più grande: chi riuscirà a controllare la tecnologia, le filiere e il capitale necessari per costruire il nucleare dei prossimi decenni.
