(AGENPARL) - Roma, 2 Ottobre 2026 - Gli Stati Uniti stanno rafforzando la propria presenza militare in Medio Oriente con l’invio di un terzo gruppo d’attacco di portaerei e di un nuovo gruppo anfibio. Al centro del dispiegamento ci sono la portaerei USS Theodore Roosevelt e il gruppo anfibio della USS Makin Island, con la 13ª Marine Expeditionary Unit. Secondo fonti statunitensi citate dal Wall Street Journal, il nuovo dispositivo potrebbe portare nella regione tra 9.000 e 10.000 militari aggiuntivi, tra marinai e Marines. L’arrivo è previsto entro la fine di novembre.
La Theodore Roosevelt ha lasciato San Diego il 27 settembre. Con il Carrier Strike Group 9 viaggiano tre cacciatorpediniere lanciamissili e l’incrociatore USS Chosin. La portaerei opera con il Carrier Air Wing 11, che comprende F-35C, F/A-18E/F Super Hornet, EA-18G Growler ed elicotteri MH-60. Il gruppo è in navigazione verso il teatro mediorientale, anche se la Marina statunitense non ha comunicato pubblicamente la destinazione operativa finale.
Il giorno successivo è partito da San Diego anche il gruppo anfibio della USS Makin Island, composto dalla nave d’assalto anfibia e dalle unità USS John P. Murtha e USS Anchorage, con a bordo la 13ª Marine Expeditionary Unit. Anche in questo caso, la destinazione ufficiale non è stata resa pubblica. Analisi basate sui movimenti delle unità indicano il Medio Oriente come possibile teatro di impiego, ma distinguono questa valutazione da una destinazione formalmente annunciata.
Il significato del dispiegamento emerge soprattutto guardando alle forze già presenti nell’area. Attualmente operano in Medio Oriente la USS George H.W. Bush e la USS George Washington. Se la nuova configurazione dovesse mantenersi fino all’arrivo della Roosevelt, Washington potrebbe avere contemporaneamente tre gruppi d’attacco di portaerei nella regione, una concentrazione che non si vedeva dallo scorso aprile.
A questi assetti navali si aggiunge il rafforzamento delle componenti terrestri e della difesa aerea. Il Pentagono ha già esteso la presenza di alcune unità e ha disposto ulteriori capacità di difesa aerea, mentre nell’area sono presenti anche elementi dell’82ª Divisione aviotrasportata. Nel complesso, la presenza militare statunitense in Medio Oriente supererebbe così le 60.000 unità, secondo il Wall Street Journal.
Il nuovo schieramento arriva in una fase di forte tensione con l’Iran. Secondo fonti citate dalla stampa internazionale, entro la fine di novembre potrebbero trovarsi nelle vicinanze dell’Iran tre portaerei statunitensi e due gruppi anfibi. La concentrazione di queste forze amplia le opzioni operative a disposizione di Washington, ma non equivale di per sé all’annuncio di una nuova operazione militare.
La questione centrale, dal punto di vista della Difesa, è quindi la massa di capacità militari che gli Stati Uniti stanno concentrando nel teatro mediorientale. Una portaerei americana porta con sé una componente aerea imbarcata, sistemi di difesa e scorta navale; un gruppo anfibio aggiunge invece capacità expeditionary e una componente di Marines destinata a operazioni in ambiente costiero e terrestre.
La Theodore Roosevelt e la Makin Island sono dunque due elementi diversi dello stesso rafforzamento. La prima aumenta la capacità aeronavale statunitense; la seconda porta nella regione una forza anfibia con proprie capacità aeree e operative. La loro partenza ravvicinata dalla costa occidentale degli Stati Uniti mostra la dimensione del movimento in corso.
Per ora resta invece da chiarire dove esattamente verranno impiegate le nuove forze. La Marina americana ha confermato la partenza delle unità, ma non ha reso pubblico il loro itinerario operativo definitivo. È quindi più corretto parlare di rafforzamento diretto verso il teatro mediorientale che attribuire alla Roosevelt una destinazione precisa nel Golfo o davanti alle coste iraniane.
Il dato che emerge è comunque netto: Washington sta preparando nel Medio Oriente una concentrazione navale e militare di dimensioni eccezionali, mentre resta aperto il confronto con Teheran e cresce l’incertezza sulle prossime mosse americane.
